C’era una volta il calciomercato ‘vero’

La logica del mercato ha sovvertito il gioco innocuo delle spensierate estati italiane. E Lo ha cambiato poco a poco.

Articolo di Davide Morgera31/05/2022

Sappiamo che dalla legge Bosman in poi il calcio non è stato più lo stesso, che i calciatori non sono più quelli di una volta (e non parlo solo di tatuaggi e creste, orecchini e barbe da ‘macho’, numeri sballati o agenti personali al seguito), che il mercato lo fanno i procuratori e i faccendieri dovunque. Ed allora l’affare lo si può fare anche durante un meeting di inizio estate, nelle decine di premiazioni che scimmiottano gli Oscar della palla, sulle spiagge, nei ristoranti alla moda, negli autogrill, in lontane città. Le nuove ‘terre di mezzo’ del calcio. Ricordo un titolo clamoroso di soli pochi anni fa. “Il Napoli vola a Londra per chiudere con Allan!” scrisse qualcuno. “Perché non poteva andare nella sede dell’Udinese? C’era forse il coprifuoco in Friuli?” mi chiedo ancora. Ed allora ti viene il sospetto che forse nell’albergo ufficiale del calciomercato ci finiscono solo per farsi fotografare dai reporter e riprendere dalle telecamere di Sky e DAZN.

Sembrano parlare veramente, sembrano intavolare trattative, sembrano contattare personaggi e si chiudono nel proprio box. Appunto, ‘sembrano’. Tutto finto, tutto televisivamente perfetto, altro che Hotel Gallia di un tempo dove ci si chiudeva nelle stanze e se volevi un giocatore arrivavi allo sfinimento ma lo prendevi! Oggi le notizie e le presunte trattative si muovono come schegge impazzite e se consulti quotidiani e siti, guardi la tv e ascolti la radio, a fine giornata non ricordi nemmeno quale giocatore stia trattando la tua squadra. La confusione è totale e ti resta l’amara sensazione che qualcuno ti stia prendendo in giro perché le ‘bufale’ sono sempre di moda. Senza che nessuno rinunci ad inventarsi qualcosa pur di arrivare al probabile scoop, al “noi ve lo avevamo detto prima”. Proprio pochi giorni fa è girata la voce che Koulibaly era a Parigi a cercare casa. Chissà quanti sospetti ha destato nei ‘calciomercatari’ questo viaggio di piacere del ‘Comandante KK’, dato già al Saint Germain.

È la guerra dei poveri delle notizie. Raramente qualche ‘spiffero’ viene confermato dalla realtà dei fatti. Il calciatore Tizio non può andare nella squadra X perché ha un ingaggio di Tot Soldi, la squadra Y non può acquistare il top player Sempronio a meno che non si abbassi l’ingaggio di Tot Soldi. È una girandola viziosa, sembra una storia già scritta dove l’unica cosa certa è che le bandiere non esistono più, dove proibiscono ai supporter la cosa più bella di questo meraviglioso sport, amare ed ammirare un calciatore, immedesimarsi con lui, le sue giocate, la sua tecnica, il suo giuramento di fedeltà. Insomma è da tempo che il giocattolo più bello, il giocatore con cui identificarsi, non c’è più.

Quello che era una diretta emanazione delle figurine Panini che ci facevano impazzire da bambini, che stringevamo nelle mani e poi, una volta attaccata all’album, andavamo a riguardarcela centinaia di volte. Eravamo certi che la squadra del cuore sarebbe ripartita da lui, da colui che era stato eletto a simbolo dei tifosi. Si andava in vacanza sicuri che Juliano, poi Bruscolotti, Ferrario, Taglialatela ( solo per citarne alcuni ) li ritrovavi in ritiro, con la stessa maglia che avevano indossato nell’ultima giornata del campionato da poco terminato. La curiosità era solo leggere i nomi dei nuovi acquisti, di coloro che sarebbero andati a far compagnia agli ‘Intoccabili’. Nel mercato globale di oggi tutti possono cambiare quando vogliono, non hanno il tempo di affezionarsi ad una maglia che hanno già il ‘mal di pancia’ ( e compratevela un po’ di Enterogermina, cavolo! ). E allora bisogna rassegnarsi e non fare altro che augurarsi che il prossimo acquisto della tua squadra rimanga almeno un anno in più. E’, in pratica, la situazione che si sta vivendo quest’anno con la speranza che Mertens “resti un anno ancora”. Calcio effimero, ritornerai mai ai valori di una volta? 

I GIORNALI E QUALCHE RARO NOTIZIARIO, UNICHE FONTI DI INFORMAZIONE

Ma come si viveva l’estate pallonara, soprattutto il calcio mercato, di una volta senza Internet? I patuti del Napoli avevano due punti di riferimento imprescindibili per attingere alle notizie, comprare ‘Sport Sud’ il martedì e ‘Lo Sport del Mezzogiorno’ il venerdì. Dopo di loro il buio se non, ovviamente, qualche articolo o trafiletto sul Mattino o il Roma ad affare concluso.  O qualche annuncio nei notiziari sportivi della sera della RAI, robe da due minuti al massimo. Eravamo lettori famelici perché le notizie giravano come al tempo dei dinosauri. Il filo diretto con l’Hotel Gallia di Milano, per decenni sede storica del calciomercato, lo tenevano i vari Romolo Acampora, Cesare Marcucci, Clodomiro Tarsia, Gabriele Tramontano, Nino Masiello e altri storici giornalisti napoletani, che ci aggiornavano su quanto succedeva nelle stanze oscure dove già Lauro, Fiore, Corcione e poi il volpone Ferlaino iniziavano a fare il bello ed il cattivo tempo. Ed allora, a Marte e a Venere ( dove non ci si sposa e non si parte! ) venivano fuori i classici titoli a caratteri cubitali : “Ecco il nuovo Napoli” , poi le dichiarazioni dei neo azzurri: “A Napoli esploderò!”, il riassunto delle compravendite con un grande “La nuova serie A” e poi il classico “I movimenti dei calciatori” ( li chiamavano ‘movimenti’ e non ‘trasferimenti’) .

Li leggevamo tutti, li imparavamo come una poesia alle medie e ne memorizzavamo le cifre. Il bello di quei settimanali era anche la pagina delle vacanze, quella dove i nuovi acquisti, raggiunti nelle loro sedi del relax, venivano messi a nudo alla ricerca del titolo di giornale più efficace e dove spesso la privacy veniva violata durante una chiacchierata amichevole. Quelle interviste, che fungevano da ‘anteprima’ e ‘presentazione’, rilasciate sulla spiaggia dai calciatori in attesa del nuovo campionato, facevano già sognare ad occhi aperti. Nell’estate del 1971 quasi metà squadra del Napoli era in vacanza ad Ischia. Zurlini, Nardin, Sormani, Abbondanza e Vastola erano tutti a Lacco Ameno per cure termali, fanghi e sabbiature e tranquillamente frequentavano le spiagge dell’isola verde. Prima si poteva fare, altro che Seychelles, Maldive o Polinesia. Chissà la gioia di quel reporter che poté riempire pagine e pagine di giornale per un’intera settimana con tutti quei giocatori in un solo posto. Oggi tutto questo non sarebbe più possibile, le interviste sono sempre più rare e per sapere come la pensa un calciatore bisogna affidarsi a Twitter o Instagram. E chest ‘è.

I NUOVI ACQUISTI

Un’altra cosa che, chi ha letto ‘Sport Sud’ o ‘Lo Sport del Mezzogiorno’, non potrà dimenticare tanto facilmente sono le prime foto dei neo acquisti del Napoli. Tutti ma proprio tutti facevano la classica foto sul Lungomare, a Mergellina, il Vesuvio sullo sfondo e Castel dell’Ovo a guardarli da dietro. Era come un battesimo con Partenope, quelle immagini significavano l’ufficialità dell’affare, l’arrivo in città e la conoscenza della nostra città dei nuovi calciatori. Sorridenti, col pollice ad indicare OK, il sole che batteva sulle facciate degli alberghi di lusso, il Borgo Marinari, il mare cristallino e la “Zì Teresa” alle spalle. Giocatori che avevano da poco disfatto le valigie e si trovavano immersi e catapultati in una nuova realtà, probabilmente unica. Camicie di lino e pantaloni a zampa d’elefante, borselli a tracolla e Ray Ban agli occhi,  che spensieratezza, che gioia di indossare una maglia prestigiosa come quella azzurra!

Dopo la fine della campagna acquisti iniziava un’altra piacevole mania degli italiani, che riempiva loro le estati, faceva sognare. I nomi dei nuovi acquisti imparati a memoria, la formazione scritta su un pezzo di carta rubato al bar del lido, al tavolo della pizzeria, nelle discussioni in piazza o al bar dello Sport tra un gelato ed una granita. Si partiva per le vacanze dove le squadre erano belle e fatte, almeno per la gran parte. Quando, nell’estate del 1975, arrivò Savoldi al Napoli la città era ancora piena come un uovo. I vacanzieri non si erano ancora organizzati e le partenze erano da pianificare. Anche Careca fu preso ad Aprile e nessuno dimentica il titolone del Corriere dello Sport, “Il bomber Careca al Napoli!”, letto durante la Pasquetta del 1987.

Quando, alla prima giornata del campionato, la tua squadra del cuore mandava in campo quella formazione c’era la probabilità, molto forte, che quelli sarebbero stati al 90% gli ‘undici’  di tutto l’anno. Oggi il calciomercato è davvero noioso, lungo ed estenuante. Una trattativa, grazie a procuratori famelici, dura all’infinito, non è possibile che un giocatore, per trasferirsi da una squadra all’altra, deve pensare e ripensare, rimuginare e chiedere alla moglie se va bene, se le piace la nuova città, se il contratto è più o meno ‘conveniente’. Sarebbe sufficiente un mese, anche perché i campionati ed i ritiri iniziano sempre prima, come quest’anno con i Mondiali in Qatar. Che bisogno c’è di prolungare questa ridda di notizie, spesso non vere, di voci, fino all’esaurimento?

Se a maggio il campionato di serie A termina e a metà agosto ricomincia, perché si prolunga tutto anche al di là dell’inizio? A maggior ragione c’è anche la finestra invernale dove c’è un altro mese di trattative e sfinimenti. Arriva o non arriva, sfogliamo pure la classica margherita. Adesso la cosiddetta finestra di mercato pare sempre aperta, ci sono troppi spifferi. Plusvalenze, bonus, supervalutazioni. Dove sono l’entusiasmo e le aspettative di un tempo? Alle lacrime degli addii si sono sostituiti i ‘normali’ trasferimenti di un giocatore che in un anno è capace di cambiare anche due casacche. La logica del mercato che ha sovvertito il gioco innocuo delle spensierate estati italiane. E Lo ha cambiato poco a poco, come un insetto che fa il classico buco nel guscio.