ESCLUSIVA – Carmine Cerreto: “Voglio un progetto serio e stimolante”
Carmine Cerreto, giovane direttore sportivo, ha parlato ai nostri microfoni dell'importanza di un progetto nel mondo del calcio e del proprio futuro.

La stagione sta volgendo a termine e, sul prato dei campi del dilettantismo, ci sono ancora diversi punti interrogativi: dai play-off ai play-out passando per calciatori e dirigenti alla ricerca di nuove squadre o in attesa di scoprire il loro futuro. Nell’ultimo gruppo è presente Carmine Cerreto, giovane ma molto talentuoso direttore sportivo che in questa stagione si è messo in gioco in piazze come il Pomigliano in Eccellenza, e ha concluso l’anno con il Terzigno in Promozione.
Sport del Sud ha avuto il giovane dirigente ai propri microfoni con il quale ha parlato del proprio futuro e ha evidenziato l’importanza del progetto e della programmazione all’interno del calcio.
Carmine questa stagione per te ha visto 2 realtà: quella dove ti sei cimentato nel ruolo di Team Manager al Pomigliano e, nella seconda metà dell’annata, ti ha visto nei tuoi panni, quella del direttore sportivo. Cosa ti ha insegnato quest’anno?
“La chiamata del Pomigliano è stata importante, era un’occasione che ho voluto accettare fortemente perché parliamo di una piazza e di un club importante che militano all’interno di un campionato altrettanto importante. Ho deciso di accettare nonostante il cambio ruolo, ovvero fare il Team Manager e osservatore piuttosto di ricoprire il ruolo da direttore sportivo che è quello per il quale sto studiando. A dicembre ci sono state delle difficoltà, è arrivato un nuovo allenatore che ha portato con sé i suoi collaboratori e, nonostante avevo ancora spazio in dirigenza, ho deciso di accettare la chiamata del Terzigno in Promozione. Loro cercavano un direttore sportivo fino a fine stagione e con il quale ripartire l’anno prossimo, ma il mio futuro è un punto interrogativo e per questo motivo ho iniziato a muovermi e a chiacchierare con qualche squadra di Eccellenza del Girone B. Voglio chiudere qualcosa entro fine giugno perché per me la programmazione nel calcio è tutto”.
Che cosa ti ha spinto a dire “sì” al Terzigno?
“Sono arrivato a Terzigno per una programmazione futuristica e societaria. Dovevo finire questa stagione per poi ripartire con dei miglioramenti. Quando sono arrivato la squadra aveva pochi punti e doveva salvarsi, ci è riuscita grazie al lavoro del mister e all’impegno dei giocatori. Io sarei dovuto ripartire con loro, ma nel calcio cambiano tante cose e quello che si dice oggi non è detto che si applica domani, per il momento stiamo in questa fase dove devo capire che strada prendere per il mio futuro. Ad oggi mi è impossibile confermare la mia presenza al Terzigno anche l’anno prossimo”.
Oggi la tua formazione all’interno del calcio cosa ti ha permesso di inserire all’interno del tuo bagaglio d’esperienza?
“Io nasco come osservatore, ho iniziato aiutando mister Ceglia alla Casertana e andavo per i campi a visionare qualche giocatore da proporre al club. A Pomigliano ho fatto la stessa cosa. Il direttore sportivo anche lui ha il compito di osservare, ma poi deve anche intavolare le trattative e fare da collante tra club e spogliatoio. L’osservatore è un esterno, io amo avere contatti con i giocatori e con lo spogliatoio, sono uno di campo ed è per questo che sono indirizzato verso il ruolo di direttore sportivo”.
E quando invece, secondo il direttore Carmine Cerreto, vale la pena trattare un giocatore?
“Secondo me è importante stabilire un rapporto umano con il calciatore. È impossibile conoscere tutti i giocatori, o almeno conoscerli dal punto di vista umano, e per me conoscere un ragazzo a 360° è importante. Come si convincono i calciatori? Io penso che la cosa fondamentale è avere alle spalle una società con un progetto perché per per un giocatore è importante il contesto in cui viene calato e che gli viene proposto. Se si sente apprezzato e parte fondamentale del progetto il giocatore può anche fare un passo indietro dal punto di vista economico”.
Quali sono le difficoltà per un direttore che milita in questi campi?
“La difficoltà sta nel trovare un club con un progetto. In Campania abbiamo una filosofia completamente sbagliata secondo me, ovvero quella che bisogna per forza vincere. Ovviamente la vittoria è la gioia che tutti vogliono provare, ma la realtà è che su 16, 18, 20 squadre solo una vince, ma questo non significa che le altre perdono tutte. Chi arriva ai play-off ha fallito? Chi viene da un anno dove ha lottato per la salvezza e nella stagione successiva arriva decimo ha fallito? Chi valorizza i propri giocatori ha fallito? Io non credo, per questo non è la fine del mondo se non vinci il campionato, se raggiungi degli obiettivi forse il tuo campionato lo vinci ugualmente. Il problema è non capire che nel calcio la parole chiave è progetto. Se valorizzi i giovani partendo dalla Juniores, progetti il tuo futuro con il materiale umano che hai e questo con il tempo fa la differenza. Ci sono tante persone che vorrebbero investire in questo calcio, ma poi si fanno da parte perché non hanno certezze, questo perché manca un progetto”.
Forse questa voglia di vittoria è dovuta al fatto che non si vuole deludere le varie tifoserie che nel sud Italia mettono tanta passione anche in queste categorie per seguire la loro squadra?
“Io sono stato a Pomigliano e a Terzigno, ti assicuro che sono piazze fantastiche, sono tifoserie che vivono di calcio. Forse il loro amore ti mette pressione, ma è anche questo amore che ti spinge a fare questi campionati, quindi parliamo di una pressione che fa bene al calcio. È giusto avere pressioni, ci sono sempre state e ci saranno sempre, anche questo è il bello del calcio”.
E invece un buon direttore sportivo come fa a trattenere un giocatore che ha fatto una grande annata e che è voluto da altre squadre?
“Se gli presenti un grande progetto il grande giocatore rimane volentieri. Se un club si pone l’obiettivo di arrivare in 5 anni dall’Eccellenza alla Serie D, puntano ad una serie di fattori, sulla valorizzazione di giocatori, giovani e strutture. Se il primo anno ti salvi, il secondo anno arrivi ai play-off, e il terzo, quarto o quinto anno arrivi in D, vuol dire che hai lavorato bene. Hai fatto un mercato che ti ha permesso di arrivare a un traguardo, che ha rafforzato l’organico che hai voluto valorizzare e sul quale ha puntato, di conseguenza i giocatori quando vedono che l’ambizione è reale rimangono con piacere e rifiutano le offerte esterne”.
Tornando sul tuo futuro, hai detto che hai iniziato a chiacchierare con qualche club, si possono fare i nomi?
“I nomi non posso farli (ride ndr), ma posso dirti che ho avuto qualche contatto conoscitivo con squadre di Eccellenza del Girone B. Io sono alla ricerca di un progetto serio, mi piacerebbe continuare in Eccellenza, ma questo non vuol dire che se mi chiama una società di Promozione con un progetto serio, stimolante e che duri nel tempo, non è detto che non possa accettarlo”.
Dove ti vedi tra 5 anni nel mondo del calcio? Che progetto hai per te?
“Tra 5 anni avrò già i miei 30 anni (ride ndr) e sarà la stagione 2029/30. Non lo so, spero di vedermi in un progetto vincente. Se uno si trova bene in un ambiente non è obbligato a cambiare ogni anno. I progetti sono a lungo termine, e le società forti sanno cosa vogliono e si danno un loro tempo per raggiungere il traguardo da loro stabilito. Il progetto è il mio pallino, per me è fondamentale e tra 5 anni vorrei far parte di un progetto vincente”.
Perché una squadra dovrebbe puntare su di te come direttore sportivo?
“Perché sono giovane, ma nonostante la mia età ho già avuto esperienze importanti anche con il settore giovanile. Se una squadra ha un progetto importante che riguardi anche i giovani io sono la persona giusta”.
