ESCLUSIVA – Napoli Femminile Under 12, mister Esposito: “Esperienza bellissima, vi spiego il mio approccio”
Francesco Junior Esposito, allenatore dell’Under 12 del Napoli Femminile, ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni: Io giocavo, ho iniziato ad 11 anni, che è anche tardi perché vai a perdere quegli anni dove il bambino ha una maggiore capacità di apprendimento. Ho giocato anche in Serie D, vincendo la Coppa Italia con il Pomigliano, proprio […]

Francesco Junior Esposito, allenatore dell’Under 12 del Napoli Femminile, ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni:
Io giocavo, ho iniziato ad 11 anni, che è anche tardi perché vai a perdere quegli anni dove il bambino ha una maggiore capacità di apprendimento. Ho giocato anche in Serie D, vincendo la Coppa Italia con il Pomigliano, proprio con Biagio Seno, l’allenatore della prima squadra. Quest’anno è stato inizialmente un po’ difficile per la società, perché c’è stata la fusione tra il Napoli Femminile SSD dell’anno scorso e il Napoli Femminile Carpisa, quindi ci siamo trovati a settembre in una situazione un po’ di caos, dove inizialmente, sotto il punto di vista personale, mi sono ritrovato con un numerosissimo gruppo di ragazze. Quindi è stata un po’ dura, anche perché questo è stato ed è il primo anno in cui vado ad approcciare con le femminucce. Ora ti posso dire che è un’esperienza bellissima. Sono contentissimo. Farei questa scelta altre mille volte, e dato che il calcio femminile adesso sta crescendo, essere magari uno dei primi allenatori che aiuta a far fuoriuscire qualche calciatrice sarebbe una cosa ancora più bella.
Sono molto, molto contento. La società ha riposto piena fiducia nei miei confronti, mi ha dato un obiettivo che è quello di vincere la Danone Cup, ovvero l’Under 12 Femminile Nazionale, torneo più importante del settore giovanile femminile. La società vuole che le ragazze crescano, migliorino, e questo poi è un pensiero che io porto con me da quando ho iniziato con la mia scuola calcio, ovvero la Fox Soccer a Cercola. Per me in una scuola a calcio, tutti i bambini devono avere l’opportunità di poter giocare, avere il proprio minutaggio. A 23 anni ho iniziato a gestire la mia scuola calcio e sono cinque anni che la gestisco con il mio pensiero che è quello di far sì che il bambino sia contento.
Per i bambini la cosa più importante devono essere il divertimento e la tranquillità, è l’aspetto fondamentale. Lo stesso approccio lo adotto al Napoli Femminile. Ad inizio anno mandai un messaggio molto toccante sul gruppo che abbiamo, dove dicevo che con loro avrei iniziato da zero. Questo perché le ragazze non avevano fiducia in sé stesse. Quando arrivava la palla e sbagliavano, guardavano l’allenatore per paura che potesse dirgli qualcosa. O ad esempio c’erano delle ragazze che prendevano palla e dovevano fare tutto da sole. Allora trovarsi in una squadra, in più alla prima esperienza con le ragazze, con questo clima del genere è stato brutto. L’aspetto mentale è fondamentale.
In relazione al fatto che per me devono giocare tutte, alla società inizialmente dissi ‘me ne date 20, 23, 25, 27, io non accetto che se abbiamo una partita io ne devo far giocare 16 e 11 no’. Questo io non lo farò mai perché la crescita anche della singola calciatrice sta nel prendere quello che hai fatto in settimana e applicarlo nella partita. E allora lì puoi migliorare. Alcune bambine gli scorsi anni non hanno giocato mai, quest’anno hanno la possibilità di poter dire ‘io sono brava’, ‘io posso migliorare’.
Per la Danone Cup la Federazione mi ha chiesto di fare due liste, quindi una squadra A e una squadra B. Allora io, visto che sono una persona umana e mi posso trovare dall’altro lato, ho detto che non posso farlo perché poi quando vado a giocare con la squadra A – non voglio essere presuntuoso, ma io ho le bambine più forti della Campania – contro altre bambine che hanno il loro sogno, perché gli devo distruggere l’obiettivo e il divertimento vincendo 25-0?
Con le ragazze ho cercato un approccio empatico, con ogni singola bambina perché io devo far sì che la bambina debba avere piena fiducia in me. Sono una persona molto sensibile. Si vede che mi vogliono bene ed è una cosa bellissima, ed essendo così di conseguenza le bambine ti stimano, ti ammirano e ti ascoltano. E quando ti ascoltano è un’altra cosa. Hai la totale concentrazione nei tuoi confronti. Bisogna lavorare molto, avere pazienza. Ho fatto un lavoro di mesi per trasformare l’espressione delle ragazze da apatica a sorridente, ed è la cosa più bella che esista al mondo.
27 ragazze sono davvero tantissime, farne migliorare già 5 o 6 da solo in pochi mesi era complicato. Io le ho fatte migliorare tutte quante, e credo che sia accaduto perché stanno bene. A settembre, ottobre, novembre alcune bambine avevano difficoltà anche nei passaggi semplici. Io ho fatto sì che nell’arco di questi mesi arrivassero al livello di poter giocare la partita. Bisogna poi lavorare sulla parte caratteriale anche negativa di ogni singola bambina. Magari una bambina si arrabbia, o ad esempio mi è capitato piangesse per la pressione di un genitore. Devi entrare nella mente di ogni bambina e come ti dicevo sono contento del lavoro fatto.
Per quanto riguarda l’approccio tattico, voglio che facciano girare la palla. Alcune squadre buttano la palla avanti e basta, il mio scopo è farla giocare. Se vinci così è meglio una sconfitta, che tra l’altro aiuta a formare il carattere, perché lo scopo deve essere migliorare. Alle ragazze dico poi sempre che non devono giocare con un peso sulle spalle pensando a chi le sta guardando da fuori. Bisogna pensare solamente a giocare al meglio personalmente, ovvero giocare per la squadra. Questo è ciò che insegno alle ragazze. Io insegno sempre concetti di gioco, gli allenamenti sono tutte situazioni di gioco. Tutto l’allenamento lo faccio svolgere con la palla. A loro piace di più e mettendogli anche una sfida, anche in un clima di divertimento, lo fanno ancora meglio.
Sono soddisfatto di questi mesi, sono contento. La squadra è candidata a fare molto bene in questo torneo e quindi di conseguenza è una squadra molto valida. Siamo tra le squadre migliori, poi questo peso io non lo do alle ragazze, perché devono viverla con tranquillità. Dico sempre solo ‘noi siamo bravi, siamo forti, dimostriamolo. Come? Giocando a calcio’. Non buttando la palla avanti, come ti dicevo prima. Il calcio deve essere giocato o non si migliora.
Per quanto riguarda la mia scuola calcio, tramite questa ho potuto anche dare la possibilità di poter giocare e migliorare a tutte le ragazze che non hanno potuto far parte delle giovanili del Napoli Femminile. Ad allenarle è Sabatino Coppola, che è una persona eccezionale ed è molto bravo. Mi riempio la mia bocca di parole positive per lui. Ha fatto un lavoro sia con l’Under 15 che con l’Under 12 eccezionale. Ha preso ragazze che dopo 3/4 anni che giocavano con il Napoli non hanno potuto proseguire crescendo ed è stato molto bravo nel far sì che riacquistassero la fiducia in sé stesse e sono migliorate tantissimo. Secondo me, nel calcio femminile siamo tra i più promettenti della Campania”.
