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Osimhen mata anche il Torino

annata napoli

© “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Il fotogramma della partita di ieri: Osimhen stacca con la testa all’altezza della traversa, resta sospeso per un secondo eterno… e a las ocho de la tarde, quando la tercio de muleta giunge al culmine, lo spadino (spadone) del nigeriano mette fine alla vita (agonistica) del Toro.

Partita difficile da commentare, anche a freddo.

Giochiamo con i soliti 11 non la nostra peggiore partita ma: Houston abbiamo qualche problema.

A centrocampo vorrei capire una volta di più le esatte consegne. Ormai tutti i coach di squadre inferiori ci affrontano con marcature asfissianti e mediane super ingolfate: ieri il Torino veniva dato con un 3-4-2-1 di partenza che in concreto in fase passiva diventava 4-5-1 o anche 3-6-1.

Noi stentiamo come sempre perché Ruiz marcato da avversari fisici e ancora pieni di forze non ce la fa proprio a farsi vedere. S’impegna, non molla, ma gli mancano dinamismo e fisicità. D’altro canto Zielinski non si capisce dove sia, cosa faccia: se in linea con gli altri due o davanti. Nell’uno e nell’altro caso è completamente inutile. A furia di farlo giocare sempre, siccome Eupalla gli ha dato talento, farà prima o poi una discreta partita, magari anche un gol, e poi ripiomberà nell’oscurità delle sue fisime caratteriali. Personalmente, e non da oggi, ne avrei avuto abbastanza. Anguissa: primo tempo “monstre”. Praticamente fa per tre, in contenimento e in appoggio. Centrocampista globale che però fatalmente nel secondo tempo calerà e con lui il Napoli.

Ruiz e il polacco insieme sono un lusso.  Ruiz, se deve essere il play, va protetto e accompagnato meglio: Anguissa non può cantare e portare la croce per 90’. Ieri solo l’insipienza degli avanti granata e una grandissima parata di Ospina (una certezza) ha impedito al Toro di segnare due volte prima dell’intervallo e altre due volte prima del gol di Osimhen, con il nostro centrocampo preso impietosamente d’infilata.

Questi limiti della mediana purtroppo non sono compensati da una neppure accettabile capacità di impostazione da dietro. Non abbiamo piedi per sostituire il play marcato: non un Krol, un Bonucci dei bei tempi, un Albiol e neppure un Bastoni.

Altro problema che si sta cronicizzando: Insigne.

Qualche settimana fa avevamo commentato che è un giocatore che va tutelato, al di là di qualsiasi critica, perché indubbiamente eleva il tasso tecnico della squadra e offre soluzioni offensive uniche.

Bisogna però intendersi su cosa significhi tutelarlo: Insigne è caratterialmente un immaturo come spesso dimostrato nella sua carriera.

In campo cerca di “vestirsi” da capitano anche con un non verbale talvolta sciacquo, bambinesco, poco  efficace. Un vero capitano ieri avrebbe lasciato il rigore. Un vero capitano dopo il penalty non si sarebbe lasciato andare a quei gesti di sconforto non degni di un professionista che oltretutto pretende quei compensi. Un vero capitano quando esce dal campo dopo una partita giocata come ieri fa capire a tutto lo stadio che condivide la scelta del tecnico: quello è il momento di abbracciare i compagni e dare il cinque, non quando le cose vanno bene e tutti ti fanno i complimenti.

Spalletti finora non è intervenuto, ha lasciato fare. Se perseverasse secondo me sbaglierebbe.

Perché come abbiamo detto in incipit il problema Insigne si è cronicizzato: le tensioni si sono acuite (anche per il discorso rinnovo) e la piazza è meno propensa a perdonare errori o impuntature. Alla prima sconfitta il tutto deflagrerà, sarebbe successo già oggi se il Napoli non avesse vinto. Avevamo detto dopo Firenze che era il momento di cambiare qualcosa prima che la dea bendata ci abbandonasse: tutto sommato saremmo ancora in tempo.

Più in generale ieri Spalletti per la prima volta non mi ha convinto nella visione della partita e nelle scelte in corsa.

Ha cambiato Zielinski e Insigne solo al 70’ dopo aver rischiato di prendere due volte gol da Brekalo. Quando aspetti tanto, carichi pressione sulla squadra e sui subentranti. Pochi i minuti che restano da giocare per la ricerca di nuovi equilibri con giocatori stanchi. Ingiustificata la fiducia ai due per tanto tempo. Ieri potevamo anche perderla nonostante le occasioni.

Dopo, all’89’, ha sostituito Lozano subentrato: se ti volevi coprire a così pochi minuti dalla fine, avresti potuto togliere un Osimehn stanchissimo. A parte il gol in tutto il secondo tempo non aveva certo giocato la sua migliore partita sovrastato da Bremen. A mio avviso, si è trattato di una grave mancanza di sensibilità nei confronti di un giocatore internazionale, di prima fascia. Lozano ha tutte le ragioni per essere amareggiato, molte più del presuntuoso indigeno.

Note positive di ieri: innanzitutto Ospina, non può esserci nessun possibile e ragionevole dualismo con Meret. Bene i due centrali difensivi nonostante KK si sia fatto saltare troppo facilmente sulla prima occasione di Brekalo, timoroso di causare rigore. Di Lorenzo: in crescita ma non ancora del tutto convincente in fase difensiva. Politano insipido come spesso gli capita quando parte titolare. Osimhen una volta di più decisivo anche in una serata poco propizia.

Ora sotto con la Roma, che ieri ha impressionato giocando un’ottima gara contro una Juve in ripresa. Un ulteriore risultato positivo sarebbe benzina di grandissima qualità.

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