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L’ACD Città di Cinisi è l’antitesi del calcio moderno

L’ACD Città di Cinisi è l’antitesi del calcio moderno

Lo scrittore cileno Luis Sepúlveda diceva: “Il mondo e la vita vanno troppo veloci: serve coraggio per fermarsi”. In una società dove si è normalizzato il tutto e subito, sembra impossibile trovare chi è disposto a sedersi per progettare il futuro. Il calcio non è da meno, poiché funge da specchio ad un Paese incapace di impugnare una matita e disegnare un percorso a lungo termine.  

In Sicilia, però, con forza e coraggio, c’è chi ha scelto di dar conto ad un altro tipo di risultato sportivo. La vittoria, infatti, non sta nel successo di una partita, bensì nello sviluppo delle qualità del piccolo calciatore. Oggi, a Sport del Sud, è intervenuto Claudio Piraino, ex allenatore del Lampedusa. Se qualche mese fa ci ha raccontato della difficile quanto commovente storia dei giallorossi, oggi ci spiega l’importante progetto di crescita della sua nuova squadra: l’ACD Città di Cinisi:

“Dopo l’esperienza a Lampedusa, il direttore Andrea Lo Faso mi chiama per portarmi a Cinisi. Il progetto presentato si basava su due concetti: nessun bambino paga una quota per giocare e non bisogna guardare al risultato. L’unico obiettivo è quello di far crescere i ragazzini il più possibile per poi trasferirli in prima squadra, che oggi milita in Prima Categoria. Il Covid ci ha portato via tre anni preziosi. Così facendo, poi, possiamo ammortizzare i costi”.

Come si costruisce una squadra, con annessa scuola calcio, senza alcun introito?

“Dobbiamo ringraziare alcuni sponsor. Così facendo abbiamo reso la scuola calcio gratis. Penso che siamo i soli in Italia a fare dell’aggregazione il perno centrale del calcio senza far pagare nemmeno un centesimo. Qui ho trovato il consenso di tutti. Ora sono il Responsabile del Settore Giovanile.

Un ringraziamento va anche al Presidente, Salvo Alfieri. Insieme abbiamo messo in piedi questa struttura e, anche se con non poche difficoltà, la stiamo portando avanti con volontà e dignità. Non è facile far capire alla gente che oggi viene prima il bene del ragazzo e poi i risultati. Tutti portano i figli in una squadra forte, che vince. Ma nel Milan, nella Juventus, nell’Inter non vi è progettualità. Non hanno tempo per aspettare la crescita del piccolo calciatore. Vogliono tutto e subito, comprando poi giovani a prezzi esorbitanti”.

L’esempio dell’ultima finestra di mercato potrebbe essere quello di Vlahovic

“Esatto. È facile comprare quello forte. Gli allenatori bravi devono lavorare con i bambini meno bravi. Lì c’è il valore della squadra. La qualità la devi far sbocciare tirandola da dentro ai ragazzi. Bisogna programmare e vincere: vincere nella crescita del bambino. Bisogna lavorare dai primi calci, con educazione e rispetto per gli avversari.

Gli allenatori devono saper perdere ed analizzare l’errore, anche perché nella vittoria difficilmente si percepisce dove si sbaglia: si è presi dall’entusiasmo. La nostra idea è formare prima l’uomo, e poi dopo l’atleta”.

Nel calcio di oggi, sempre più legato ai risultati, non esistono progetti a lungo termine

“Mi chiedo allora che senso ha creare una Primavera senza far mai esordire un ragazzo in Prima Squadra? Bisogna esser consapevoli che non ci sono più le disponibilità economiche. Bisogna cominciare a lavorare in questo senso”.

Claudio Piraino con “i suoi ragazzi”

C’è un modello di ispirazione?

“Mi verrebbe in mente il Milan di Sacchi. Aveva Baresi, Costacurta, Galli e Maldini: tutti del settore giovanile. Quel Milan lì a vinto tutto. Non è vero che più spendi e più vinci. Anzi, più spendi e più ti indebiti se non vinci.

La forza però sta nel sapere che hai una società disposta anche a perdere pur di portare gente in Prima Squadra. Prendi Gabbia: ai rossoneri non è costato nulla. Se volesse venderlo varrebbe milioni”.

In casa Napoli Insigne è l’unico che ha proseguito la sua carriera in azzurro, dal settore giovanile alla Prima Squadra

“Ecco. Non si punta mai alla cantera. La domanda che mi pongo allora qual è? Tutti vogliono lavorare col settore giovanile, ma le società e gli allenatori non sanno accettare la sconfitta. Da intelligenti, riesci a sopportare la sconfitta consapevole del progetto. I risultati verranno.

Nella mia carriera ho vinto campionati regionali, sono arrivato in semifinale nazionali. Ma nessuno ti riconosce niente. Le società vogliono vincere. A Cinisi riesci a lavorare tranquillamente anche se perdi. Sanno che il progetto è vincente nel momento in cui il ragazzo comprende ciò che chiedi.

Abbiamo perso le prime partite 4-0, 5-0. Oggi raccogliamo i frutti perché qualche risultato lo portiamo a casa. Guardiamo avanti però, perché domani, questa squadretta, potrebbe darti delle soddisfazioni. Non vi preoccupate della sconfitta, che questa aiuta a crescere. Si vince domani, perché il lavoro paga”.

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