Mondiali e dintorni

Con grave ritardo e poca convinzione, il mondo del calcio comincia a capire le ragioni di chi vorrebbe boicottare i Mondiali.

Articolo di Luciano Scateni26/11/2022

I “buu, Scimmia”, “Vesuvio erutta, Napoli distrutta”, le svastiche esibite impunemente, il saluto fascista, eccetera. Di qui l’idea di un osservatore indipendente, per esempio un delegato dal Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) in stadi del calcio noti per comportamenti razzisti, violenti, di apologia del fascismo. Ignorato un primo e un secondo monito dell’osservatore, amplificato dagli altoparlanti e ignorato dagli ultrà facinorosi, il placet del rappresentante Codacons al ritiro della squadra investita dai cori razzisti, alla sua vittoria per due a zero, alla sottrazione di tre punti in classifica per la squadra della tifoseria razzista. Eccesso di rigore garantista della correttezza? Ma no, questo e altro per stroncare la gramigna sempre più invasiva dei violenti che sfogano il loro peggio negli stadi, impunito, o contrastato con misure inefficaci.

Con grave ritardo e poca convinzione, il mondo del calcio comincia a capire le ragioni di chi vorrebbe boicottare i Mondiali, ma frena nel trasferire la contestazione in atti concreti, per non disturbare il cerchio per nulla magico dell’affarismo che pervade ogni ganglio dello sport più popolare e corrotto del mondo. Qualcosa si muove, poco ma si muove. La Fifa, complice non secondaria dei Mondiali assegnati al Qatar, maschera con inesistenti condizionamenti istituzionali il timore di scontentare gli arabi e finge di ignorare il cumulo di comportamenti repressivi nel fazzoletto desertico inondato di opulenza senza uguali, il bavaglio alla libertà di espressione, il regime di schiavitù dei lavoratori migranti da Paesi poverissimi, sfruttati fino a ucciderli di fatica e stenti. Questa Fifa, investita di proteste ha revocato il divieto ai calciatori di mettere al braccio la fascia con i colori arcobaleno contro la barbarie del Qatar, che punisce l’omosessualità con il carcere, che ha imposto di cantare ai suoi giocatori, in silenzio per protesta durante l’esecuzione dell’inno nazionale all’esordio dei Mondiali e ha impedito l’accesso allo stadio di tifosi e giovani tifose che indossavano le maglie ‘Freedom’ (libertà) per i diritti delle donne in Iran.

Ma in Rai esiste una scuola di specializzazione per telecronisti del calcio e di altri sport? Esiste un team di conclamati esperti tipo studi Sky? Qualche dubbio è indotto dall’ascolto insoddisfacente delle telecronache dei mondiali, con poche eccezioni, dalla simpatica e anomala presenza di Sara Simeoni, ex primatista mondiale di salto in alto, del ginnasta olimpionico Yuri Chechi, nel ‘salotto’ gestito dalla direttrice di Rai sport. Non meno dalla timidezza iniziale della televisione pubblica nel condannare il mancato rispetto dei diritti umani del Qatar.

Calzona Napoli

Il Napoli è quasi ko, ma dall’angolo non parte la spugna della resa 

Liquidato Spalletti, esonerati Garcia e Mazzarri, De Laurentiis si affida ora a Francesco Calzona: a...

Traore Napoli

Un pari stentato, Napoli in grigio: 1 a 1 con il Genoa

Il Napoli non va oltre il pari contro il Genoa, ci pensa Ngonge a salvare...

Meno 7 dalla Champions: 0-1 contro il Milan

Perde ancora il Napoli in trasferta. La sconfitta contro il Milan fa sprofondare i campioni...

Verona ‘knock out’, tre punti preziosi per un Napoli in chiaroscuro

Felici sorprese oggi, tra l'ottima forma di Kvaratskhelia, la prima firma di Ngonge e l'assist...