Il mercato del Napoli 1982-83: l’arrivo di Ramon Diaz

Prosegue il nostro cammino a ritroso, tra le estati roventi ed il calciomercato del Napoli. Oggi Davide Morgera ci racconta dell'annata 1982-83, quando il club azzurro ripose tutte le speranze nell'acquisto di Ramon Diaz.

Articolo di Davide Morgera30/06/2022

ACQUISTI : Capone (Pistoiese), Celestini (Catanzaro), Dal Fiume (Perugia), Diaz (River Plate), Scarnecchia (Roma, ottobre), Vagheggi (Lazio, ott.)

CESSIONI : Benedetti (Genoa, ott.), Capone (Lecce, ott.), Damiani (Milan), Guidetti (Verona), Musella (Catanzaro), Palanca (Como, ott.), Puzone (Cavese)

“Campioni del mondo” gridato da Martellini per tre volte sembra ancora rimbombare nelle nostre orecchie anche a distanza di quaranta anni. L’Italia vince il Mondiale in Spagna ed i giornali, fino all’inizio di luglio, sono tutti dedicati all’impresa dei ragazzi di Bearzot. Dopo la sbornia di felicità, arriva puntuale il calcio mercato. Quella del 1982 è la prima estate in cui le squadre del massimo campionato italiano possono tesserare due giocatori provenienti da federazioni estere. Fino all’anno prima, il Napoli aveva in organico il solo Rudy Krol che in due stagioni aveva portato gli azzurri prima al terzo e poi al quarto posto. Un acquisto azzeccato, un livello di squadra che era salito notevolmente. Finalmente sotto al Vesuvio si poteva iniziare a ragionare da “grande”. Adesso serviva solo un ulteriore salto di qualità. Le mire del Napoli si dirigono, dunque, verso il mercato sudamericano e l’obiettivo è quello di prendere un giocatore che faccia almeno venti reti. Con Castellini in porta, Krol a comandare la difesa, Vinazzani e Criscimanni a dare sostanza e fosforo in mezzo al campo, serviva una punta forte per dare alla squadra una spina dorsale di tutto rispetto. In Argentina c’era questo ‘gaucho’, Ramon Diaz, che, insieme a Maradona, nel frattempo passato al Barcellona, stava facendo letteralmente sfracelli. E’ lui l’uomo, è lui il messia scelto per entusiasmare la folla del San Paolo.

Ramon Diaz

Il Napoli, però, farà un paio di passi falsi che ne mineranno il futuro. In primis lascia che Rino Marchesi, un signor mister ed un mister signore, vada all’Inter per cercare di vincere lo scudetto e prende un tecnico della “nouvelle vague”, Massimo Giacomini che durerà appena 11 giornate. In secondo luogo fa un mercato sparagnino perché, oltre a Diaz, acquista solo Dal Fiume dal Perugia per rinforzare il centrocampo. Infatti Capone e Celestini sono rientri da prestiti, rispettivamente dalla Pistoiese e dal Catanzaro, mentre Scarnecchia e Vagheggi saranno presi solo nel mercato di riparazione invernale quando il Napoli era ultimo in classifica con 7 punti. Nella sessione di ottobre Ferlaino, che si dimetterà a gennaio lasciando il posto a Marino Brancaccio, si libera anche di Benedetti, Palanca e Capone. In estate, invece, avevano salutato Damiani, Guidetti, Musella e Puzone. Il rammarico resta per non aver creduto fino in fondo nello “scugnizzo” Nino Musella, assoluto protagonista nella stagione del terzo posto.

Vagheggi e Scarnecchia

Dunque, ricapitolando. La società spende due miliardi e mezzo per l’acquisizione del cartellino di Diaz, 700 milioni per quello di Dal Fiume e 400 milioni per la comproprietà di Scarnecchia mentre incassa 300 milioni dalla cessione di Damiani e 600 milioni per la comproprietà di Musella. La matematica ci dice che il passivo di quella estate è di due miliardi e 700 milioni. Casse  piangenti, adesso ci vogliono solo “lacrime, sudore e sangue” per acquistare una cosa che non si compra al mercato: la fiducia dei napoletani.

Dal Fiume

Morale della favola, una brutta favola, Diaz segna appena tre reti; Pesaola e Rambone, il primo per la parte tecnica ed il secondo per la preparazione atletica, si accollano la responsabilità di salvare la squadra e a Krol viene “imposto” di fare il libero e non più il centrocampista aggiunto. All’andata il Napoli raccoglie solo 9 punti, è una squadra derelitta e allo sbando. Al ritorno serve il miracolo e questo lo fa il buon “Petisso” che, con 19 punti, porta gli azzurri alla salvezza per solo due lunghezze di vantaggio sulla terza retrocessa, il Cagliari. Curioso anche leggere i marcatori di quella sfortunata stagione. Dopo Pellegrini, con 5 reti, c’è Ferrario con 4. Alzi la mano chi non ricorda o non ha mai sentito parlare dei “rigori di Ferrario”. Quei penalties fruttarono tre vittorie ed un pareggio al Napoli. In pratica la salvezza.