Baiano, azzurro Napoli e azzurro Empoli

Baiano, azzurro Napoli e azzurro Empoli

© “IMMAGINE DELLA GARA DI EMPOLI BAIANO E MARADONA” – FOTO ARCHIVIO PERSONALE DI DAVIDE MORGERA

Lo stadio Castellani contiene 16 mila posti e l’Empoli sta giocando il suo primo campionato di serie A. L’anno calcistico è il 1986-87 ed il Napoli sta gestendo le ultime giornate di un torneo che alla fine lo vedrà trionfatore. Mancano cinque partite alla fine ma la squadra di casa, allenata da Salvemini, ha un bisogno disperato di punti per centrare una prima, storica salvezza. Come affrontare questa gara? Come fermare Maradona? Come fare per non farsi ubriacare dai giochetti dei fini palleggiatori del Napoli? Semplice, giocare a uomo e cercare di portare a casa almeno un punto. Resistere, la parola chiave è resistere ai prevedibili attacchi della squadra di Bianchi che è reduce dalla vittoria in casa sulla Juventus ma non appare più brillante come nella fase cruciale del campionato. In aiuto del tecnico di casa non ci va, ahinoi, nemmeno Francesco “Ciccio” Baiano che il Napoli ha spedito in prestito proprio all’Empoli. Quando Salvemini chiedi lumi al ragazzino, questi non può che allargare le braccia e dire : “Mister, sono di un altro pianeta, ci ho giocato l’anno scorso e ci ho capito davvero poco!“.

La gara, che si sarebbe dovuta giocare a Firenze per motivi di ordine pubblico, viene confermata ad Empoli dove i tifosi azzurri vengono accolti con striscioni beneauguranti e al suono di canzoni napoletane. La metà degli spettatori, se non di più, sono partenopei. È’ record di incasso. La partita, però, sembra dirigersi su un pareggio annunciato e perfino i big in campo sonnecchiano, svogliati. C’è uno strano clima di fine stagione e il Napoli pizzica Drago, il portiere empolese, solo con una punizione di Diego ed una rovesciata acrobatica dello stesso Maradona. Alla fine Salvemini tira un sospiro di sollievo anche grazie all’arbitro Casarin che nega un rigore macroscopico su Giordano ed il Napoli, con Ferlaino che irrompe negli spogliatoi, si fa sentire con veementi proteste. Ai più, però, appare più una facciata per nascondere lo scialbo zero a zero che un reale malcontento.

Partiamo dal pregresso. Baiano visse l’epopea “maradoniana” molto da vicino, fiutava le voci di dentro di quel Napoli, sentiva la magia che era nell’aria. Ricciolino e piccolino, con un viso da furbetto, di quelli che sembrano risolverti ogni problema pratico, annusò l’erba di Soccavo e poi del San Paolo.  “Ciccio” per gli amici, è già nel giro della prima squadra quando si mette in luce negli allenamenti. È il 1984, Baiano ha solo 16 anni ma guizzi e piroette molto promettenti, possiede una discreta tecnica, è veloce e conclude in porta con regolarità anche se nessuno poteva prevedere le vagonate di gol che farà in seguito, soprattutto a Foggia e ad Empoli. Ottavio Bianchi lo studia, lo valuta fino a lanciarlo nella mischia a 17 anni in una gara di Coppa Italia contro la Salernitana e poi in campionato in una trasferta di Genova con la Sampdoria, dove entra al posto di Caffarelli con gli azzurri ad inseguire lo svantaggio del blucerchiato Lorenzo. Il suo campionato, le sue uniche 4 presenze da minorenne, si svolse tutto nell’arco di un mese, tra il 15 dicembre 1985 e il 12 gennaio 1986. Fu subentrante in Samp-Napoli, Napoli-Avellino e Como-Napoli e partì titolare solo in casa con il Pisa ( poi sostituito da Penzo ). Dopo quella gara, persa in casa per 1 a 0, di lui non leggemmo più nei tabellini. Come il tempo delle mele, il ragazzo aveva bisogno di maturare, troppo acerbo per stare in quel Napoli, poche le speranze anche di fare la terza o la quarta punta. 

Baiano nel Napoli 1985/1986 – foto archivio personale di Davide Morgera

C’è una cittadina toscana che si è appena affacciata alla Serie A dove il calcio si vive senza i patemi e i pathos della grande città, senza le polemiche e le paturnie della metropoli. È Empoli, il posto ideale per il giovane Baiano. “Ciccio” è quasi sempre titolare, in coppia con lo svedese Ekstroem, ma mette a segno solo due reti. Nella gara di Fuorigrotta subentra dalla panchina a Salvadori e gioca l’ultima mezz’ora con il Napoli già in vantaggio di due reti ( Maradona e Carnevale ). Finirà 4 a 0 sotto un diluvio universale, sesto anniversario del terremoto del 23 novembre 1980. Al ritorno, ad Empoli, gioca tutta la partita e se la vede con Ferrario che non gli lascia spazi per il nulla di fatto di cui sopra.

Francesco Baiano all’Empoli – foto archivio personale di Davide Morgera

Forse la dirigenza empolese si aspettava qualcosa di più in fase realizzativa, forse capisce che nella massima serie ci vogliono giocatori con “peli dritti”, che gli sbarbatelli vanno bene finchè fai la B o la terza serie. Così Baiano viene rispedito al mittente, il giovane attaccante torna al Napoli dove colleziona solo due presenze, una in campionato, nella gara vinta contro l’Ascoli ed un’altra, ben più eclatante, quando sostituisce Bruno Giordano nella partita di andata al “Bernabeu” contro il Real Madrid il 16 settembre del 1987. Nel mercato di riparazione Ferlaino lo dà al Parma dove le sue qualità iniziano ad emergere e dove mette a segno 4 reti in 25 incontri. Nel 1988 la svolta, il ritorno “agro dolce” ad Empoli dove esplode e dove finalmente si può scrivere, sull’almanacco, “attaccante“. Le reti sono 14 in 38 partite ma, nonostante questo ottimo rendimento, la squadra toscana retrocede in Serie C1 dopo lo spareggio col Brescia.

Baiano nel Napoli 1987/1988 – foto archivio personale di Davide Morgera

La sua carriera diventò bella e impossibile con il Foggia di Zeman ( che trio con Signori e Rambaudi!) , dove sfiorò la media di una rete e mezza ogni due partite e diventò capocannoniere della serie cadetta con 22 gol. Cifre mostruose, calcio spettacolo, champagne e bollicine, offre il tecnico boemo. Fu questo forse il periodo più bello della sua carriera dove arrivò anche la chiamata della Nazionale di Sacchi che lo impiegò due volte da titolare. Da segnalare anche l’esperienza in Inghilterra al Derby County, alla Fiorentina e soprattutto un finale di carriera dove divenne un idolo della Sangiovannese ( segnando anche contro il ‘suo’ Napoli nel secondo anno di Serie C dell’era De Laurentiis ) e dove, col Sansovino, smise col calcio giocato a 41 anni. A conti fatti il nostro piccoletto e sgusciante “bomberino” ha trascorso un quarto di secolo calcando i campi dalla A alla C. Se non è un record di longevità questo manca davvero poco

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