Il calcio come medicina contro i problemi
Se questo sport è capace di "creare" un mondo dove i problemi e le preoccupazioni vengono dimenticate, usiamo il fischietto per far iniziare le partite, e buttiamolo subito dopo.

Sono ore delicate per il nostro pianeta. Quello che sta succedendo in questo momento tra Ucraina e Russia tocca ognuno di noi. Sono momenti in cui ci fermiamo e pensiamo: perché tutto questo? Perché il mondo continua ad accumulare energia negativa che poi trasforma in tragedia? Domande a cui nessuno è in grado di dare una risposta.
Eppure, nonostante la vita sembra voltare le spalle a tutto e tutti, esiste un qualcosa capace, anche solo per un momento, di far “dimenticare” tutto il male che ci circonda.
Quel qualcosa si chiama calcio, lì non esiste nessun nemico, nessun campo di guerra. In situazioni così delicate, il mondo del calcio si stringe attorno alla sensibilità dell’essere umano.
Siniša Mihajlović, non esiste guerra capace di buttarlo giù
Nel corso della conferenza pre-partita di Salernitana-Bologna, l’allenatore rossoblu, Siniša Mihajlović, ha espresso le proprie considerazioni su quello che sta succedendo:
“Con la guerra non esistevano più i legami familiari. Un mio cugino voleva buttare una bomba in casa mentre mio padre stava guardando in TV la Stella Rossa di Belgrado. Si fermò solo perché in casa c’era anche suo fratello insieme a mio papà”.
Il suo passato e la sua esperienza: “Io speravo sempre che i miei allenamenti durassero una giornata intera per non pensare alla guerra, perché tornavi a casa e vedevi, ascoltavi, guardavi alla televisione quello che succedeva. Solo in quei momenti ero felice. Però non è facile riuscire a estraniarsi dai problemi. Io spero solo che, da prima notizia, la guerra non diventi presto la seconda, la terza o la quarta e dopo un mese non se ne parli più. Tutti dobbiamo cercare di dare un contributo, e sperare che sia una cosa che finisca presto, perché è una cosa più grande di noi. Ho letto una frase che diceva che la guerra la fanno i ricchi ma sono i poveri a morire. Io sono convinto che la guerra non possa e non debba essere l’unico modo per risolvere i problemi. Ricordo quando c’era la guerra nel mio Paese, vincemmo la Coppa dei Campioni e c’era la guerra. Poi quando ho vinto il campionato con la Lazio bombardavano ancora. Questi sono i veri problemi”.
Sono le parole di un uomo che nella sua vita ne ha passate tante, ha combattuto tante battaglie sportive e umane, non si è mai mostrato debole, spalle larghe e testa alta contro tutto. Un uomo, Siniša Mihajlović, che possiamo definire mister di vita e andrebbe ascoltato.
Miranchuk e Malinovskyi, la prova che guerra è solo una parola da cancellare sui vocabolari
Nel nostro campionato militano anche due calciatori che di talento e di qualità ne hanno in quantità industriale: Ruslan Malinovs’kyj e Aleksej Mirančuk, entrambi tesserati con l’Atalanta.
Perchè citiamo loro due? Semplice, uno è ucraino e l’altro è russo, e quando sentiamo queste due Nazioni accostate non possiamo che pensare a cosa sta succedendo in queste ore.
Loro sono l’esatto contrario di quello che si dice e che si legge: stima reciproca, professionalità e amicizia, valori che dovrebbero avere tutti gli atleti e sportivi.
Non possiamo non pensare a come si sentono persone come loro ora. Persone che condividono uno spogliatoio, un ambiente amico. Magari si sono trovati in imbarazzo nel chiedere un semplice scusa per un qualcosa di cui nessuno dei due è responsabile.
Le uniche bombe che vorremmo, e di cui vorrebbero, parlare e vedere sono quelle tirate proprio da Malinovs’kyj, che partono dal basso verso l’alto e si vanno a insaccare sotto l’incrocio. Proprio come lo splendido gol che ha realizzato in Europa League contro l’Olympiacos e ci ha fatto strabuzzare gli occhi.
Se il calcio riesce a fare miracoli, non facciamo mai finire le partite
Dinanzi a tutta questa spensieratezza che il calcio riesce a donare la richiesta sorge spontanea: non facciamo mai finire le partite.
Se questo sport è capace di “creare” un mondo dove i problemi e le preoccupazioni vengono dimenticate, usiamo il fischietto per far iniziare le partite, e buttiamolo subito dopo.
Se lo sport in questo momento è l’unica arma contro tutto questo, allora facciamone buon uso, e avviciniamoci tutti quanti a questo mondo che il calcio ci regala.
Poniamo i valori del calcio e dello sport al centro della nostra vita quotidiana, cercando di non fare distinzioni di razze e senza ricorrere all’odio e alla violenza per raggiungere i propri obiettivi.
Perché le uniche battaglia di cui vogliamo sentire parlare, sono quelle che avvengono all’interno del campo di gioco, dove l’unica arma è un pallone che rotola e dove i soldati sono 22 persone che si rispettano l’uno con l’altro.
Come recita una famosa poesia di Gianni Rodari:
“Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra“.
