Spalletti come Kerr
Spalletti si è impadronito della Serie A come Steph Kerr dell'NBA: Kvaratskhelia e Osimhen sono i suoi Curry e Thompson.

©️ “SPALLETTI” – FOTO MOSCA
Il Napoli è una squadra bellissima, guidata da un solo comandante: Mister Spalletti. Scrivere su di un foglio bianco è sicuramente molto semplice, ma la piazza non è semplice da gestire, in quanto Napoli e i napoletani pretendono il bel calcio.
“La bellezza, senza dubbio, non fa rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza”. Questo è verbo di Maurizio Sarri, un tecnico che a Napoli ha rivoluzionato il concetto di calcio con una fase difensiva dinamica, ma al tempo stesso fatta di rigore scientifico, di linee e di diagonali da osservare in maniera ortodossa, in modo da permettere quei movimenti e fraseggi alla fase offensiva.
L’idea di calcio, nuova e spumeggiante, si contrappone al classico catenaccio all’italiana, ma è più che altro una rivoluzione di pensiero, che si scontra col calcio della Serie A, stanco, noioso, privo di spettacolo, che non diverte.
Quanta fatica fatta dal Mister per poter portare avanti le proprie idee, in una Italia calcistica pessimista ed involuta, specchio di una società che riflette il “s’è sempre fatto così”. Poche lettere, poche parole, ma nient’altro che il preambolo della morte dell’avvenire.
Oggi, il Mister ha dato di nuovo speranza ad una piazza che ama il bel gioco e che chiede concretezza, instaurando un ciclo nuovo e facendo risaltare il singolo nel gruppo. Lo Spalletti di questi tempi somiglia sempre più al più illuminato e blasonato collega Steph Kerr, uomo simbolo della Baia, capace di creare un gruppo di sconosciuti e renderli campioni grazie al suo carisma. Una squadra costruita ad immagine del suo pensiero filosofico, della sua idea di basket. E quindi, se da una parte Curry, insieme a Klay, hanno rivoluzionato lo sport creando un gioco esplosivo, spumeggiante e veloce, basato sullo spettacolo ma che si concretizza con canestri incredibili e tanti punti e vittorie, dall’altra parte la Pantera Nera insieme al georgiano fanno faville.
Il primo costringe le difese avversarie a sedute psicoterapeutiche: con lui non esiste pallone perso, non esiste pallone che lui non pressi, unito ad uno strapotere fisico ed una velocità imbarazzanti. Ed allora pazienza che qualche controllo lo sbagli, sai di certo che non si arrenderà fin quando non avrà buttato la porta a terra.
Kvaratskhelia è la vera scoperta di questo campionato. Allucinante per la velocità con cui dribbla gli avversari o la resistenza che mostra: solo con un fucile puoi abbatterlo. Con lui in campo si parte uno a zero. Infatti, il georgiano è primo in una speciale classifica di passaggi vincenti (uno ogni sei tiri del Napoli). Ciò significa che, in una squadra che viaggia ad una media di dieci tiri a partita, Kvara sfornerà almeno un assist ad incontro.
Sebbene Kerr sia stato un vincente da giocatore, capace di vivere a certi livelli grazie all’ombra di Michael Jordan, Spalletti non ha mai vinto, né da calciatore né da allenatore, se escludiamo la parentesi Russa. La sua unica pecca la si trova nella comunicazione al di fuori del campo. Altalenante, vive di momenti fatti di pazienza ed una filosofia di gioco e pensiero degna di Gandhi, per poi addentrarsi in polemiche prolisse e scarne, fatte con la sala stampa, che presto o tardi, restituirà la stoccata.
