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Altro che gioco, a Juve e Inter manca coesione

Altro che gioco, a Juve e Inter manca coesione

© “ALLEGRI” – FOTO MOSCA

La crisi di una squadra si manifesta quando problemi di gioco e una ridotta coesione collettiva fra calciatori e allenatore si saldano insieme. Questo ha determinato l’ennesima pessima prestazione della Juventus con il Monza e la terza sconfitta dell’Inter in campionato.

Se il gioco subisce l’influenza negativa derivata dagli infortuni, dall’inserimento di nuovi acquisti, dall’appannamento dello stato di forma di qualche titolare la squadra non può produrre il gioco che vorrebbe. In queste situazioni ciò che deve sostenere il team è la coesione, l’unità d’intenti, il lavoro collettivo. In pratica, i calciatori devono interagire in campo allo scopo di mostrarsi uniti e fiduciosi delle proprie competenze di squadra anche se in quella fase non sono ottimali. Napoleone era solito dire che vinceva le sue battaglie anche con i sogni dei suoi soldati e questa frase è una metafora efficace di cosa si debba intendere per efficacia collettiva

Questa mentalità deve essere favorita dai comportamenti e dalle dichiarazioni dell’allenatore, che consapevole dei limiti del gioco, deve agire per suscitare la forza psicologica dei calciatori come squadra. Come dice bene Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica” nel ruolo dell’allenatore di una squadra in crisi: “Perciò… o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente”.

La mia impressione è che Allegri e Inzaghi pensino troppo agli schemi, al gioco e meno a rendere propositivi i singoli e la squadra. La motivazione ad aiutarsi, a uscire dalle situazioni difficili e a volere andare avanti insieme, viene prima del gioco. Non ci si può nascondere dietro il pensiero, secondo cui perché i calciatori sono professionisti molto ben pagati dovrebbero sempre esprimersi al massimo o sapere come comportarsi nei momenti di nervosismo o di depressione. Non si può affermare come ha detto Allegri in relazione al percorso in Champions che la partita decisiva sarebbe stata quella in casa con il Benfica, vuol dire buttare sabbia nei delicati ingranaggi di una squadra. O restare perplessi, come ha detto Inzaghi, dopo la partita con l’Udinese.

Sembrano avere perso la consapevolezza della condizione psicologica della squadra e dei singoli. Non sono i moduli di gioco di per se stessi a fare grande una squadra ma come questi sono interpretati. Come per un attore non è sufficiente avere imparato la parte a memoria, il suo successo dipenderà da come interpreterà il suo ruolo. Interpretare implica un forte coinvolgimento psicologico. È su questo che devono lavorare gli allenatori e, magari, potrebbero anche rendersi conto che lavorare con uno psicologo dello sport potrebbe essere loro di aiuto.

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