Napoli-Salernitana un gioco adatto ai cuori deboli
Gennaio avrebbe dovuto fare morti e feriti, come una carestia “africana”, la realtà è che le vacche abbondano. Verrà il tempo degli scontri diretti e, allora, siamo sicuri che più che “magri e famelici”, di Decimo Meridio il tecnico di Certaldo citerà: scatenate l’inferno.

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©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA
Napoli-Salernitana è stata una partita di calcio solo perché effettivamente lo sport praticato è stato quello lì, ma avrebbe fatto rabbrividire Ebenezer Cobb Morley che lo ideò nel lontano 1863. È mancata, infatti, di tutti quegli elementi che lo ha reso il gioco più bello del mondo: una disputa sempre in bilico – nonostante valori assoluti dissimili, agonismo, ritmo, intuizioni. Un gioco non adatto ai cuori deboli.
Qualcuna l’ha definita gara d’allenamento, ma in realtà possiamo assicurarvi in quel caso l’intensità sarebbe stata molto più elevata. Eppure, strano a dirsi, non c’è colpevole – se non la pandemia globale che depotenzia ogni aspetto della nostra vita – allo spettacolo al quale abbiamo assistito.
I granata si sono presentati in campo “già domati”, non dagli avversari ma dal Covid, dalla sfiga e dagli infortuni, che, tra l’altro, non hanno lasciato tregua nemmeno nei 90’ minuti regolamentari. Della serie una serie di sfortunati eventi. Se lo scarto tra le forze in campo era facilmente calcolabile stimando la distanza in classifica e di gioco tra le due squadre, questo è divenuto spaziale allorquando Colantuono si è ritrovato dimezzato come un barone a fare la conta dei superstiti per stilare le convocazioni.
Ha passato una giornata tranquilla, invece, Spalletti. Se il Napoli fosse una macchina, e il tecnico di Certaldo il pilota, potremmo azzardare dicendo che l’ha vinta andando a folle. Pronti via e in campo ci è andata la stessa formazione scesa in campo al Dall’Ara. Perché correre il rischio di schierare dal primo minuto Ospina, Insigne e Osimhen? Qualche tifoso avrà storto il naso, poi, successivamente capito. Non era il caso.
I granata hanno difeso sin dal primo minuto con un 4-5-1 stoico, in fase difensiva proteggevano l’area come l’ultimo baluardo, con sei uomini in linea e la forza della disperazione dei centrocampisti. Hanno retto, anche grazie a Belec, 17’ minuti, giusto il tempo di guadagnarsi la stima per l’impegno. Elastico distratto in area, Elmas sponda di spalla e Juan Jesus insacca da attaccante navigato. Pairetto – che avrebbe preferito trascorrere questa domenica in famiglia – lascia arbitrare Banti dal VAR: nessuna irregolarità Signor arbitro, si concentri.
Non ha potuto richiamare certo l’attenzione degli azzurri l’assistente di Livorno (se solo avesse avuto un filo diretto con loro!). Il vantaggio ha assopito i padroni di casa, “vincere oggi è come rubare un gelato a un bambino” avranno pensato. E, in effetti, gli avversari non venivano in avanti nemmeno se pagati. Non ne avevano. Poi, ci hanno pensato su, “se proprio ci lasciano fare”. Kechrida, tra i granata più ispirati, ispira Bonazzoli che si inserisce in area, suona la ninna nanna, Rrahmani e JJ hanno gli occhi chiusi, impatto, pareggio. Che facciamo? Urla Spalletti. I suoi lo sentono, riattaccano la spina. La Salernitana perde Schiavone al 34’. Sul bagnato non piove, diluvia in maniera universale. Dentro un altro difensore Jaroszynski. Ma da difendere c’è solo la faccia e l’orgoglio. Alla mezz’ora le energie son belle che finite. Elmas sulla sinistra “maradoneggia”, va in slalom e si conquista un rigore nei minuti di recupero. Mertens va dal dischetto come fosse in pantofole, 144 in azzurro. Sul 2 a 1 il Napoli va prendere un caffè, i granata ci avranno provato con una Red Bull.
Ma le ali non spuntano e, almeno parzialmente, le cambia Spalletti inserendo Insigne per un Lozano in stand-by. Il messicano è come un temporale tropicale, va e viene. Pochi minuti dopo, calcio d’angolo confuso per i padroni di casa, la sfera finisce a Ciro che indeciso se tirare o metterla in mezzo, fa l’uno e l’altro e indirizza senza volerlo su Rrahmani: 3 a 1. Pairetto potrebbe emulare il collega zambiano Janny Sikazwe e fischiare la fine in anticipo come nella folle Tunisia-Mali d’inizio gennaio. Fischia, invece, al 51esimo un rigore che fatichiamo a chiamare tale. Il povero Veseli si ritrova il pallone sul braccio dopo che questo gli ha colpito lo sterno, era già ammonito, può andare solo a farsi la doccia. Questa volte batte Insigne, ritorna al gol: poker.
É finita lì. Colantuono non fa cambi, tranne Russo per Vergani e Simy per Bonazzoli, con altri due slot a disposizione avrebbe fatto in campo primavera, mica come un rondine. Spalletti richiama in panchina i pezzi grossi in questo ordine cronologico Mertens, Ruiz, Rui, Di Lorenzo, dentro alla spicciolata Osimhen, Politano, Ghoulam e il giovane Zanoli. In questa giornata di giubilo, si augura, il nigeriano possa mettere minuti nelle gambe e magari riprendere confidenza con la rete. Non ci riuscirà, perdendo, invece, confidenza con Politano reo di non avergli passato il pallone.
Il derby campano finisce ai posteri. Il Napoli vola al secondo posto in classifica è assume la posizione della civetta in attesa di Milan-Juve. Gennaio avrebbe dovuto fare morti e feriti, come una carestia “africana”, la realtà è che le vacche abbondano. Verrà il tempo degli scontri diretti e, allora, siamo sicuri che più che “magri e famelici”, di Decimo Meridio il tecnico di Certaldo citerà: scatenate l’inferno. Se si vuol sognare febbraio va pensato come il mese che saluta i guai dell’inverno, la primavera non c’è ancora ma è tutto ciò che si desidera, l’anno si sta piegando al suo volere.
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