Napoli…Napoli e poi Napoli

Prudenza nell'esaltare i tredici punti di vantaggio del Napoli: il cammino è ancora lungo, ma non è particolarmente accidentato.

Articolo di Luciano Scateni30/01/2023

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Facce tristi, bisbigli più che parole, occhi bassi, divagazioni-scappatoia, focus sulle disgrazie della “povera Juve”, dei derelitti bianconeri che hanno poco da stare Allegri, sulle bizze di Zaniolo, il futuro di Skriniar, voci di va e vieni di questo e quel calciatore, le analisi a grande distanza di Del Piero, mammola tra commentatori in camicia dopo la mezzanotte (perché non in pigiama?), chiacchiericci al freddo e al gelo di mesti inviati da stadi in lutto, donzelle fisicamente ben messe, rigorosamente in mini, dispensatrici di sorrisi per compensare le espressioni di cordoglio dei maschi disposti in cerchio attorno al tavolo delle discettazioni pedatorie (Sky), al semicerchio della postazione Rai.

Il calcio in linea con il secessionismo, con l’obiettivo di una Superlega delle big che spedirebbe le altre nel purgatorio di un campionato delle Cenerentole, vede l’ambizione autonomista offuscata da eventi antitetici: la Juventus, regina deposta del calcio italico, precipita nel baratro dell’illegalità e della classifica a rischio retrocessione, il Milan delle meraviglie sprofonda nell’abisso della mediocrità, l’Inter non fa faville, le due romane vivacchiano in area pre “Champions”. I centro-nordisti del pallone portano al braccio la fascia nera del lutto ed è somma “colpa” del calcio made in Partenope, che mette in crisi l’inclito team di giornalisti segretamente o palesemente tifosi del calcio a nord del Gargano e inasprisce a livelli da trivio il razzismo di chi lo considera un affronto alla superiorità nordica.

“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, ovvero prudenza nell’esaltare il record di tredici punti tra la prima della classe e la prima delle inseguitrici. Certo, il tracciato per vestire il tricolore è lungo ancora, ma non è particolarmente accidentato. Gli azzurri ospiteranno al Maradona Stadio tutte le “grandi”, con l’eccezione della malandata Juve: Atalanta, Lazio, Milan, Inter. Giocheranno in trasferta con La Spezia, Sassuolo, Empoli, Torino, Lecce, Udinese, Monza, Bologna.

Si concluderà presto il pieno recupero di Kvaratskhelia, rifiorirà l’autorevolezza del capitano Di Lorenzo, il feeling parzialmente mancato da due o tre partite con Kim e Rrahmani, sarà ancora più ampio il consenso di cui gode Mario Rui, De Laurentiis farà la voce grossa con Lega per tutelare l’incolumità di Osimhen, tartassato dagli avversari, migliorerà la ratio di Spalletti nella scelta di uomini e tempi delle sostituzioni in corso d’opera, Dazn smetterà di boicottare il Napoli, escluso dalle telecronache in chiaro di Sky, le fatiche del doppio impegno campionato-Champions saranno opportunamente superate con un accorto turn over che ottimizzi la “panchina lunga” degli azzurri. Molti se, molti ma. Non di più, anzi meno dei tanti che affronteranno le inseguitrici.

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