Il Cagliari e l’identità mai perduta
Cagliari, come Napoli, è una di quelle realtà legate e visceralmente radicate nella propria terra. Nella "Hall of fame" dei 4 mori ci sono 3 giocatori che hanno legato la loro carriera anche a Napoli, ed hanno una storia tutta da raccontare.

© VILLA IN MAGLIA NAPOLI – FOTO ARCHIVIO PERSONALE DI DAVIDE MORGERA
Ci sono piazze dove l’identità tra squadra e territorio è così forte da far pensare che in un’ipotetica guerra, sportiva in questo caso, la Nazione arruolerebbe giovani e vecchi. Tutti per la stessa causa, tutti per la stessa bandiera. Napoli è una di queste, ovvio, ma dopo i supporter partenopei, in questa immaginaria classifica dell’identità, ci metterei il Cagliari. Un vessillo, i quattro mori che sventolano, il rosso e il blu che garrisce sul vento di Sardegna. Non importa cosa hai vinto, importa questa corrispondenza di amorosi sensi tra chi scende in campo la domenica e chi ti segue dagli spalti. Cosa ha vinto il Cagliari? uno scudetto, certo. Non è questo il punto. I rossoblu potrebbero giocare anche stabilmente in serie B ma quello che rappresentano per i sardi è qualcosa che va oltre ogni morbosa fantasia. Certo, oggi il calcio è cambiato, gli spettatori allo stadio sono sempre di meno, non c’è più la bolgia dell’Amsicora e del S. Elia che ti soffiano dietro, verso la porta avversaria o a vincere un duello a centrocampo. Quello che però resta sono i dati di fatto. E questi dicono che un tempo anche i pastori si fermavano ad ascoltare “Tutto il calcio minuto per minuto” incollati alla radiolina per esultare alle gesta di Giggiriva e compagni. Non si può non pensare che questa terra abbia un legame speciale con la squadra che la rappresenta quando, per conoscere il risultato della squadra del cuore, si ferma anche l’economia pastorale.
Dicevamo sopra della bacheca del Cagliari. Una vittoria in campionato, nel 1969-70, secondo posto in Coppa Italia nel 1968-69, una Coppa Italia di Serie C vinta nel 1988-89, semifinalista in Coppa U.E.F.A. nel 1993-94, qualche promozione dalla B e dalla C. Questo il curriculum vitae dei rossoblu. Ma, attenzione, è l’unica squadra della Sardegna ad aver militato in Serie A e B. Sarà questo uno dei motivi per cui rappresenta un’intera isola ed un intero popolo? L’orgoglio sardo li ha portati anche a fare una sorta di “Hall of fame” di tutti i tempi e quello che è venuto fuori non è niente male. La squadra che andiamo ad elencare se la potrebbe giocare con chiunque. Il rosario che andiamo a snocciolare comincia con “Albertosi, Martiradonna, Pusceddu, Cera e Villa” in difesa, continua poi con “Nainggolan, Nenè, Conti e Francescoli” a centrocampo per poi chiudersi con una coppia d’attacco esplosiva, “Zola e Riva“. Allenatore, lui, chi altri? Scopigno. Questa è la formazione stilata dal sito “Cagliari calcio” grazie ai voti dei suoi utenti, è la squadra dei sogni che i tifosi rossoblu credono possa sempre lottare per lo scudetto in terra, in cielo ed ogni luogo. Passando per ogni confine spazio-temporale. Volati già in Paradiso Martiradonna, Nenè e Scopigno, i nove/undicesimi di questa squadra possono ancora parlare di calcio, rinverdire i fasti del passato ed addirittura uno, il belga Nainggolan, corre ancora per le verdi praterie terrene nel suo Belgio.
Caso curioso, in questa Top Undici del Cagliari ci sono tre giocatori che hanno legato anche la loro carriera al Napoli. Di Zola non vi diremo, troppo nota la favola del piccolo “tamburino sardo” per essere raccontata ancora una volta ma dell’esemplare professionalità di Villa (da non confondersi col “mitico Villa” del Bologna) e del flop di Pusceddu siamo pronti a narrare.
Le storie di Villa e Pusceddu si intrecciano, a distanza di dieci anni, sotto il Vesuvio. Il primo giocò a Napoli per due anni all’inizio del nuovo millennio e fece la sua parte con grande bravura fino a quando un grave infortunio non ne frenò la tempra e la baldanza di ottimo terzino (se la cavava sia a destra che a sinistra anche se indossava la maglia numero 3), contraddistintosi per l’estrema professionalità in una squadra che sfiorò la Serie A con De Canio. Il secondo, dopo due ottimi campionati a Verona e prima di passare a fare il fenomeno a Cagliari dove giocò fino alla semifinale in Coppa U.E.F.A., ebbe a Napoli l’unico “buco nero” della sua carriera. Dopo un anno solo, il 1991-92, e 21 presenze, Pusceddu fu inesorabilmente bocciato sebbene la squadra terminasse al quarto posto e conquistasse l’accesso alla Europa che conta. Davanti, comunque, aveva ancora un signor giocatore come Francini che vecchio non era. Spesso, poi, subentrò dalla panchina e in alcuni casi Ranieri lo impiegò con un atipico “7” da ala sulle spalle.

Villa fu protagonista nel 2001-02, nell’anno in cui il Napoli giocò per ben cinque mesi lontano dal San Paolo, un’annata maledetta. Fu bravo mister De Canio a mettere insieme i cocci di chi era appena retrocesso dalla serie A e non voleva fare la B, Vidigal e Jankulovski in primis, di chi era in cerca di riscatto tutta la difesa era nuova di zecca con Luppi, Bonomi e Villa), di chi rappresentava la vecchia guardia, Magoni, Stellone e Mancini in porta, di chi era quasi alla fine della carriera (Rastelli aveva già 33 anni), di chi voleva affermarsi, i giovani Montezine, Graffiedi, Floro Flores e Alessi. Dopo il catastrofico nubifragio di settembre che rese inagibile il San Paolo, il Napoli giocò una gara a Cava dei Tirreni, proprio contro il Cagliari, e sette a Benevento. Villa, che non disdegnava le proiezioni offensive, fece due gol, entrambi in casa, con la Salernitana e con la Pistoiese.

Pusceddu è un nome legato, con tutti gli altri arrivati nell’estate del 1991, al Napoli del dopo Maradona, del nuovo corso inaugurato con l’ingaggio di Ranieri come allenatore. Moggi va via, c’è Perinetti a fare da Direttore Sportivo. Il dirigente romano, di comune accordo con Ferlaino, va ad operare con acquisti mirati che si riveleranno ottimi per il quarto posto finale. Padovano in attacco farà la sua parte, l’acerbo Tarantino acquisterà sempre più fiducia, l’ottimo Blanc comanderà la difesa e darà il suo contributo anche Stefano De Agostini a centrocampo. L’unico dei nuovi acquisti che sarà bocciato da stampa e tifosi è proprio lui, Pusceddu.

Cosa sia accaduto a Napoli a questo giocatore, che negli anni a venire sarà perfino irriverentemente paragonato a Roberto Carlos e che aveva già mostrato ottime doti in fase di spinta e palleggio, non ci è dato di sapere. I voti di fine stagione sono impietosi ed il “5” è quello più ricorrente. Eppure fu voluto, strapagato 4 miliardi e mezzo di vecchie lire, ma il suo rendimento lasciò a desiderare. Quando il Napoli lo diede al Cagliari nell’affare che portò Daniel Fonseca in azzurro, il giovanotto, sentendo l’aria di casa, si rigenerò e iniziò a fare sfracelli sulla fascia sinistra.

Villa, lombardo di Vimercate, dopo 10 stagioni nel Cagliari, di cui è stato anche capitano, cresciuto nelle giovanili del Milan, era uno dei leader silenziosi dello spogliatoio del Napoli e colpiva per il suo aplomb e la sua calma, anche nelle pacate interviste che concedeva. Bene il primo anno nel Napoli con 26 presenze e due reti, meno il secondo dove riuscì a mettere insieme solo 4 presenze per un serio infortunio, lesione al legamento crociato anteriore destro, che lo fece uscire in barella nella gara di settembre contro la Sampdoria. Fu quella la sua quarta ed ultima presenza nel Napoli, dopo quel grave incidente non si riprese più.
Pusceddu deve la sua esplosione ad Osvaldo Bagnoli che a Verona, nel torneo 1989-90, lo carica a pallettoni e Vittorio diventa uno degli sfortunati protagonisti della vana rincorsa verso la salvezza del club scaligero. Il suo splendido finale di campionato richiama i grandi club ed in particolare il Milan ed il Napoli. Alla fine la spunta Ferlaino mettendo sul piatto un bel gruzzolo di miliardi. Pusceddu fu, come detto, la delusione più grande della stagione e lascerà Napoli senza particolari rimpianti. Il problema è che in una grande squadra lui non ci aveva mai giocato, forse non era quella la sua giusta dimensione. Sarà stato il San Paolo, la città o le pressioni ma il sardo non rese secondo le aspettative. Dopo il fortunato ritorno in Sardegna anche la Fiorentina ed il Torino si innamorarono di lui dandogli delle chance.

I due atleti si incrociarono, sulle sponde opposte, proprio in una bella vittoria degli azzurri sui rossoblu isolani. Era il 8 dicembre del 1991 e Careca con una doppietta, Francini e poi Padovano su rigore, sancirono una squillante e rotonda vittoria del Napoli per 4 a 0. Pusceddu subentrò a Careca negli ultimi minuti, a risultato già acquisito, e un giovane Villa entrò al posto di Festa sul 3 a 0 al 73′ minuto. Evidentemente era destino che, sebbene per motivi diversi, in quello stadio dovevano giocarci solo per poco.
