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Il tackle nel deserto: il Senegal è la rivoluzione del Pallone Nero

Il tackle nel deserto: il Senegal è la rivoluzione del Pallone Nero

©️ “SENEGAL” – FOTO MOSCA

L’avevo scritto in tempi non sospetti, alla vigilia dei Mondiali, ricordate? Aliou Cissè è il talismano del Senegal, più prezioso persino di Sadio Manè.

C’è la chiara impronta del tecnico nella qualificazione dei Leoni della Teranga agli ottavi di finale della Coppa del Mondo. La mano di un uomo che non ha fatto drammi per l’infortunio del centravanti del Bayern. E non ha neppure invocato gli stregoni, come qualche notista, che di Africa conosce solo un folklore per sentito dire, aveva scritto sogghignando.

Anzi, molto prosaicamente, Aliou ha sfruttato proprio l’assenza del leader per responsabilizzare il gruppo. Il Senegal ha esordito perdendo solo nel finale con l’Olanda, poi ha regolato i ridolini del Qatar e battuto oggi un Ecuador che aveva messo in crisi gli Orange solo quattro giorni fa.

E adesso? Sognare non costa nulla e in una partita secca può accadere di tutto contro qualsiasi avversario. Persino contro l’Inghilterra.

Sulla carta il Senegal non ha più nulla da dimostrare: ha quasi dominato uno dei gironi che veniva indicato tra i più insidiosi della coppa, se non altro per la presenza di un Qatar che avrebbe potuto godere di qualche aiuto arbitrale. Per fortuna la squadra di Felix Sanchez era talmente mediocre da non consentire un qualunque colpo gobbo delle giacchette nere.

Per la cronaca, i senegalesi regalano all’Africa gli ottavi di finale dopo il disastro di Mosca 2018. Ma non saranno gli unici: il Marocco ha il colpo in canna, così come il Ghana.

È la rivoluzione del Pallone Nero, innescata da federazioni che, finalmente, hanno scelto di puntare su allenatori di casa e non su stregoni (loro sì) europei che in patria non riescono mediamente a trovare ingaggi neppure tra i semiprofessionisti.

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