Achtung, allarme, sos, prima che sia tardi

Che la gara di ieri sia una sirena d'allarme? Occorrono delle strigliate vecchio stampo verso alcuni calciatori.

Articolo di Luciano Scateni22/12/2022

© “NAPOLI- OSIMHEN” – FOTO MOSCA

Distrazione da full immersion indisciplinata nel clima di festa, febbrile, arduo districarsi nel traffico automobilistico, pedonale, dell’euforia post-pandemica, incosciente disinteresse per il rischio di un’australiana’ calcistica e sintomi quasi più invalidanti del Covid; pretestuoso, presupponente spocchia da primi della classe, rilassamento ‘premio’ per le imprese di campionato e Champions? Di tutto un po’.L’evidente involuzione del fenomeno Kvratskhelia induce forse al sospetto che balzato alle stelle la quotazione, il georgiano abbia ereditato da Allan, Fabian, dallo stesso Koulibaly, il ‘trucco’ di abbassare il livello del proprio rendimento per indurre la società a liberarsene a suon di milioni? Per carità, è un maligno venticello e chi ama il Napoli spera sarà fugato già in quel di Milano luogo della sfida all’Inter. E però resta l’anomalia di un coacervo di dubbi sullo stato di forma fisica e tecnica degli azzurri.

Le avvisaglie di una condizione lacunosa si erano già manifestate nelle amichevoli di Castel di Sangro, ribadite da più consistenti perplessità del due a tre subito dagli spagnoli del Villareal, club di non eccelse virtù calcistiche e ora clamorosamente dall’uno a quattro e prova deludente con il Lille, sofferta dai 25 mila del Maradona Stadio con annoiato stupore, qualche borbottio e forti perplessità: lentezza, sterile possesso palla, difesa colabrodo, ali tarpate, svogliatezza, snobismo da giustificata autostima: s’impone una veloce operazione di restauro, con parallelo blasfemo un intervento di rifondazione, pari a quello che il Pd, in fase di rapido scadimento, richiede per non dissolversi al vento di una profonda crisi.

Chi tende a glissare sui recenti default degli azzurri si aggrappa al condizionamento degli assenti, reduci dal mondiale, ma è un alibi che Poirot o la ‘Signora in giallo’ smonterebbero agevolmente. Ma la vis decantata di questo Napoli da scudetto non è forse il collettivo di un doppio undici egualmente competitivo? Non è il surplus di efficacia assoluta che ha magnificato la lungimiranza di De Laurentiis e Giuntoli? La domanda si dirige come una freccia con la punta intinta nel curaro e per farla deviare dal bersaglio servirebbe uno scudo coriaceo, sarebbe auspicabile un’esternazione chiarificatrice del Presidente, un etto di carbone zuccherino ai piedi dell’albero di Natale, equivalenti di una strigliata, del castigo per i ‘cattivi’ dietro la lavagna, del drastico una tantum “A letto, senza cena”, sperando che la punizione sia una scampanellata, l’ululato di tempestivo di una sirena d’allarme, di suoni acuti per tempo, che, risolutivi, mettano la sordina alle critiche giustificate di chi ieri era allo stadio Maradona, di chi ha speso dieci euro per la telecronaca di Sky e Dazn.

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