Pasquale Mazzocchi, una dolce favola da raccontare

La storia di Mazzocchi va raccontata perché bella, semplice, capace ancora una volta di alimentare la passione pura per questo sport.

mazzocchi
Articolo di Redazione SDS18/09/2022

© “MAZZOCCHI” – FOTO MOSCA

Negli ultimi anni, ormai, si parla dei terzini in maniera nuova. Sono giocatori che vengono definiti proprio con una terminologia mai utilizzata prima: esterni difensivi, laterali a tutta fascia, quinti di centrocampo (se la squadra si schiera con una difesa a tre). Questa evoluzione è figlia di dettami tattici che, spesso, stravolgono i loro compiti in campo. Oggi un terzino può essere tutto ciò che è sempre stato, ma anche un regista largo, una mezzala in fase di costruzione, un finalizzatore sui cross che arrivano dall’altra fascia.

Non ci sono preclusioni, non esistono limiti alla creatività tattica. Anzi, se un terzino ha le giuste qualità, può diventare l’arma offensiva numero uno di una squadra. Esattamente in questo senso Davide Nicola sta utilizzando Pasquale Mazzocchi, arma in più della Salernitana, che ha definitivamente conquistato l’opinione pubblica dopo il big match pareggiato con la Juve allo Stadium. Ebbene sì, i malcapitati McKennie e Cuadrado ancora ricordano lo strapotere fisico e tecnico del terzino che ha letteralmente ubriacato i due juventini.

Pasquale Mazzocchi è un giovane di 27 anni, esploso tardi in serie A, portato a Salerno dal suo procuratore e Walter Sabatini e messo al centro del progetto salvezza. Mancino, dotato di due polmoni d’acciaio e due gambe a propulsione atomica, si ispira a Roberto Carlos, anche se ha caratteristiche diverse. Fluidifica sulla fascia sinistra in maniera splendida, tanto che il commissario tecnico azzurro, Roberto Mancini, l’ha promosso, regalandogli la prima convocazione in Nazionale.

Cresciuto a Barra, tra mille passioni, un quartiere difficile e un sogno nel cuore. A 14 anni si trasferisce nelle giovanili del Benevento e da lì una lunga ascesa, lenta ma continua. Passato per la gavetta della Serie D, militando a Rimini e a Parma. Con la prima città racconta di avere un rapporto speciale, ci vive la sorella, ormai esperta di calcio, con la quale condivide la passione per il cinema, in particolar modo per i film d’azione.

Giovane, ma intelligente, ammette che il calcio l’ha salvato e che, senza pallone, starebbe lavorando nei cantieri o, nella peggiore delle ipotesi, disoccupato. Ma la fede e la sorte l’hanno voluto altrove. Pasquale è molto credente, da poco infatti ha tatuato una Gesù grande quanto la sua schiena e, proprio in gruppo parrocchiale, anni indietro, conobbe la moglie. Insieme hanno girato per l’Italia sui campi della serie B, prima col Perugia, poi col Venezia, senza mai dimenticare le proprie origini.

Pasquale ritorna spesso al suo paese, non tradisce il suo accento, non dimentica la sua famiglia, anzi, è la sua roccaforte, in cui poter riposare, ricaricarsi e tornare a spingere su quella fascia sinistra, sognando la serie A. Finché questa non arriva con i lagunari. L’ha voluto fortemente Sabatini e, oggi, Pasquale si gode il successo dei suoi sacrifici, così come se lo gode l’Italia e Mancini. Non è sempre vero che il Calcio vede protagonismi fatti di soldi, intrighi e procuratori, ma vive anche di storie vere e sogni da realizzare. La storia di Mazzocchi è una di queste, che va raccontata perché bella, semplice, capace ancora una volta di alimentare la passione pura e genuina per questo sport.

Approfondimento a cura di Antonio Terracciano.