Siamo quello che facciamo

Questo approccio conferma che chi vince ha mostrato qualcosa in più rispetto a chi ha perso nel superare gli ostacoli.

pioli
Articolo di Alberto Cei23/05/2022

©️ “PIOLI-MILAN” – FOTO MOSCA

Un modo per interpretare i risultati del campionato di Serie A appena concluso ma più nello specifico le prestazioni delle squadre consiste nel fare nostra l’idea che: “siamo ciò che facciamo con continuità”.

Seguendo questa logica non è tanto importante sapere cosa sa o non sa fare una squadra ma cosa ha fatto, quindi, come ha giocato ogni partita. Spesso si dice: “non meritavamo di perdere, abbiamo fatto tanti tiri e neanche un goal mentre i nostri avversari hanno segnato al primo tiro in porta”. La questione è però un’altra e sarebbe più esatto riconoscere che: “noi abbiamo sbagliato molti tiri, loro ne hanno fatto uno solo ma è stato sufficiente a superare la difesa e battere il portiere”.

Affermare “siamo quello che facciamo” è un modo di ragionare che scaccia ogni alibi nella valutazione di un’azione, di una partita e di un’intera stagione. 

Questo approccio conferma che chi vince, ovviamente nel rispetto delle regole, ha mostrato qualcosa in più rispetto a chi ha perso. Inter e Napoli hanno mostrato qualcosa in meno rispetto al Milan, poiché hanno fallito alcune partite decisive mentre il Milan, oggi campione d’Italia, ha superato gli stessi ostacoli in modo vincente.

Personalmente, sono convinto che la collaborazione fra Maldini, Pioli e Ibrahimovic abbia costituito un fattore determinante nel sostenere in modo continuativo la squadra durante il campionato, mentre nelle altre due più dirette avversarie accanto all’allenatore non vi sono state figure così influenti.

Anche se si vuole interpretare i risultati negativi di Napoli e Inter nelle ultime fasi del campionato in termini d’incapacità di gestire gli stress agonistici determinati dal lottare per lo scudetto, dobbiamo comunque servirci dello stesso metro di esame. La mancanza di convinzione e l’ansia dimostrate in campo sono fattori su cui ambedue le squadre dovranno migliorare il prossimo anno.

Mi sembra, invece, che anche nei commenti sui media si preferiscano interpretazioni più conservative, spiegando i risultati negativi con la mancanza di alcuni calciatori venduti o infortunati. A mio parere sono valutazioni che non mettono in evidenza il valore che merita la coesione e la motivazione di squadra.

I problemi non sono responsabilità degli assenti ma vanno attribuiti ai presenti, che devono essere pienamente responsabilizzati su “cosa devono fare” per raggiungere gli obiettivi di ogni partita. A tale proposito, i club dovrebbero prevedere l’organizzazione psicologica della squadra e sapere chi sono i Maldini e gli Ibrahimovic della loro squadra, per non lasciare solo il mister a svolgere questo lavoro sulla mentalità della squadra.

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