C’era una volta il “Petisso”

Nel girone di andata di Serie A, gli oltre 1800 corner battuti hanno prodotto appena 64 reti. Ma dove è finita la creatività?

Zielinski
Articolo di Luciano Scateni26/01/2022

Corner. Il cos’è lo spiega il pozzo di San Patrizio del monumentale dizionario “Treccani”: equivale ad “angolo”. Deriva dal latino “cornu”, corno, punta, estremità, angolo estremo. Pronuncia corretta Kòrner. Nel gioco del calcio, la punizione in italiano è detta appunto calcio d’angolo. Nel linguaggio delle tele-radio cronache e della stampa sportiva, “salvarsi in corner” è riuscire, con l’aiuto della fortuna o altro, a salvarsi all’ultimo momento, per esempio sulla linea di porta con la respinta di un difensore o del portiere.

Racconta la statistica che nel girone di andata del campionato di serie A in corso, sono stati assegnati e battuti 1.800 corner. Quanti trasformati in gol? Sessantaquattro. Quanti squadra per squadra? 8 il Bologna, 7 l’Inter, 5 la Sampdoria,4 Roma, Empoli, Fiorentina, Milan, Udinese, Lazio. 3 ne hanno segnati Salernitana e Napoli, 2 Sassuolo, Juventus, Spezia, Verona, Genoa. Cagliari, 1 Torino e Venezia. E la gagliarda Atalanta di Gasperini? Neanche uno, zero. Esclusi i mezzi exploit di Bologna e Inter il bottino di reti ottenute calciando dall’angolo è davvero magro.

Possibile che titolati allenatori come Allegri, Mourinho, Sarri, non siano in grado di inventare alternative ai lunghi lanci in area del battitore, che braccia al cielo, indica ai compagni il tipo di esecuzione, il lancio lungo in area, ma informa anche i difensori su come disporsi. Niente di diverso del passaggio corto a un compagno che a sua volta manda in area il cross? I tifosi napoletani ricorderanno sicuramente la fantastica realizzazione di testa del centrale Rrahmani, nata da uno schema copiato dal Borussia Dortmund, come ha onestamente confessato Spalletti: punizione per il Napoli anti Fiorentina. Sul pallone Insigne e Zielinski. Il capitano finge di tirare, gli subentra il polacco, cross perfetto al centro dell’area dove sapeva di doversi far trovare Rrahmani. Testa, gol.

Insomma la creatività come componente delle strategie di gioco per evitare l’improduttivo tran tran di modelli visti e rivisti, a lungo andare neutralizzati senza difficoltà. Sono stati una fantastica eccezione i lanci millimetrici di Insigne da sinistra, per l’appuntamento con le puntuali incursioni da destra di Callejon alle spalle dei difensori. Calci d’angolo. Gli azzurri ne hanno battuti novantatré nel girone d’andata e di reti ne hanno raggranellate solo 3. Chi ricorda i gol diretti del “Petisso” dalla bandierina, quelli di Palanca, i tiri con effetto a rientrare, che buggeravano i portieri? Un Pesaola del terzo millennio non c’è e comunque i moderni impianti delle difese non consentirebbero più di segnare gol diretti da corner.

Aspettando l’elevazione di Osimhen c’è di sicuro che i palloni spediti in area di rigore dagli azzurri sono quasi sempre preda dei difensori: non sarebbe più vantaggioso servire un compagno libero, anche piuttosto arretrato rispetto all’area di rigore avversaria e costruire una nuova manovra d’attacco favorita dal sicuro possesso palla?

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