A testa alta

Se il Napoli ne esce a testa alta, allora l’Inter ne esce a testa altissima. La sconfitta accende una spia rossa sul display del futuro.

Articolo di Luciano Scateni22/11/2021

© “NAPOLI-AMIR-RRAHMANI” – FOTO MOSCA

A caldo, mentre gli azzurri lasciavano il Meazza a testa china, imbronciati per il colpo di testa di Mario Rui che Handanovic con la punta delle dita ha mandato a scheggiare la traversa, il commento di un giornalista ultra-napoletano ha salutato il ritorno negli spogliatoi dei suoi idoli con la nota frase di accompagnamento a un insuccesso concluso con l’onore delle armi: “Sconfitti, ma a testa alta!”.

Viene subito da pensare, “E allora i vincitori, a testa altissima?”. Non è l’unico plauso di media vicini al Napoli Calcio agli undici che hanno cancellato lo “0” dalla casella delle patite perse, hanno quasi raddoppiato il numero di gol subiti, non hanno ottimizzato l’opportunità di ergersi in solitudine sulla vetta della classifica e hanno permesso a una squadra non irresistibile di dominare per tre quarti dei novanta minuti conclusi con la vittoria per tre a due.

Ad uscire dal campo a testa ben alta, a giusta ragione, è uno dei fratelli Inzaghi, tecnico dell’Inter che ha preparato la sfida al Napoli con cura e lucidità. Sul fronte opposto, a dispetto delle dichiarazioni orgogliosamente improntate alla filosofia del “Giochiamo per vincere, non scherziamo”, in risposta alle provocazioni più o meno esplicite sull’obiettivo minimo del Napoli, di un pareggio che avrebbe garantito di scrollarsi di dosso il Milan, il Napoli ha mostrato un insolito e controproducente comportamento dimesso, sottomesso, su cui i nerazzurri hanno costruito un insieme efficace di dinamismo, determinazione e aggressività.

Naturalmente, l’allenatore poco può per entrare nella testa dei giocatori, se vanno in campo per provare a “non prenderle”. Solo la grinta di Mertens, impegnato con incomprensibile ritardo a colmare le prove modeste di Lozano e Insigne, ha dato al Napoli la voglia di raddrizzare le sorti della partita. Certo ha pesato l’infortunio di Osimhen, ma bisogna dire che fino al momento di abbandonare il campo, era stato ben neutralizzato, tanto da sfogare il solito nervosismo alla sua maniera, protestando vibratamente e commettendo falli gratuiti.

La prova per nulla brillante del Napoli racconta di un disagio mostrato in precedenza. La conferma di San Siro fa accendere una spia rossa nel display che mostra il futuro degli azzurri. Un problema collaterale dello stato di salute del Napoli è ben chiaro: il bilico su cui si muove l’incerto futuro di Insigne rischia di diventare precarietà a medio termine, almeno fino a quando non si scioglierà il nodo “resto, parto”, che è il peggio per la serenità di un calciatore di grande talento. Da fugare al più presto è un maligno sospetto degli addetti ai lavori.

Statistiche alla mano lasciano intendere che calciatori inseguiti da grandi club, per indurre la società di appartenenza a concludere la trattativa per il trasferimento giocano sottotono, come a dire “Vendetemi, non sono insostituibile”. In passato è successo con Zapata, Allan, un anno fa con Fabian, di recente con Manolas, che freme per tornare nella sua Grecia. Illazioni? Speriamo.

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