Ego me absolvo. Garcia continua a pensare positivo

Si può dare credito a un allenatore che cita come unica defaillance del Napoli la sconfitta con la Lazio?

Rudi GarciaFoto Mosca
Articolo di Luciano Scateni25/09/2023

Praticamente un boato. Esplode la contestazione di due star e l’obiettivo è il dissennato colpo di genio di Garcia, che nel momento cruciale di partite nate male e finite male, quando il guizzo di un top player può evitare il peggio, tira via dal campo Osimhen e Kvaratskhelia e li sostituisce con giocatori che non hanno neppure il tempo di entrare in partita. Come Spalletti, Garcia non ha uno straccio di idea di come liberare i due attaccanti dalla morsa di marcature doppie o perfino triple. C’è poi la responsabilità in parallelo di De Laurentiis e Garcia per non aver perfezionato l’organico con un centrocampista dotato di conclusioni dalla distanza, alternativa ai gol ravvicinati, soluzione che avrebbe distolto i difensori avversari dal pressing su Osi e Kvara.

Garcia si è chiesto il perché del netto calo di rendimento di Anguissa, ha valutato il danno psicologico di escludere stabilmente dalla formazione titolare Mario Rui, nel campionato dello scudetto decisivo partner di Kvara sulla fascia sinistra e protagonista di cross calibrati per Osimhen, Politano, Lozano, Di Lorenzo? Presidente e allenatore hanno valutato lo scompenso della difesa priva di un centrale regista di reparto, come Koulibaly e Kim, ruolo affidato a un erede calcisticamente imberbe (Natan)? Si può dare credito a un allenatore che cita come unica defaillance del Napoli la sconfitta con la Lazio?

Come valutare l’ostinazione a svilire il potenziale offensivo di Raspadori, spedito in campo senza un’idea condivisa di che ruolo interpretare? Mezzala, ala, centravanti aggiunto o agnello sacrificale, tutto in assenza di un progetto? Che aria tira nello spogliatoio degli azzurri? Musi lunghi, perplessità, sfiducia nello staff presieduto da Garcia? Rabbia per la serie infinita di infortuni muscolari che hanno colpito quasi il 50 per cento dei titolari? La vittoria contro il modesto Braga, punito da un autogol alla Fantozzi, può assolvere il gioco poco esaltante degli azzurri all’esordio in Champions League, in un girone che propone l’impari duello con il Real Madrid? L’allenatore ingaggiato con spesa ridotta crede davvero di assolversi raccontando di tifosi napoletani che lo incoraggiano mentre ignora la delusione di quelli del Dall’Ara, che nei 90 minuti di Bologna hanno assistito a un solo vero pericolo per la porta difesa da Skorupski?

Quanti calci di rigore deve sbagliare Osimhen per capire che non è il terminator di queste straordinarie opportunità? E per non ignorare nessuna delle nuvole che oscurano il cielo dei campioni d’Italia, a che punto sono le laboriose, enigmatiche trattative per il rinnovo dei contratti di Osimhen e Kvaratskhelia? Come giustifica Garcia il contrasto anarchico del Napoli tra i 45 minuti accettabili e i 45 minuti di buio, sistematica altalena di prestazioni nel corso delle partite fin qui disputate? In fine di un’intervista post Bologna Garcia, alla domanda se al Napoli fa difetto la grinta, ha risposto da ‘napoletano’: “Serve cazzimma? Sì, conosco questo termine, anche oggi l’ho usato”. Ma davvero? Nessuno se n’è accorto.

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