Benvenuto Garcia

Il nuovo allenatore Rudi Garcia si gode l'abbraccio di Napoli con un sorriso, mentre la città è sedotta e abbandonata.

Articolo di Luciano Scateni24/06/2023

©️ “RUDI GARCIA” – FOTO MOSCA

Misterioso il perché della separazione che immaginiamo non consensuale tra De Laurentiis e Giuntoli. Sgarbo istituzionale, boccone amarissimo per la napoletanità calcistica, che ha risposto con sdegno all’addio, anche se represso.

“130, lode e menzione di merito” al presidente, alla gestione finanziaria del ciuccio, pur con qualche dubbio. Il caso del difensore centrale: Koulibaly, che a detta di chi ha competenza per valutare la qualità di questo e quel calciatore fu classificato number one del ruolo in Europa, per alcuni del mondo: esodo inevitabile? E che dire di Insigne, non più profeta in patria, di Mertens “Ciro”, Hamsik, Fabian, Ospina, di Jorginho e prima di Cavani, Lavezzi, in ultimo di Spalletti, Kim-Kim-Kim? Tutti visceralmente, forse opportunisticamente innamorati di Napoli, tutti in estasi per il fascino di Partenope.

Ognuna di queste meteore, ha incorporato l’idea che Napoli, anche quella del calcio, è terra di eccessi sentimentali, di passione “a pelle”, di entusiasmo, di euforia contagiosa, nel calcio elementi di empatia ricambiata. Ne sembra convinto De Laurentiis, come e più di tutti. E però: era davvero innamorato di Napoli, Koulibaly? Lo è Kim? O invece, come Ulisse, hanno ceduto alle lusinghe di sirene che nuotano in acque distanti da Mergellina e inducono a tradire per una scorpacciata di euro? Tutto nella norma.

È cosa ingiustificata, incompresa dai tifosi più esigenti, rammarico per l’esodo da Napoli di top players. Chi ha buona memoria provi a recuperare dallo sterminato archivio le dichiarazioni d’amore di giocatori e allenatori transitati all’ombra solennemente bella e protettiva del Vesuvio: parole al miele, dichiarazioni appassionate, elogi che ricordano il racconto di sommi viaggiatori dell’Ottocento, che saturano la letteratura enfatica sulla città e i suoi abitanti, il bello dell’accoglienza, il forte senso dell’amicizia disinteressata. L’opposto è insieme rassegnata ragionevolezza, accettazione.

Risposte convincenti, ragionevoli, esistono solo nell’oasi dell’utopia, nella dimensione perduta del calcio del primo ’900, nel successivo spartiacque tra “gioco” e intrusione di interessi ultra milionari, antitetici al sano campanilismo. Il caso Spalletti fa testo. Dichiarazioni d’amore, di acquisita napoletanità dirottate da ben altro. Luciano torna a Napoli da turista, Rudi Garcia, abbracciato fraternamente da De Laurentiis, s’affaccia sulla città con un grande sorriso e un “Te voglio bene assai” imparato in fretta per catturare “like” prima del test campionato. Il benvenuto è scontato e si può essere certi, accoglierà con benevolenza partenopea gli eredi di Kim, Zielinski, Demme.

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