È tutta una questione di locus  

Vincere non è un obiettivo che si raggiunge con le frasi fatte ma, come dice lo psicologo Julian B. Rotter, dipende dal “locus of control”.

Articolo di Vincenzo Imperatore30/03/2022

“A Napoli è più difficile vincere”, una delle frasi più illogiche che abbia mai ascoltato.

Un refrain ripetuto dagli allenatori che si avvicendano sulla panchina del Napoli (anche quelli che hanno poi vinto) per costruirsi l’alibi preventivo per poter poi dire che “stare a Napoli e non vincere è normale”. Una comodità psicologica per non uscire dalla zona di comfort delle classifiche inutili (il più bel calcio, il record dei punti o dei segnati/subiti, il capocannoniere, ecc.) nel caso in cui non si raggiunga il massimo degli obiettivi salendo sullo scalino più alto del predellino. Una scorciatoia tutto sommato comprensibile se rapportata solo alla gestione della comunicazione esterna e della pressione su calciatori non abituati a vincere.

Un ritornello, però, che diventa insopportabile quando è recitato da autorevoli commentatori dei media che probabilmente non hanno mai vissuto in ambienti competitivi.

Vincere è difficile dappertutto, ripetersi nella vittoria ancora più complicato, stravincere arduo.

Ad Aosta come a Canicattì, con le maglie a strisce o a tinta unita.

Vincere, nello sport come nella vita, non è neppure un obiettivo che si raggiunge con i proclami e le frasi fatte dopo le sconfitte tipo: “siamo pronti a tutto” oppure “a questo punto saremo costretti a vincere sempre”.

Vincere, come dice lo psicologo americano Julian B. Rotter, dipende dal “locus of control”.

Ci sono due tipologie di locus of control:

  • esterno, posseduto da quelle persone che ritengono gli eventi della vita come fattori esterni imprevedibili, dettati dal caso o dalla fortuna, e non il risultato di capacità personali;
  • interno, posseduto da chi attribuisce i propri successi o insuccessi a fattori interni, alle proprie abilità o capacità, e quindi crede di poter controllare la propria vita.

Capirete bene, quindi, che nel primo caso avremo un perdente anche se gioca a scopone e nel secondo un vincente anche se compete in una partita di sottomuro.

Perché chi ha un locus of control interno avrà fiducia nelle proprie capacità e nella eventualità di una sconfitta, saprà come trarre giovamento da questa esperienza, senza dare colpe agli altri e prendendosi le proprie responsabilità.

C’è una frase, molto famosa, del grande campione Michael Jordan che voglio riportare a chiusura: “Avrò segnato 11 canestri vincenti sulla sirena, e altre 17 volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo…e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

Chissà se sono stato chiaro.

“V’aggiu fatt’ ‘o cunt’ e ‘a mmasciata”

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