Colpa di sistema

Le squadre italiane limitano drasticamente minuti di gioco dei loro giovani e il record negativo è del Napoli con lo 0.06 percento, i quattro minuti concessi da Spalletti a Zanoli.

Articolo di Luciano Scateni28/03/2022

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© “MANCINI” – FOTO MOSCA

Lo sanno i ‘ct’ e anticipano i critici di settore: “Se la squadra non va, primo responsabile è l’allenatore”. Bene, fare autoanalisi è tutta salute mentale e Mancini non si esime dal ‘mea culpa’, recitata a caldo, per addossarsi i mali del calcio italiano che genera la nazionale azzurra. Bene l’onesta confessione di colpa, ma poi, è davvero Mancini la causa dell’inguardabile nazionale sconfitta dalla Macedonia Nord, che staziona oltre il sessantesimo posto nella classifica mondiale e conta su una misera percentuale di calciatori da pescare nella popolazione totale di soli due milioni di abitanti? Da quale serbatoio di eccellenze l’Italia tira fuori gli undici con cui competere a livello internazionale? L’azzardo di assolvere seppure parzialmente Mancini non sminuisce la riflessione sulla ponera autarchia del calcio nostrano.

I club, soprattutto delle serie A, per fare del calcio un ganglio allettante del suo intero circuito affaristico, ingaggiano abili globetrotter, sempre più ricchi mediatori con il compito di agganciare calciatori dei cinque continenti, specialmente nel ‘continente nero’, che sforna talenti a costi non proibitivi. È abbagliante la luce del faro che illumina il tabellone esplicativo della caccia allo straniero: l’indagine sul nostro massimo campionato propone che dei 574 giocatori che militano in formazioni di serie A, solo 226 sono italiani (anche meno, considerato che terzi portieri e giovanissimi non entrano mai in campo).

È dell’Udinese (chi l’avrebbe detto) il massimo numero di calciatori stranieri impiegati. 88 percento! Più delle big dei cinque campionati europei maggiori (Premier League, Liga spagnola, Bendesliga tedesca, Ligue francese). Per approfondire: Mancini, come i suoi predecessori, per la successione a Pirlo, regista in pensione di qualità mondiale, ha ereditato l’insostituibile ex Brasiliano Jorginho, e trovano posto in maglia azzurra il terzino Emerson, l’attaccante Kean.

In stato di irata depressione, nel finale di Italia-Macedonia il nostro commissario tecnico ha mandato allo sbaraglio per gli ultimi minuti l’italianizzato Joao Pedro. Obiezione: ma pescare nel settore giovanile no? Giusta l’idea, fallimentare la risposta.

Quanto si investe in progetti di valorizzazione dei ragazzi? Il dato di quattro sulle venti della serie A per il settore giovanile: la Juve investe il 2,5%, l’Inter lo 0,1 in più, il Milan il 2, 9 e la Roma il 5,6%. Nella storia della nazionale (e dell’Italia giovanile) hanno trovato spazio e fortuna gli africani Okaka, El Shaarawy, Laribi, Gomis, Masina, Liverani, Audero, Adjapong, Balotelli, Manfredini, Oshadogan, Ferrari, Ogbonna!!!

Le squadre italiane limitano drasticamente minuti di gioco dei loro giovani e il record negativo è del Napoli con lo 0.06 percento, i quattro minuti concessi da Spalletti a Zanoli. In un confronto dad, a distanza, il dato del Burnley, squadra inglese, che ha mandato in campo i suoi giovani per dell’80,7% del tempo, la famosissima ‘cantera’ del Barcellona, che prepara un giovane dopo l’altro da integrare nella prima squadra. Non è meno il Chelsea. Dispone di uno strepitoso settore giovanile.

Con questo background il calcio italiano può ingaggiare anche super allenatori, come Guardiola, il tedesco Klopp, ma nella consapevolezza di non poter chiedere loro miracoli.

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