Mondiali Qatar, il calcio adesso è anche donna

Gli occhi del mondo addosso, ancora una volta. Stéphanie Frappart sarà la prima donna a dirigere una partita del Mondiale, il più controverso di sempre.

Articolo di Chiara Frate30/11/2022

Gli occhi del mondo addosso, ancora una volta. Stéphanie Frappart è stata designata per un evento che passerà alla storia: la francese sarà la prima donna a dirigere una partita dei Mondiali, Costa Rica-Germania. Una decisione che è arrivata quando siamo ormai a metà torneo in Qatar, in quella che è soprannominata l’edizione più discussa e controversa mai disputata, viste le problematiche relative alla negazione dei diritti umani. All’interno del paese arabo, infatti, le donne sono sottoposte a un sistema di tutela maschile, che ne limita la possibilità di condurre una vita piena, produttiva e indipendente.

Ed è proprio nel lato oscuro della Coppa del Mondo 2022, dove si parlava di restrizioni al pubblico femminile, dove è stata censurata la maglia di una ragazza iraniana che inneggiava a Mahsa Amini, deceduta dopo essere stata arrestata a Teheran dalla polizia religiosa e diventata poi simbolo delle proteste nel Paese asiatico contro il governo, che si apre un piccolo spiraglio di luce: la rappresentanza femminile nella sezione arbitri di Stéphanie Frappart, della giapponese Yoshimi Yamashita e di Salima Mukansanga del Ruanda.

Lei, in realtà, ai primati ci è abituata: nel 2014 prima donna a dirigere una partita della Ligue 2 (seconda divisione del campionato francese), nel 2019 prima donna a esordire in Ligue 1 (massimo livello professionistico del campionato francese). Nello stesso anno è stata arbitro della Supercoppa Europea (Liverpool-Chelsea), il 22 ottobre ha diretto il confronto tra Leicester e Zorja in Europa League e contestualmente ha continuato a seguire il calcio femminile: Mondiali 2015, Olimpiadi 2016, Europei 2017 e Mondiali 2019 (con tanto di finale USA-Olanda). Poi, nel 2020 è stata la prima donna a dirigere un match di Champions League in occasione di Juventus-Dinamo Kiev. A Euro 2020 è stata quarto ufficiale, ruolo ricoperto anche a Qatar 2022 in Messico-Polonia. E adesso un altro tassello importante: prenderà le redini di una gara del Mondiale.

La storia di Frappart

La sua iniziazione all’arbitraggio è stata una deviazione di campo, letteralmente. Tirare calci ad un pallone era stata la prima scelta di Stéphanie Frappart a Herblay-sur-Seine, paese dove è nata il 14 dicembre 1983. “Ho iniziato a giocare a calcio nel cortile della scuola quando avevo nove o dieci anni. Dopo essere entrata in un club, ho subito voluto imparare le regole”. A prenderci gusto è un attimo: “Ho cominciato arbitrando partite di pulcini e giovani. In effetti, stavo facendo entrambe le cose, giocando e arbitrando” ha raccontato a La Nouvelle Republique. Ma le migliori prospettive di carriera la spingono sin dai 13 anni a provare la via del fischietto: “A quel tempo il calcio femminile era un po’ meno sviluppato. Forse oggi la scelta sarebbe stata un po’ più complicata”, commentò in un rapporto di Bein Sports del 2018. Non è però il tipo da lasciarsi andare a rimpianti, Frappart. Le scelte, quando sono scoperte insolite su talenti che non sapevamo di avere, si portano avanti con il massimo rigore naturale possibile.

A 19 anni, iscritta all’equivalente di Scienze Motorie, Frappart debutta come arbitro nei campionati dilettanti e di divisioni minori, gestendoli con una diplomazia (e una fermezza quasi leggendaria) che conquista il rispetto dei giocatori e delle giocatrici e sbriciolando tappe personali una via l’altra. Nel 2011 arbitra la sua prima finale al Women’s Challenge de France tra Montpellier HSC e AS Saint-Étienne, nel 2014 viene nominata miglior arbitro femminile ai trofei UNFP e diventa la prima arbitra di una partita di calcio professionistico maschile. Un arbitro donna? Per lei non fa differenza. “L’unica cosa che conta è prendere le decisioni giuste, questo è ciò su cui siamo giudicati” commenta con semplicità. Ma più di tutto, non vuole diventare celebre per il suo genere. “Non volevo che fosse solo un alibi, dire che avevamo nominato arbitro una donna solo per il fatto che ero una donna. È tanto più importante dimostrare di avere le capacità, come spesso accade per le donne in diversi campi”.