Pecorelle smarrite: il nuovo pastore

Mazzarri è alle prese con un Napoli sbriciolato come un biscotto: assenze, infortuni e un tour de force tra le migliori d'Italia e la Champions League.

Articolo di Luciano Scateni16/11/2023

© “MAZZARRI” – FOTO MOSCA

Ti ci tirano per i capelli e la strategia della ‘distrazione di massa’ funziona. Svaniscono nel nulla perplessità, dubbi, amarezza, rimpianti, delusione, rabbia. In sordina finisce la brusca variante del tema ‘Napoli delle meraviglie’, svilito, scolorito, precipitato dalle stelle del tricolore alle stalle di un’incomprensibile mediocrità. L’addio di Spalletti, il benservito di Giuntoli e neppure la partenza per lidi lautamente retribuiti di Koulibaly prima, di Kim poi, monumentali delle dighe difensive del Napoli inviolabile, non giustificano il mezzo default del calcio azzurro.

L’elenco dell’inaspettata fragilità include numerosi inciampi. Nel back stage delle evidenti difficoltà a onorare lo scudetto, in verità c’è anche l’alibi avvalorato dalla scienza della statistica: solo Juventus, Milan e Inter hanno vinto lo scudetto per più anni consecutivi e il Napoli non è socio di questo olimpo del football. Il resto dà corpo a numerosi è capi d’accusa, che smorzano l’euforia napoletana, la continuità della festa grande per le imprese degli azzurri. Vediamo: perché Spalletti ha contrattato con la Federazione l’ingaggio come Ct dell’Italia, mentre era ancora sulla panchina del Napoli e consapevole di assumere la guida di una nazionale con poche qualità? Incompatibilità con De Lau? Molto probabile.

Nasce la caccia al dopo Spalletti. Si accavallano, tanto non costa niente, nomi su nomi di illustri successori, ma sono fake news e spariscono uno dopo l’altro. Dal cappello a cilindro del prestidigitatore ‘Filmauro’ spunta fuori Garcia. Il suo grigiore ha il vantaggio di costare poco e impiega un niente per fallire. La squadra lo boccia, gioca quasi a perdere, il licenziamento arriva con colpevole ritardo. Nuovo toto allenatore. Dice no Conte, dice no Tudor a un contratto capestro (sette mesi poi via), dice sì Mazzarri (Napoli, Inter, Watford, Torino. Cagliari retrocesso in B) e accetta l’assurdo di un contratto semestrale, ma intasca per l’incarico a termine un milione.

I media organizzano applausi ed evviva per il ritorno e non manca il rituale, entusiasta commento del neo arrivato: “ma quant’è bella Napoli”. Neppure il tempo di acclimatarsi e il povero Mazzarri deve sfidare un micidiale ciclo di partite. Il buongiorno del mattino inizia con i guai muscolari di Meret e Mario Rui, ultimi di un’impressionante sequenza (ma il discusso preparatore atletico al seguito di Garcia è sempre al suo posto?) e il rebus Osimhen, che tra nazionale nigeriana, infortunio muscolare, influenza e grattacapi per il rinnovo del contratto è out da troppo tempo.

E l’incognita ics-ipsilon-zeta: che Napoli sarà? 4-3-3 di Spalletti, 4-2-3-1 proposto e bocciato di Tudor, 3-4-2-1 di Mazzarri? Con il neo tecnico toscano, Raspadori sarà di nuovo panchinaro di lusso, Lindstrom e Cajuste saranno in campo stabilmente per tenere alta la loroa valutazione in vista del prossimo calcio mercato? Capiremo tutto a breve, con la sequenza degli azzurri impegnati da Atalanta, Real Madrid, Inter, Juventus, Braga. Auguri Walter, auguri coach Mazzarri.

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