Imbarazzante
Imbarazzante, è il termine migliore per definire questo Napoli. Imbarazzante come in nove mesi si sia distrutto un lavoro di vent’anni.
Foto MoscaNon ci fosse stato Ngonge (in rete al 90esimo), staremmo qui a raccontare un’altra sconfitta del Napoli. La sesta in dodici partite per Mazzarri da quando è alla guida degli azzurri. Resta invece a cinque Walter, nella smorfia il numero rappresenta la “mano”. Si vede la “mano” dell’allenatore si dice spesso commentando una squadra. Oggi, ad esempio, è evidente che la “mano” di Mazzarri stia frenando il Napoli, tirandolo per la maglia come nemmeno il miglior Gatti.
Ngonge, dicevamo, ha evitato, o meglio, rimandato che con la “mano” si facesse in serata a Mazzarri “vai via”. Succederà, forse, a breve. Le riflessioni sono in corso. I nomi che circolano nei corridoi di Castelvolturno sono quelli di Giampaolo e Calzona (ex tattico di Sarri), con quest’ultimo che avrebbe Marek Hamsik come suo vice. Nel frattempo, però, c’è la Champions che bussa e bisogna serrare i ranghi e ponderare ogni scelta nei minimi dettagli.
Superare lo scoglio degli ottavi è l’unico ed ultimo obiettivo stagionale, non perché significhi vincere un trofeo, bensì molti money. “Volevi solo i soldi” cantava Mahmood. È il ritornello che ha nella testa De Laurentiis. Il campionato è andata, la Coppa Italia anche, e quella dalle grandi orecchie – citata come aspirazione massima nel discorso invasato durante i festeggiamenti tricolore – la si può soltanto sognare a letto, con il santino di Spalletti sul comodino. Resta, allora, il flusso di liquidi ampio come il Nilo e fertile come il limo che permetterebbe l’accesso ai quarti e di conseguenza al Mondiale per club più ricco di sempre!
Sarebbe un colpo da maestri. Il mio lavoro qui è terminato, potrebbe riecheggiare dall’alto.
Ma come riuscirci? È questo il dubbio che attanaglia il Presidente. La prestazione messa in campo ieri contro il Genoa non lascia intravedere nulla di buono all’orizzonte: solo nuvoloni! Il Napoli è sempre lo stesso, un’idea confusa, un interrogativo inevaso. Nè carne, né pesce. Ci mette impegno ma non sa nemmeno per cosa, né tantomeno come incanalare quell’energia, sfruttarla.
Imbarazzante, è il termine migliore per definire questo Napoli. Imbarazzante che si abbia quello scudo sul petto e lo si difendi così. Imbarazzante come in nove mesi si sia distrutto un lavoro di vent’anni. La perfetta gestione De Laurentiis era un case history da scriverci libri, da illustrare negli atenei. Lo è ancora ma con una chiusa diversa “come mandare al diavolo tutto con un delirio di onnipotenza”.
Tu quoque che cadevi sempre in piedi, ti sei schiantato. Ha sbagliato su Giuntoli e su Spalletti, su Garcia e su Mazzarri, su figure apicali in società, su Osimhen e su Kvara, su Politano. Walter, come Rudi, come Victor sono solo comparse, della grande serie “La caduta della casa di Aurelio”.
Della partita cosa raccontare? Senza Osimhen che aveva la bua, Mazzarri ha schierato ancora Simeone lì davanti (brutta copia del Cholito, capace di divorarsi gol come un affamato) insieme a Kvara e Politano, lanciato dal primo minuto Traoré, nella posizione di Zielinski. Chi scrive pensava potesse vincerla lì la partita. In quella porzione di campo il Genoa aveva Messias mezzala e Sabelli in fascia con il braccetto difensivo in uscita. Muovendo continuamente l’ivoriano ad elastico verso l’esterno per lasciare lo spazio a Kvara per rientrare si poteva mandare in confusione l’assetto ligure. È un movimento che non hanno nemmeno mai provato.
Perché Mazzarri che ha accettato di fare il suo 4-3-3, in realtà il 4-3-3 non lo conosce, non l’ha mai applicato, né tantomeno dovrebbe. Il calcio è semplice come dice Allegri, ma se l’hai studiato.
Per essere fermo da lungo tempo, Traoré non ha fatto male, però. Buone alcune iniziative, ha talento.
Ha giocato bene il Genoa. La “mano” di Gilardino c’è e si vede. È un calcio all’italiana molto moderno quello praticato dai rossoblù, un italiano propositivo. La versione di costruzione dal basso in verticale è autentica. Si parte dal portiere ma senza troppe diagonali, si arriva diretti sulla punta, con tante sgroppate a risalire.
La rete è arrivata così. Martinez è andato di rasoterra lunghissimo per Retegui. La punta ha appoggiato a Messias, che ha temporeggiato e gliel’ha ridata, Natan (entrato per Ostigard alla ripresa) l’ha toccato di tacco per Frendrup a rimorchio, e il danese di sinistro l’ha messa alle spalle di Meret incolpevole, anzi bravo ad evitare lo svantaggio fino a quel punto.
La reazione azzurra è stata inqualificabile. L’assalto del popolo alle derrate. Senza piani. Martinez (il portiere del Genoa) non ha fatto una parata. Poi come dicevamo ci ha pensato Ngonge. Lui, il belga autore di 7 gol in Serie A – più di tutti gli attaccanti del Napoli – che parte sempre dalla panchina, è entrato per allungare l’agonia.
Ha dato una “mano” a Mazzarri. Ma chi la darà davvero a questo Napoli è dura a sapersi.
