Tra l’x e i “mister x”, Il Napoli gioca solo per Osimhen

Per il Napoli, tra ansie, speranze, nervosismo e attesa per il futuro, contava solo avvicinare Osimhen al titolo di capocannoniere.

Articolo di carloiacono28/05/2023

©️ “BOLOGNA-NAPOLI-OSIMHEN” – FOTO MOSCA

Per onorare il gentil campionato che ha consegnato lo scudetto agli azzurri con cinque giornate d’anticipo, giocava per questo e poco più il Napoli al Dall’Ara. L’ha fatto con l’impegno che ci mettono i ragazzini a scuola nelle ultime giornate vuote e lente di inizio giugno che conducono dritti dritti all’ombrellone. Gli esami sono finiti, si aspetta la campanella triplice, facendo finta che del resto interessi qualcosa.

Che, in fondo, il record del Napoli di Sarri (91 punti), possa dare ancora quelle motivazioni che da un paio di mesi a questa parte sono polvere da sparo bagnata. Quando poi l’obiettivo vero e proprio nel mirino e già stato colpito e stecchito. Cos’è un record senza vittoria? Vanagloria. Un cono senza gelato.

Contava, ancora per il Napoli, forse, solo e soltanto permettere al giocatore chiave di questa stagione di soddisfare le proprie ambizioni personali. Mai nella storia partenopea, si è vinto lo scudetto con un centravanti capocannoniere, oramai Osimhen è ad un passo dal farlo. Se non l’ha fatto già, con una doppietta che mette Lautaro a debita distanza. Il nigeriano è a 25, l’argentino a 21, manca un sola partita, e il Toro incontrerà il Toro, l’attaccante mascherato la Samp. Ça va sans dire. Si scornino pure…

Non l’hanno fatto Napoli e Bologna, o almeno senza giocare a farsi male, come due pugili attempati. Gli azzurri hanno dato i primi due pugni, poi hanno prestato i fianchi agli avversari per pareggiare i conti, giustamente meritati dagli uomini di Motta, allenatore che avrà vita lunga e futuro radioso.

È andato in vantaggio il Napoli. Dicono che Skorupski vanti Osimhen nella sua squadra del fantacalcio, altri narrano che tra i due c’è una grande amicizia da quando il polacco da bambino fece un viaggio a Lagos. I malintenzionati dicono che l’estremo difensore abbia un problema di diottrie e l’abbia scambiato per Lucumi. Fatto sta che il numero uno rossoblù ha servito il nigeriano con un filtrante a seguire, e l’attaccante non si è fatto pregare, a porta vuota ha appoggiato dentro il più facile dei gol.

Thiago Motta si è alterato, perché il Bologna non voleva venir fuori. Si affidava ad Arnautovic, che potrà essere vecchio, acciaccato, consumato da un talento che avrebbe potuto sfruttare di più, ma possiede ancora quel tocco diverso, la differenza da un giocatore normale. Si è accesso ad intermittenza, non ha punto.

L’ha fatto ancora Osimhen, nella ripresa. Coefficiente di difficoltà dello 0,50% maggiore rispetto all’occasione che ha portato alla prima rete. Barrow ha perso un pallone in uscita, Bereszynski l’ha recuperato e ha imbucato per il numero 9, diagonale, doppietta. Il Napoli ha pensato che l’obiettivo di giornata fosse raggiunto se Marcenaro avesse fischiato prima, sarebbe stato duopo. Eppure per gli azzurri era come se l’avesse fatto, sono usciti dalla partita.

Il Bologna ha accorciato le distanze con Ferguson, al minuto 63’. Le ha annullate all’84esimo: gol di De Silvestri, di testa, sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

X in campo, e se ne fregano anche i tifosi. L’X che suscita ansie, speranze, nervosismo, attesa è quella che segue i “Mister”. Il Mister X in panchina, quello dietro alla scrivania di direttore sportivo. Si rincorrono tante voci, verità e bugie. Spalletti si allontana sempre più dal Presidente ma non dalla città o la squadra che si è tatuato sul braccio e sul cuore. Il 4 giugno tutto rientrerà nel giunto contesto, quello del giubilo. Poi si aprirà a Napoli una nuova era, anzi meglio un nuovo capitolo della stessa che è cominciata dall’approdo di De Laurentiis.