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Scopigno, disturbo se fumo anch’io?

Scopigno Riva

© FOTO ARCHIVIO DAVIDE MORGERA

Era un camino fumante, dichiarava tre pacchetti di sigarette al giorno ma, come capita spesso con gli accaniti tabagisti, potrebbe essere stato un gran bugiardo. Leggeva molto, Manlio Scopigno. Filosofi e pedagogisti del passato furono i suoi preferiti, senza disdegnare un Bukowski di tanto in tanto, letti in un mondo dove la cultura contava (e conta) meno che zero. Le sue frasi spontanee, buttate lì con nonchalance, l’acutezza delle opinioni, la scelta delle parole, lasciavano spesso l’interlocutore di sasso. Non si distingueva certo per l’eleganza, l’allenatore dello scudetto del Cagliari. Scopigno raramente ha indossato una cravatta in vita sua, preferiva le tute, le polo e i foulards, come un bohemien. Les jeux sont fait, signori, rien va plus.

Scopigno in maglia azzurra, è l’ultimo in basso a destra

“Il calcio non è cosa per te”

Manlio Scopigno nacque a Paularo (UD) nel 1925 e morì a Rieti nel 1993. Giocò nel Rieti, nella Salernitana, nel Napoli 1951/52, mettendo a referto 6 presenze ed un gol (nella famosa Napoli Como 7 a 1 del maggio 1952,) e in quello 1952/3 – una sola presenza. Con gli azzurri non ebbe fortuna poichè era chiuso da difensori quali Delfrati, Comaschi, Vinyei, Granata, Castelli e Gramaglia, una squadra forte che oscillava tra il quarto ed il sesto posto e che contava un super portiere come Casari, Kriezu e Amadei, poi Jeppson e Pesaola, Vitali e Todeschini.

Pare che lo stesso Amadei gli abbia detto: “Guarda, il calcio non è cosa per te”. Concluse la sua sfortunata carriera di calciatore col Catanzaro nel 1954. Allenò poi il Rieti, il Vicenza, il Bologna, il Cagliari, la Roma ed ancora il Vicenza dopo aver avuto ben poche soddisfazioni da atleta. Ad oggi resta totale l’identificazione tra la sua figura e quella della squadra sarda sulla quale vengono pubblicati ancora libri. Una fantastica banda che conquistò un’isola intera, una nazione intera.

Riva e Scopigno

Eppure, su sei volte che Scopigno è venuto a giocare a Napoli col Cagliari ha perso in quattro occasioni, ha pareggiato nel suo ultimo anno alla guida dei sardi ed ha vinto solo una volta, nell’anno d’oro dello scudetto di Riva e compagni. Questi i tabellini delle gare del tecnico friulano al “San Paolo”, oggi “Maradona”:

Sivori esce dal campo con Pesaola, dopo la vittoria sul Cagliari grazie alla sua rete, stagione 1967/68

1966-67 Napoli-Cagliari 1-0 (Orlando)

1967-68 Napoli-Cagliari 1-0 (Sivori)

1968-69 Napoli-Cagliari 2-1 (Nielsen, Canè, Riva)

1969-70 Napoli-Cagliari 0-2 (Riva x2)

1970-71 Napoli-Cagliari 1-0 (Altafini)

1971-72 Napoli-Cagliari 0-0

Napoli-Cagliari, anno 1969

Albertosi esce su Barison
Zoff e Albertosi, protagonisti di epiche sfide

L’anno di grazia è il 1969 ed il Cagliari di Gigi Riva corre come una freccia verso il suo primo ed unico tricolore. Il 25 ottobre, proprio dopo un Sampdoria-Napoli, i rossoblu, allora quasi sempre in maglia bianca, arrivano a Fuorigrotta in formazione tipo, arbitra Picasso. Anche gli azzurri schierano l’undici migliore con tre punte in campo, Manservisi, Altafini e Barison. Probabilmente Chiappella la vuole vincere per continuare la serie positiva con gli isolani. Purtroppo i micidiali uno-due ed i contropiedi di Riva non lasciano scampo ad un esterrefatto Zoff che sul primo gol commette una papera imperdonabile. Il Cagliari appare una macchina perfetta, non c’è scampo per i padroni di casa. Una doppietta di “Rombo di tuono”, un gol per tempo, stende gli azzurri, i napoletani ammirano ed applaudono una squadra che dopo sei mesi sarà campione d’Italia.

Albertosi è un signor portiere, Cera è stato riscoperto libero e regista difensivo, Martiradonna e Zignoli (quel giorno al posto di Mancin) sono due terzini rocciosi ma che sanno anche attaccare, Tomasini un elegante centrale, Niccolai è un ottimo stopper ma, ahimè, è famoso per i suoi autogol e l’attacco ha Domenghini, Nenè, Gori, Greatti e Riva. Così, snocciolati come un rosario. A guidare quella squadra c’è lui, Manlio Scopigno detto il Filosofo. Era alto, dall’aria disincantata, sembrava un incrocio tra un attore di film muti ed un patrizio romano coi suoi riccioli e la frangetta. Magro, i capelli corti ma già brizzolati, lo sguardo pensoso e il volto scavato dal fumo, pareva un console di un’antica civiltà ma era friulano. Silenzioso come un vero ‘furlan’, pigro come un romano.

Si svegliava tardi al mattino, restava a letto fino a mezzogiorno, gli allenamenti li faceva sempre di pomeriggio. Gli occhi sembravano chiudersi, gran fumatore, pochi denti, segaligno, parlava a bassa voce. Posato e scettico come un pensatore greco, ironico quanto bastava, beveva whisky fino a notte fonda, ecco perchè faceva tardi la mattina. 

Una vita ricca di aneddoti e frasi non banali

Piena di aneddoti la sua vita. Nell’anno dello scudetto del Cagliari i rossoblu hanno una partita fondamentale a Torino con la Juve. La squadra, come si soleva fare a quei tempi, va in ritiro, solito albergo delle trasferte piemontesi. E’ sabato sera, vigilia della partita. Scopigno, come suo solito, fa il giro delle stanze dopo le 23 per controllare che tutti i suoi giocatori stiano dormendo. Quando apre la porta della camera di Riva ai suoi occhi si presenta la seguente scena. Un tavolino, quattro persone che giocano a poker e un fumo incredibile che impregna la stanza. Anzi, le nuvole di fumo ci sono ancora quando Scopigno apre la porta.

I quattro pistoleri sono Riva, Greatti, Albertosi e Domenghini. Nessuno si volta verso il mister, continuano a giocare imperterriti. L’allenatore avanza a piccoli passi nella stanza, prende una sedia e si accomoda a vedere la partita, poi estrae un pacchetto di sigarette dalla tasca, ne mette in bocca una, prende l’accendino e dice : “Scusate (i quattro si girano finalmente verso di lui) vi dà fastidio se fumo?”.

Ebbene Scopigno è passato alla storia del football italiano per le sue frasi, tanta letteratura è stata scritta dopo il suo abbandono dell’attività di tecnico e tanto potrebbe essere ancora detto su un personaggio che in quegli anni sembrò rivoluzionare il mondo del pallone. Iniziò a studiare il calcio girando per l’Europa, si appassionò alla filosofia facendo qualche esame, lesse libri, collezionò quadri nella sua casa di Rieti. Ma soprattutto fumava tre pacchetti di sigarette al giorno, ascoltava la musica dei Beatles e faceva tutto a metà. Mezzi sorrisi, mezze battute, mezze allusioni ma fuori dal campo lasciava ampia libertà ai suoi giocatori.

A chi gli chiedeva dell’importanza della vittoria rossoblu in campionato diceva :”Vincere lo scudetto a Cagliari è come vincerlo sulla luna”. Quando Valcareggi convocò Niccolai in Nazionale, disse : “Tutto mi sarei aspettato dalla vita fuorchè vedere Niccolai in mondovisione”. A chi gli chiedeva perchè Brugnera era sempre in panchina rispondeva : “Perchè ha il sedere più grande degli altri”. Quando ricevette la lettera di licenziamento del Bologna fatta di sole cinque righe, la guardò, la lesse attentamente, sorrise e disse : “Ci sono anche due errori di sintassi, sono proprio degli ignoranti”. Sul rapporto con Riva fu esplicito ma i due, al di là delle battute, si capivano al volo. Diceva : “Io parlavo piano, lui era sempre imbronciato, ne venivano fuori colloqui stupendi“. 
Al presidente del Cagliari Rocca che gli voleva comunicare l’esonero così rispose al telefono : “Presidente, faccia presto, ho la minestra in tavola e non vorrei si raffreddasse”.

La chiosa ad una carriera tra alti e bassi, però, arrivò in una delle ultime interviste rilasciate prima della morte. Il signor Manlio disse : “Io nel calcio mi sono divertito. Se le cose sono cambiate, sono cambiate in peggio. Il calcio di oggi assomiglia all’ufficio del catasto. Gli allenatori vanno a scuola a sentire roba rifritta e dalla scuola escono tutti uguali, con lo stampino. Hanno inventato il calcio coi numeri ma per vincere ci vogliono i giocatori buoni e chi ha giocatori mediocri perde perché coi numeri non si vince“. Come dargli torto?

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