Il tackle nel deserto: nel paese che vieta l’alcol Infantino ha alzato il gomito

Infantino, presidente della Fifa, negli ultimi giorni, oltre ad aver taciuto per l'ennesima volta sugli oltre 6mila morti tra le manovalanze che hanno costruito stadi e infrastrutture, ci ha deliziato con due splendide perle.

Articolo di Luigi Guelpa17/12/2022

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La finale per il terzo posto si chiude con la vittoria della Croazia e con il marocchino Achraf Hakimi che nel tunnel degli spogliatoi manda a quel paese il presidente della Fifa Infantino. Non è un bello spettacolo, soprattutto perché ad agitare gli animi ci ha pensato l’inqualificabile arbitraggio del qatariota Abdulrahman Al Jassim, che non ne ha azzeccata una. Ha prevalso la geopolitica, come era ampiamente prevedibile.

Essendo ridicola la nazionale del Qatar, Infantino ha scelto un arbitro indigeno per far contenti gli sceicchi. Il presidente della Fifa negli ultimi giorni, oltre ad aver taciuto per l’ennesima volta sugli oltre 6mila morti tra le manovalanze che hanno costruito stadi e infrastrutture, ci ha deliziato con due splendide perle.

La prima: ha infilato il Marocco nei progressi del calcio arabo. Tanto per cominciare il Marocco è in Africa, e sui progressi del pallone del Golfo Persico forse sarebbe meglio tacere. Inutile infierire sull’indecoroso spettacolo della squadra di casa, mentre l’Arabia Saudita, dopo la clamorosa vittoria sull’Argentina, si è accartocciata su se stessa. Il calcio arabo resta al palo, perché i primi a non appassionarsi sono i tifosi, amanti di altre discipline (moto e automobilismo).

La seconda perla di Infantino è l’annuncio di un mondiale per club a 32 squadre dal 2025. Partendo dal presupposto che non si capisce con quale criterio verranno scelte le squadre, non esiste un solo buco di calendario che possa ospitare quello che si preannuncia come un baraccone da circo di bassa lega. Quanta nostalgia per la Coppa Intercontinentale. E non ne faccio solo una questione anagrafica.

Qualcosa di interessante si muove in Italia. Di interessante e di propedeutico. Qualcuno, finalmente, vuole rottamare quota 100. Intesa come numero di squadre nei professionisti. Troppe, soprattutto alla luce dei recenti risultati del pallone italico che ha saltato due mondiali consecutivi. Una riforma è urgente, ma sulla questione riconosco di essere più integralista di un talebano. L’ideale sarebbe una Serie A a 16 squadre, una B a 18 e due gironi di C da 18 squadre ciascuno. Calcoli alla mano ci sarebbero 70 club professionistici e moltiplicando un 25 giocatori per ciascun team, 1.750 calciatori. Pochi? Anche troppi se alla fine ci facciamo spezzare le reni dalla Macedonia del Nord. In Croazia ci sono 4 milioni di abitanti, 30mila tesserati (contando anche bambini e dilettanti) contro i nostri 1,4 milioni, e la nazionale croata è salita sul podio 2 volte nelle ultime due edizione della kermesse.

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