Calcio e agenti non più “segreti”: sulla cresta dell’onda o sull’onda della cresta

Il procuratore è un mestiere che ha spiccato il volo e porta con sé un vagone strapieno e gaudente: le commissioni.

Articolo di Roberto Beccantini31/01/2022

©️ “RAIOLA” – FOTO MOSCA

Il valore delle parole. Negli anni sessanta del secolo scorso, per noi ragazzi “bond” era, esclusivamente e semplicemente, James Bond, lo zero zero sette al servizio di Sua Maestà. Un agente al quale la fantasia di Ian Fleming aveva incollato il più sublimale degli aggettivi: “segreto”. Con licenza di uccidere. Nacque una saga. Il mito di Sean Connery. Oggi Bond non spara più, non amoreggia più con Ursula Andress. È retrocesso a “cosa”: un’obbligazione (in inglese, bond). Un titolo di credito, cioè, emesso da società o enti pubblici come lo Stato o una municipalità per raccogliere denaro a debito. È il caso dell’Inter cinese, per esempio. Ma non solo dell’Inter.

Scritto di Bond declassato a bond, sotto con “agente”. Non più segreto, e meno che mai misterioso. Agente come procuratore di sportivi, dai più forti ai più bislacchi. Sinonimo di agente è procuratore. Si tratta di un mestiere che ha spiccato il volo e porta con sé un vagone strapieno e gaudente, le commissioni. Nella politica italiana, per rinviare la soluzione di un problema, ci si affretta a varare una “commissione di esperti”. Il successo dell’insuccesso è garantito. L’ultima parola resterà sempre la penultima.

Nel calcio post-moderno, commissione fa rima con provvigione. Alla lettera, citando l’enciclopedia Treccani on line, “il corrispettivo dell’attività prestata da un mediatore o da un agente o da un commissionario nel caso di conclusione dell’affare, o il compenso percepito per l’assunzione di un rischio in operazioni finanziarie per conto terzi”. Jorge Mendes e Mino Raiola gongolano. Paul Pogba arrivò giovane alla Juventus anche (e soprattutto) perché sir Alex Ferguson aveva litigato con il suo mentore (Raiola). Nel 2012, il Manchester United se ne privò, così, a parametro zero (o quasi), salvo riprenderselo, quattro anni dopo, al “modico” prezzo di 105 milioni di euro, dei quali “solo 77,5” alla Juventus. L’ex pizzaiolo si arrampicò fino a quota 49: 27 concordati con Beppe Marotta, più 19,4 pattuiti con lo United (a suo tempo) più 2,6 versati dallo stesso Paul. Tu chiamale, se vuoi, “evasioni”. A Roma chioserebbero: e te credo.

Nel trasloco di Dusan Vlahovic da Firenze a Madama, Darko Ristic, manager del centravanti serbo, aveva sparato 18 milioni di mancia nell’ambito di un affare da 70 milioni (più 7 di stipendio). Pare che si siano “attestati sull’Olona” dei 10, per dirla con un grande del Novecento, Gian Maria Gazzaniga. E poi il calcio piange miseria. Complimenti. Altro che ristori. I Jorge Mendes e i Raiola sono multinazionali. Vincolano le aziende, attraverso le proprie mosse e i propri assistiti, pur non rimanendone prigionieri. In passato, gli Italo Allodi e i Luciano Moggi – chi direttamente, chi “via” Gea – governavano i mercati dall’interno dei club, ai quali erano legati da cariche ufficiali. Non sempre a fin di bene o con l’happy end: il matrimonio tra Moggi e Juventus stappò Calciopoli.

Da lustri la Fifa pensa a ceppi e tetti per limitare il Far west dei pistoleri più spericolati. C’era una volta Claudio Pasqualin, avvocato del foro di Vicenza, agente di Alessandro Del Piero (fra gli altri). Come ha ricordato Tony Damascelli su “Tuttosport” di sabato, il Sessantotto, anno eversivo ed emotivo, non portò alla luce soltanto il sindacato di Sergio Campana. In Olanda, prese forma e slancio il proto-procuratore. Era un commerciante di diamanti, Cor di nome e Coster di cognome. Sarebbe diventato suocero di Johan Cruijff, “che lo indicò per trattare con l’Ajax i termini del contratto”. I dirigenti, spiazzati, non poterono che “accettare la svolta”.

Sulla cresta dell’onda o sull’onda della cresta.

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