La partita del potere: il destino catastrofico del calcio sotto l’Influenza saudita

L'Arabia Saudita chiede la "wild card" per partecipare alla UEFA Champions League, Infantino e Ceferin si metteranno a disposizione?

Articolo di Luigi Guelpa17/08/2023

Siamo davvero convinti che lasciare il calcio d’élite nelle mani del principe saudita Bin Salman sia una buona idea? È un dilemma che terrorizza, perché lo scenario distopico di una strada senza ritorno non è così distante dalla realtà. L’Arabia Saudita ha risorse economiche inesauribili, quelle che mancano a Europa e Sudamerica. Facile quindi prendere il comando di tutte le operazioni e stravolgere a proprio piacimento il gioco più bello del mondo. Ai sauditi non basta saccheggiare LaLiga o la Premier, devono anche risolvere il problema dell’infelice collocazione geografica.

Non è un caso che dopo lo shopping compulsivo (da qui al 20 settembre verranno messi a segno altri colpi pirotecnici) abbiano chiesto, e otterranno, una wild card per consentire ai loro club più importanti di partecipare alla Champions League (quella asiatica è di livello imbarazzante). Del resto per guadagnare visibilità il calcio della Saudi League deve necessariamente entrare nel circuito europeo. Infantino e Ceferin si metteranno a disposizione come i cortigiani del Re Sole a Versailles, fino a quando a loro volta verranno ghigliottinati. Non mi stupirei di trovare un saudita sullo scranno presidenziale della Fifa, e una marionetta controllata da Ryadh a Nyon. 

A quel punto Bin Salman e i suoi califfi avranno mano libera per l’assegnazione delle edizioni future della Coppa del Mondo, o per stravolgere i campionati e far disputare nei comodi e sfarzosi salotti di casa le sfide di cartello di Premier e LaLiga. Non rimarrei sorpreso se nel tempo venissero ribaltate alcune regole dogmatiche, in primis quella sulle naturalizzazioni, così da disporre anche di una nazionale all stars (con Mancini in panchina?). Forse sto delirando, almeno lo spero, e mi aggrappo, per rinsavire, alla natura volubile e infantile dei signori del petrolio. Soggetti inclini a stancarsi facilmente di qualsiasi giocattolo. Condizione alimentata il più delle volte dalla noia che risiede nel dna di chi ha denari per comprare qualsiasi cosa, ma non certo la passione. Quella, cari emiri, non ha prezzo.

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