Il mercato del Napoli 1992-93: l’estate di Fonseca

Il calciomercato del Napoli nel 1992: tante cessioni e tanti acquisti, ma mentre i debiti aumentavano, il futuro era sempre più grigio.

Articolo di Davide Morgera27/06/2022

© LA COPERTINA DELLA RIVISTA UFFICIALE DEL NAPOLI, ESTATE 1992 – ARCHIVIO PERSONALE DAVIDE MORGERA

Acquisti : Altomare (Reggiana), Bresciani (Torino), Carbone (Bari), Fonseca (Cagliari), Cornacchia (Atalanta), Nela (Roma), Pari (Sampdoria), Policano (Torino), Thern (Benfica).

Cessioni : Alemao, Blanc, De Agostini, De Napoli, Filardi, Padovano, Pusceddu, Silenzi.

E’ vero che il Napoli, nel torneo appena concluso, finì a distanza siderale dal Milan campione d’Italia (ben 14 punti!) ma è pur vero che Ranieri portò la squadra al quarto posto in classifica. Un piazzamento che valse la partecipazione alla Coppa U.E.F.A. Oggi poteva voler dire Champions League ma all’epoca la riforma dell’Europa delle coppe non era ancora arrivata. Dunque, il dopo Maradona era iniziato bene per l’ennesima gestione Ferlaino ma l’estate del 1992 fu foriera di sorprese e di addii annunciati. Il presidente pensò al portafogli ma anche ad un probabile svecchiamento della rosa. Il giocatore che coniugò al meglio questa idea fu Nando De Napoli che, dopo sei anni di milizia azzurra, fu dato al Milan per una cifra molto alta (parliamo di più di 10 miliardi di lire). Sappiamo poi come andò, il giocatore irpino totalizzò solo nove presenze in due anni in rossonero. Le ‘male lingue’ insinuarono che a Berlusconi bastava togliere un ottimo giocatore ad una potenziale rivale ed era già contento. Beato lui!

Con De Napoli va via un altro dei tasselli importanti del secondo scudetto e della Coppa U.E.F.A., Ricardo Alemao. Un giocatore apprezzato e voluto bene dalla tifoseria partenopea, uomo di fatica e tecnica, più leone che gazzella, il ‘tedesco’ aveva ormai finito il suo ciclo a Napoli. Ironia della sorte lo acquista proprio l’Atalanta, la squadra della partita della ‘monetina‘. Il calcio è strano e lo era anche allora. Con l’arrivo di Fonseca, di cui tratteremo dopo, l’attacco si rivoluziona e vengono ceduti Padovano e Silenzi, giocatori troppo alterni e dai piedi poco educati. Piccola rivoluzione anche in difesa dove il Napoli perde due discreti mancini come Pusceddu e De Agostini, il jolly Filardi, vittima di troppi infortuni, ed un giocatore che esploderà da lì a poco, un signor libero. Il suo nome era Laurent Blanc ma il francese preferì tornare in patria per una sorte di ‘saudade’ e di difficoltà nell’ambientarsi. Successivamente ha fatto le fortune di Inter, Manchester United, Barcellona e Marsiglia.

Il Napoli sulle figurine Panini – archivio personale Davide Morgera
Il Napoli sulle figurine Panini – archivio personale di Davide Morgera

Se le cessioni furono otto, gli acquisti altrettanto importanti furono solo nove. Sostanzialmente e numericamente la rosa, dunque, rimase la stessa. Iniziamo dalla difesa. Con Cornacchia, un onesto stopper, e Nela, ormai ai titoli di coda, la squadra sembrò indebolirsi già in estate. Nonostante la presenza dei collaudati Ferrara, Francini e Corradini e di un signor portiere come Galli, sarà proprio il reparto arretrato il vero tallone d’Achille della squadra. A fine campionato il Napoli subirà 50 reti. Il centrocampo, a dispetto della presenza di Crippa e Zola, due inamovibili, viene rinfoltito con quattro ottimi acquisti. Arrivano Policano dal Torino, Pari dalla Samp, Carbone dal Bari e Thern dal Benfica.

Pari al suo arrivo a Napoliarchivio personale di Davide Morgera
Thern alla notizia del suo arrivo – archivio personale di Davide Morgera

E’ lì, in mezzo al campo, che la squadra appare maggiormente rafforzata e con diverse soluzioni a seconda della partita. Agonismo e tecnica, corsa e fosforo appartenevano ai quattro nuovi. C’era da sperare bene. Il crack arriva dall’attacco. Bresciani sarà destinato a fare la riserva ma Daniel Fonseca, 12 miliardi al Cagliari (più Pusceddu), è il nome di richiamo di tutto il mercato azzurro. Il Napoli arriva al bomber uruguaiano dopo aver trattato Stoichkov il quale non se la sentì di lasciare il Barcellona per la nuova avventura italiana. Così il d.s. Perinetti piombò su “El Tigre“, una delle stelle annunciate del mondiale americano di due anni più tardi. Principe del gol, veloce come il vento, un sinistro divino, Fonseca firma un contratto di 4 anni per regalare l’ennesimo sogno scudetto ai napoletani. Il ventitrenne sudamericano resterà solo due anni segnando 31 reti in 58 partite, poi i soliti problemi finanziari lo porteranno alla Roma e successivamente alla Juventus. La società aveva visto bene e, anche attraverso lo slogan “Restare competitivi pensando al futuro”, aveva affidato una ottima spalla a Careca che, sebbene non avesse più una verde età, rappresentava sempre uno spauracchio per tutte le difese avversarie.

Nonostante queste premesse, la squadra non si ritrova. Ranieri ha un inizio da incubo, 5 sconfitte in 9 partite ed eliminazione dalla Coppa U.E.F.A. per mano del Paris Saint Germain. Il tecnico romano viene esonerato dopo la decima giornata e Ferlaino richiama Ottavio Bianchi che fa molta fatica per portare la barca in porto. Gli azzurri si salvano dalla retrocessione per soli due punti grazie ad una striscia positiva di tre vittorie e cinque pareggi nel girone di ritorno. Un incubo evitato, un sospiro di sollievo per chi aveva sognato in grande dopo questa campagna acquisti. A fine torneo Ferlaino lascia la carica presidenziale a Ellenio Gallo, il consigliere più anziano, ed impone che sia Bianchi a fare il general manager. I debiti sono già tanti, il futuro è sempre più scuro.

Fonseca e Ranieri – archivio personale di Davide Morgera