Sport in quarantena, è guerra

La storica sfida della Russia allo sport mondiale e specialmente alla potenza sconfinata degli Stati Uniti sparisce per l’ostracismo agli aggressori dell’Ucraina della quasi totalità dei Paesi al di qua della nuova cortina di ferro.

Articolo di Luciano Scateni21/03/2022

La storica sfida della Russia allo sport mondiale e specialmente alla potenza sconfinata degli Stati Uniti sparisce per l’ostracismo agli aggressori dell’Ucraina della quasi totalità dei Paesi al di qua della nuova cortina di ferro.

Gli atleti della confederazione a guida dell’iper oligarca Putin, in questa fase rosso fuoco della guerra, che sta massacrando migliaia di ucraini, bussano inutilmente alle porte delle competizioni sportive internazionali, respinti universalmente come complici, anche se involontari dell’aggressione ai fratelli ucraini.

Sarebbe illuminante conoscere le reazioni di famosi campioni come Aleksandr Vladimirovič Popov (in russo: Алекса́ндр Влади́мирович Попо́в) nuotatore senza rivali, il superman Sergej Bubka, 35 volte numero uno del mondo nel salto con l’asta, l’imbattibile portiere di calcio Lev Jascin. Licenziato senza neppure il preavviso degli otto giorni Nikita Mazepin, pilota di Formula 1, in pezzi il contratto con Uralkali, azienda del padre, ‘amico’ di Putin. Ginnaste, fiore all’occhiello dell’atletica russa, fuori dalle competizioni di settore. Esclusi dalle Paralimpiadi di Pechino settanta atleti russi e bielorussi (questi ultimi del Paese fiancheggiatore dell’aggressione).

Non va meglio al calcio della Confederazione. Da Uefa e Fifa è ‘no’ alla nazionale e alle squadre di club russe. Un caso limite: il famoso Andreij Voronin, asso ucraino ingaggiato dalla Dinamo Mosca ho stracciato il contratto con la squadra ‘nemica’.

La finale della Champions League è stata trasferita da San Pietroburgo a Parigi, Russia esclusa dai mondiali di calcio in Qatar. In Formula 1 annullato il Gran Premio di Soči . Clamoroso precedente, il boicottaggio degli Usa, assenti alle Olimpiadi di Mosca nel 1980, per protestare contro l’invasione dell’Afghanistan.

Motivazioni dell’ostracismo sportivo: Putin è appassionato di sport. Lo ha utilizzato come proiezione della Russia sulla scena mondiale, strumento di consenso (come Hitler e Mussolini). Lo zar è stato sospeso dalla carica di presidente onorario e ambasciatore dell’International Judo Federation. “La Russia dovrebbe essere bandita anche da Parigi 2024”. Lo dice l’ex ostacolista americano Edwin Moses, due volte campione olimpico. Ha ricordato un incontro con Putin:

“Abbiamo conversato tutta la sera. Parlava di sport come se fosse il Sacro Graal. Di quanto fosse importante che i migliori atleti di ogni Paese potessero gareggiare insieme”. Ora mi rendo conto che era solo propaganda”.

Rischia Gazprom, gigante dell’energia, maxi sponsor della Champion League. Per esempio, lo Schalke 04, storico club tedesco, ha tolto il logo del colosso russo degli idrocarburi russo dalla divisa di gioco.

Il Manchester United rescinde il contratto che lo lega alla Aeroflot, compagnia aerea di bandiera della Russia e rinuncia a 40 milioni di sterline.

Ostracismo dichiarato anche nei confronti delle squadre di basket (Cska Mosca, lo Zenit San Pietroburgo e l’Unics Kazan), del tennis: messaggi di pace da giocatori prestigiosi ( Daniil Medvedev, Andrey Rublev). A quando la contestazione anche dello sport, collettiva, pressante, senza sconti, al cinico despota del Cremlino?

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