La Storia a un passo

Il Napoli gioca una partita mediocre, ma vince e fa godere: al 93’, sul campo della più odiata, festeggiando lo scudetto in casa loro.

Articolo di Mario Gargiulo24/04/2023

©️ “RASPADORI” – FOTO MOSCA

Qualche settimana fa avevamo pronosticato che i giochi si sarebbero chiusi in casa della Juve: non ci aspettavamo il vistoso calo degli azzurri ma neppure che le inseguitrici continuassero a farsi del male come in tutto questo torneo. Fatto sta che il combinato disposto dei due trend e la vittoria di ieri ci ha praticamente consegnato il tricolore: in Aprile…

La grandezza dell’impresa compiuta, di quanto mostrato dalla squadra nel corso della stagione, ha il potere di rendere vittorie, che in altri momenti sarebbero state entusiasmanti senza se e senza ma, oggetto comunque di una disamina per quanto possibile oggettiva.

La Juve in campo ieri era infarcita di scappati di casa con qualche cane rabbioso scippato al più vicino ricovero: parliamo in particolare di Gatti (la bruttissima copia dei noti signori Bonucci e Chiellini) e Locatelli che nella maturità ha perso del tutto le doti tecniche intraviste da ragazzino e si è trasformato in uno Sturaro imbruttito. Con in più il vecchio simulatore Cuadrado cui dobbiamo il gol della vittoria. Incredibilmente poi schierava come centrale difensivo Rugani, che al confronto Luperto è Beckenbauer, e lo scarso dei ragazzi, Miretti. Chiesa, Di Maria, Alex Sandro, Paredes, Vlahovic, lo stesso Fagioli, Bremer semi-infortunato, erano in panca a riposare per l’Inter. Alla faccia della rivincita del 5-1, questa era l’importanza che -giustamente- Allegri dava alla gara.

Contro questa avversaria, reduce da due sconfitte in campionato, il Napoli ha oggettivamente giocato una partita mediocre. Inutile che i compagni di tifo mi riempiano di improperi come fatto ieri sui social. MEDIOCRE. Non si arriva a 60 anni per giudicare una prestazione da un gol al 93’ dopo che per l’intero incontro il fegato ha prodotto bile e malesseri vari. L’intervento di Milik su Lobotka era concettualmente sulla palla: se la tibia della slovacco fosse stata arretrata solo di qualche millimetro la partita l’avremmo persa e carrettate di cacca si sarebbero abbattute sulla squadra e sul tecnico così come in parte accaduto alla fine del primo tempo.

Il Napoli, per fortuna troppo tardi per compromettere il trionfo, ha smarrito le sue certezze nel gioco collettivo e nelle individualità. In calo Lobotka, che comunque continua a tenere in piedi il centrocampo, in calo Kvara, uscito decisamente ridimensionato dalla CL e dalle ultime prestazioni in campionato.

In calo Osimhen che al rientro dalla pausa nazionale è tornato un giocatore normale e non l’alieno ammirato fino alla partita con il Torino. Ndombele, Zielinski e Lozano non faranno parte del futuro del Napoli secondo i rumors: noi diciamo per fortuna perché il loro contributo ai successi della stagione è stato insignificante. Anguissa: è un giocatore formidabile per il primo terzo della stagione, pessimo per il terzo centrale, normale, senza infamia e senza lode, per l’ultimo. Infine il nodo portiere per noi è ancora irrisolto.

Ieri siamo stati lenti, noiosi, sterili, pur dominando la partita soprattutto nel secondo tempo. Come contro il Milan. Poco importa perché ormai i giochi per lo scudetto sono fatti ma questa squadra, grandissima e piena di cuore, l’anno prossimo sarà, dovrà essere, necessariamente e doverosamente diversa. Torneremo su questo per esplodere l’analisi e fornire la nostra personalissima sintesi.

Nel frattempo godiamoci questa ennesima vittoria in trasferta e -da puri tifosi- anche il modo in cui è stata conquistata: al 93’, sul campo della più odiata, festeggiando in casa loro sotto il naso dei loro “sportivissimi” fan.

FORZA NAPOLI SEMPRE