fbpx

Che non si faccia fare a Raspadori la stessa fine di Elmas

Che non si faccia fare a Raspadori la stessa fine di Elmas

©️ “RASPADORI” – FOTO MOSCA

In Italia si punta sempre meno sui calciatori italiani. È una tendenza che purtroppo si sta consolidando e che è in buona parte lo specchio di un Paese calcisticamente impoverito rispetto al passato. Basta dare un rapido sguardo alle rose dei maggiori club di Serie A: la Juve ne conta 11, l’Inter ed il Napoli ne contano 9, mentre il Milan appena 6. Sono 35 in totale, ma, tra questi, meno di un terzo farebbe parte dell’undici ideale delle rispettive squadre. E ancora, di questi, solamente in sei (Meret, Tonali, Bastoni, Barella, Miretti e Chiesa) hanno meno di 25 anni.

Il Napoli non si è quasi mai affidato al made in Italy. Storicamente, lo ha sempre disdegnato. Si può dire di Insigne, Paolo Cannavaro e Aronica, come pure di Christian Maggio e Morgan De Sanctis. Italiano non lo era Jorginho, ma lo è diventato proprio nel corso della sua avventura partenopea. E poi ancora Grassi, Gabbiadini, Pavoletti, Verdi e, più recentemente, Petagna. Tolto questo, c’è poca roba. Al mercato di casa, si è stabilmente preferito andare alla ricerca di qualche affare estero.

Alla base c’è sicuramente una scelta economica, perché pescare giovani stranieri costa meno che investire su quel poco di valore che la penisola ha da offrire. Ed in secondo luogo strategica, perché portare in azzurro calciatori fortemente rappresentativi di una cultura estranea consente implicitamente al Napoli di ampliare il proprio pubblico ed il proprio mercato. La dirigenza partenopea ha perseguito questo obiettivo con tanto lavoro e meticolosità negli ultimi anni. In cambio, si è assicurata seguito da Colombia (Ospina), Messico (Lozano), Nigeria (Osimhen), Camerun (Anguissa) e ora Corea del Sud (Kim Min-jae) e Georgia (Kvaratskhelia).

Quest’estate però la società è andata in controtendenza, inseguendo e riuscendo a fare un colpo che ci saremmo aspettati dalla Juventus o dall’Inter. Trentacinque – tanti, forse anche troppi – sono i milioni di euro complessivi che il Napoli dovrà sborsare per strappare Giacomo Raspadori al Sassuolo. Uno dei talenti nostrani più in luce nell’ultimo biennio. Nel marasma generale di arrivi e partenze, probabilmente è passato anche inosservato il fatto che sia diventato il quinto acquisto più costoso della storia azzurra dietro a Osimhen, Lozano, Higuain e Manolas.

“Jack” o “Giacomino” viene da tre stagioni neroverdi che lo hanno visto salire alla ribalta in Serie A, conquistandosi passo dopo passo una maglia da titolare nel Sassuolo. Sono 74 le presenze che hanno dato seguito al suo esordio nel 2018/19, 18 le reti ed una decina gli assist. La metà del bottino, solamente nello scorso campionato. Ha scelto Napoli, l’ha voluta fortemente, si è sentito pronto per uno step successivo nella sua carriera. Il treno guidato da Giuntoli è passato, lui non se l’è fatto sfuggire.

Nel ventaglio di scelte a disposizione di Spalletti, Raspadori va ad occupare il posto lasciato vacante da Dries Mertens. Gli intrecci del destino… era il suo idolo ed ora si trova ad esserne l’erede. Per larghi tratti lo ricorda: la statura, la rapidità di gambe, la visione di gioco, la facilità di calcio con entrambi i piedi ed anche quell’ibridazione tattica che gli consente di essere un po’ tutto e un po’ niente. Parte con una carica ad interim, nel senso che per ora fa esattamente quello che faceva Mertens nelle scorse stagioni, il jolly, ma l’investimento lascia intendere che il ragazzo nativo di Bentivoglio possa essere il futuro azzurro.

Nel Napoli sarà un po’ ala, un po’ punta, un po’ trequartista, lui che in teoria sarebbe una seconda punta. Nei primi minuti ha già sperimentato tutti e quattro i ruoli, con risultati non proprio esaltanti. Incide sicuramente un leggero ritardo di condizione, frutto di una preparazione atletica differente rispetto a quella del resto dei compagni. Però qualcosa di buono si sta iniziando a vedere, a partire dalle reti con Spezia e Rangers. Va compreso, ma Napoli non è maestra di pazienza ed i primi mugugni non si sono fatti attendere. Ci sarà bisogno di tempo. Ne avrà bisogno Giacomo per ambientarsi in campo e fuori. Ne avrà bisogno anche Spalletti per prendere coscienza delle sue potenzialità, per capire fin dove può spingersi, per comprendere cosa gli può chiedere e, in cambio, cosa gli può tornare. Dovrà soprattutto avere lucidità nel scegliere quale abito cucirgli addosso.

Raspadori è perfetto perché può fare tutto in questo Napoli, ma con lui in campo Spalletti dovrà esser pronto a snaturare il proprio undici e ricercare soluzioni alternative. Può giocare da trequartista, ma non è Zielinski. Lo ha fatto tante volte con la maglia del Sassuolo, indossando le vesti del rifinitore e non quelle del playmaker. Non ha la stessa attitudine del polacco nello smarcarsi, nel venire incontro o nel giocare lontano dalla porta. Jack la porta la vuole vedere e sentire. Può fare l’ala, ma non è Kvaratskhelia. Non ha nelle corde i ripiegamenti difensivi, tanto meno la corsa e gli spunti che ad un esterno servirebbero. In quella posizione, tenderebbe a stringere la squadra piuttosto che darle ampiezza. Può fare la punta, ma non è Osimhen. Non ha il fisico nè l’atletismo per fare quel tipo di lavoro in quel tipo di gioco. Più un falso nueve che un nueve, di movimento, di dialogo, come visto contro il Milan. Le heatmap fornite da SofaScore lo testimoniano.

Grafici SofaScore

Il tempo saprà dare tutte le risposte del caso. L’importante è che la duttilità, che dovrebbe essere un valore aggiunto, non diventi la sua condizione d’essere. Capisca chi vuol essere Raspadori, e capisca cosa ne vuol fare di lui Spalletti.

Non gli si faccia fare la fine di Elmas, tanto bravo quanto anonimo. La duttilità, nel suo caso, è stata probabilmente un limite. Da Ancelotti ad oggi, ci si è approfittati della sua disponibilità per fargli fare un po’ tutto, metterlo laddove c’era un posto vacante. Arriva a Napoli da centrocampista offensivo, ma si ritrova a fare il mediano, il centrale, l’esterno, l’ala e addirittura il laterale a tutta fascia in uno sciagurato 3-5-2 di Gattuso contro il Granada.

“Elmas sarebbe un buon trequartista, tra le linee saprebbe come comportarsi”, dice Spalletti a DAZN. “Preferirei giocare tra le linee, in mezzo al campo, ma sono a disposizione del mister, qualsiasi siano le sue scelte”, dice Eljif dopo la gara con il Lecce. “A Napoli sta bene e non vuole andare via, però gioca in un ruolo che non è suo”, dice l’agente del macedone. Tutti d’accordo, eppure ben poche volte lo si è visto da mezz’ala o trequartista, e soprattutto mai con continuità.

Oggi Elmas è bravo in tutto ma non eccelle in niente, sufficiente ma mai incisivo, sempre avvolto da un mantello di inconcludenza ed incompiutezza. Nulla di definitivo. Ha appena 22 anni ed una carriera tutta da scrivere, ma queste stagioni napoletane hanno detto ben poco di lui. Prenda nota Raspadori. Dopo il gol di Glasgow all’esordio in Champions, ha affermato di voler imparare dai suoi compagni per crescere e migliorarsi. E allora ne osservi i pregi, ma anche i difetti. Scelga chi vuol essere da grande e riempia le sue pagine di momenti da ricordare. Se poi dovesse essere in grado di fare più ruoli e farli bene, ben venga. Ma non corra il rischio di esser tutto e, soprattutto, non essere niente.

Leave a Reply

Your email address will not be published.