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Cosa aspettarsi dalla Corea del Sud di Kim Min-jae?

Cosa aspettarsi dalla Corea del Sud di Kim Min-jae?

Oramai ci siamo. Nonostante le innumerevoli polemiche che hanno animato questo lunghissimo conto alla rovescia, le porte del Qatar stanno per spalancarsi sulla ventiduesima edizione del Mondiale di calcio. Si comincia oggi, alle ore 17, con il match inaugurale tra i padroni di casa e l’Ecuador. A seguire, nei giorni successivi, verrà snocciolato il resto del programma con tutte le gare dei gironi.

A prender parte a questa insolita kermesse invernale ci sarà anche la Corea del Sud, che potrebbe a pieno titolo definirsi un habitué della competizione. Se per ragioni eurocentriche si può pensare che si tratti della classica nazionale che compare e scompare, a seconda delle sorti del percorso di qualificazione… beh, sappiate che vi sbagliate. I Guerrieri Taegeuk hanno guadagnato infatti l’undicesimo gettone della propria storia, il decimo consecutivo: meglio di qualsiasi altra rappresentanza asiatica.

C’erano già nel lontano 1986, in Messico. Uscirono subito, ultimi nel girone, calpestati dall’Italia e dall’Argentina di quella versione divina di Maradona. Ci sono sempre stati fino ad oggi, anche se con molta discrezione e nessuno se n’è quasi mai accorto. La Corea del Sud ha superato solamente in due occasioni la fase a gironi. Nel 2002 concluse il Mondiale di casa al quarto posto dopo aver perso la finalina con la Turchia. Lo ricordano bene gli italiani, che dovettero arrendersi agli ottavi di finale alla formazione guidata da Guus Hiddink e, soprattutto, al fischietto delirante di Byron Moreno. Proprio agli ottavi di finale, invece, terminò il cammino delle Tigri Asiatiche nel Mondiale del 2010, stese dal mortifero Jabulani calciato da Luis Suarez ad una manciata di minuti dal 90’. Malgrado la prematura uscita di scena, nell’ultima edizione si sono resi protagonisti dell’eliminazione della Germania, vincendo per 2-0 l’ultima gara del girone e precludendo ai tedeschi il passaggio del turno.

Il percorso di qualificazione

Il percorso di qualificazione al Mondiale per le squadre asiatiche prevede una doppia selezione. In una prima fase, i raggruppamenti sono sorteggiati in base al ranking FIFA delle rispettive Nazionali. Le formazioni che accedono al turno successivo vengono poi sottoposte ad un nuovo sorteggio ed organizzate in altri due gironi. Le prime due qualificate strappano il pass diretto per la rassegna iridata; le due terze classificate, invece, si giocano la qualificazione attraverso gli spareggi. La Corea del Sud ha superato agevolmente entrambi i gruppi, vincendo il primo e arrivando alle spalle dell’Iran nel secondo, totalizzando 35 reti e subendone solamente 4 in 16 partite. Chiaramente, la scarsa competitività inficia una valutazione generale e veritiera.

L’allenatore

Sulla panchina della nazionale sudcoreana siede dal 2018 Paulo Bento, che, arrivato al quarto anno di mandato, risulta essere il tecnico più longevo nella storia della federazione. Dopo aver vissuto una discreta carriera da centrocampista, Bento ha saputo immediatamente reinventarsi nelle vesti di allenatore. Dal 2005 al 2009 è stato alla guida dello Sporting Lisbona, vincendo due coppe nazionali e due Supercoppe. Dal 2010 al 2014 è stato commissario tecnico del Portogallo. Con i lusitani ha raggiunto la semifinale nell’Europeo del 2012, perdendo ai rigori contro la Spagna, salvo poi essere eliminato ai gironi nel successivo Mondiale in Brasile. Dopo alcune amare esperienze sulle panchine di club, Bento è tornato al ruolo di commissario tecnico, accettando la proposta dei Guerrieri Taegeuk.

Storie che si rincorrono e si intrecciano ad anni e anni di distanza, quelle di Paulo Bento, del suo Portogallo e della Corea del Sud. Quando le due nazionali si affrontarono il 14 giugno nel 2002 nella gara decisiva del Gruppo D, il centrocampista si apprestava a disputare la sua ultima partita con la maglia della nazionale. Il gol di Park Ji-Sung gli offrì il benservito, mise fine alla spedizione lusitana e lanciò in paradiso la squadra di Hiddink. Poco più di un ventennio dopo, Portogallo e Corea del Sud tornano ad incontrarsi in un girone di un mondiale. Ancora una volta all’ultima giornata. E a vivere la sfida da protagonista c’è ancora lui, Paulo Bento, stavolta dalla panchina, sponda asiatica, e con il cuore diviso a metà.

Le stelle della Corea del Sud

La Corea del Sud si affida generalmente ad un 4-2-3-1 di partenza, talvolta ritoccato in un 4-4-2 o un 4-1-4-1. I giocatori a cui si aggrappano le speranze del ct Bento sono principalmente quelli espatriati in Europa. Tra questi c’è chiaramente Kim Min-jae, che a Napoli abbiamo piacevolmente scoperto negli ultimi due mesi e mezzo. Gli sono bastate appena poche partite per dimostrarsi un giocatore di grande spessore, solidità e affidabilità, rispondendo con notevoli prestazioni indipendentemente dall’avversario. La stella però è Heung-min Son, un semidio in patria, ritenuto forse il più grande di tutti i tempi. È su di lui che sono puntati tutti i riflettori, è dai suoi piedi che si attendono le giocate più illuminanti ed è sulle sue condizioni fisiche che si pongono i principali dubbi. L’attaccante del Tottenham, reduce da una frattura all’orbita sinistra, sta lottando contro il tempo per essere in campo quanto prima. Al momento, Son si sta allenando da solo, con l’ausilio di una maschera protettiva in carbonio, e la sua presenza è incerta.

Altro calciatore da tener d’occhio è Hwang Hee-chan, tuttofare offensivo passato alla ribalta grazie ad ottime stagioni con la maglia del Salisburgo al fianco di Haaland. Dopo una deludente avventura all’altra creatura Red Bull, versante Lipsia, l’attaccante è passato al Wolverhampton nell’estate 2021. Resta un profilo interessante, ma le aspettative erano ben più alte. Anche lui, tuttavia, è alle prese con alcuni acciacchi fisici. Kang-in Lee, classe 2001, è invece la stellina del calcio sudcoreano. Esterno, o trequartista, è un giocatore brevilineo e sgusciante, molto dotato anche tecnicamente. A soli 6 anni emerge in un reality show in cui un gruppo di bambini si mette alla prova con un pallone tra i piedi. Nel 2011 entra nelle giovanili del Valencia, con cui ha esordito in Liga a 17 anni, e nel 2019 viene premiato come MVP del Mondiale Under20. Attualmente è in prestito al Maiorca, con cui in estate ha affrontato proprio il Napoli a Castel di Sangro.

A centrocampo il calciatore con più valore è Hwang In-beom, ex compagno di Kvaratskhelia con il Rubin Kazan ed oggi in forza all’Olympiakos. Mediano e palleggiatore della squadra di Bento, ha cominciato bene la stagione in Grecia, ma potrebbe soffrire la fisicità delle altre tre nazionali del girone. E poi c’è Jeong Woo-yeong, seconda punta ventitreenne che sta vivendo un’ottima stagione in Germania, con il Friburgo. Cosa ha di speciale? Il marchio di garanzia del Bayern Monaco. I bavaresi lo acquistarono nel gennaio 2018 per 700 mila euro dall’Incheon United e con le maglie giovanili fece cose impressionanti. Tanto da attirare l’attenzione anche di Nico Kovac, che gli concesse qualche minuto sia in Bundesliga che in Champions League.

Cosa aspettarsi dalla Corea del Sud

La Corea del Sud non è certamente tra le squadre più temibili di questa edizione. Secondo le stime dell’osservatorio del CIES, la formazione di Paulo Bento è al ventiseiesimo posto su trentadue nella classifica delle nazionali più costose. Il sorteggio non è stato particolarmente benevolo per le Tigri Asiatiche, incasellate nel Gruppo H con Portogallo, Uruguay e Ghana. La terza qualificazione della storia non sarà affatto agevole. Con i favori del pronostico rivolti alla corazzata di Cristiano Ronaldo, la Corea dovrà sostanzialmente giocarsela con le altre due sfidanti per aggrapparsi al secondo posto. In caso di un insperato passaggio del girone, Kim e compagni si troverebbero ad affrontare la prima classificata del Gruppo G, cioè, verosimilmente, il Brasile.

Non è una nazionale da sottovalutare e proverà a creare insidie, come sempre fatto, ma parte sicuramente qualche gradino più in basso rispetto alle rivali. A pesare sul bilancio complessivo è la scarsa esperienza internazionale, eccezion fatta per quei pochi nomi sopracitati che innalzano il livello della rosa. C’è poi un aspetto da non sottovalutare: quasi tutti i calciatori hanno prestato il servizio militare obbligatorio. Chissà che la formazione e i valori appresi, la disciplina e la dedizione, non possano rivelarsi armi a proprio favore.

La Corea esordirà giovedì 24 novembre, alle ore 14, contro l’Uruguay. Successivamente sfiderà il Ghana, alla stessa ora del lunedì. Chiuderà il girone, infine, venerdì 2 dicembre, alle ore 16, nell’ultimo appuntamento contro il Portogallo. Il loro destino, comunque, sembra dipendere in buona parte dal recupero di Heung-min Son.

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