Guardiola: “Odio quando non volete la palla!”

Non accettare la palla è l'errore più grave che può commettere un calciatore. L'ansia, la pigrizia, l'individualismo, lo scarso spirito di squadra, un atteggiamento lamentoso, la poca concentrazione o la percezione eccessiva di fatica sono alla base di questa difficoltà.

Articolo di Alberto Cei28/07/2022

Pep Guardiola dice alla sua squadra: “Avete il permesso di commettere un errore. Avete il permesso di perdere la palla … quando avete il permesso, voi accettate. “Voglio la palla”.

Esprime un concetto semplice – hai il permesso di sbagliare – e quando hai questo permesso devi stare nel gioco – voglio la palla – .

Volere la palla, vuol dire “sono qui passamela, mi prendo io la responsabilità di continuare l’azione”. Non accettarla ha il significato opposto e cioè il rifiuto della responsabilità di fare parte del gioco.

Non accettare la palla è l’errore più grave che può commettere un calciatore. L’ansia, la pigrizia, l’individualismo, lo scarso spirito di squadra, un atteggiamento lamentoso, la poca concentrazione o la percezione eccessiva di fatica sono alla base di questa difficoltà. I dati ci dicono che la maggior parte dei gol decisivi sono segnati nella parte finale delle partite che si perdono o si vincono per lo scarto di una rete. Questa consapevolezza da parte della squadra dovrebbe avere come conseguenza che ogni minuto o singolo passaggio possono diventare determinanti a favore o a sfavore. Accettare la palla e volerla offrire con efficacia a un altro compagno rappresenta quindi una mossa, che come in una partita a scacchi, può suscitare esiti positivi significativi.

Questo approccio alla partita vale per tutti, dalle star della squadra a chi gioca meno spesso. Nel concetto di squadra sono tutti importanti se mostrano con continuità questo comportamento in campo, altrimenti non solo sono inutili al gioco ma anche dannosi, poiché non accettare la palla vuol dire rappresentare il lato debole del team sul quale insisterà la squadra avversaria.

Domanda agli allenatori: come allenate questo comportamento?

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