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Gli allenatori e la costruzione del sogno comune

Gli allenatori e la costruzione del sogno comune

© “KLOPP” – FOTO MOSCA

In questo periodo estivo gli allenatori lavorano con un gruppo nuovo e agiscono per unirli, per dare a ognuno un ruolo specifico e trasmettere l’obiettivo comune da raggiungere, che è qualcosa di più grande del sogno individuale. Non vi è un modo unico per costruire e guidare una squadra. Ogni allenatore manifesta un modo personale di stile di guida della squadra, vediamo alcuni esempi di allenatori-star assolute.

Trasmettere orgoglio ai giocatori, permette di guadagnarsi il loro rispetto in un modo che incrementa la rilevanza dei valori. Alex Ferguson, ex allenatore Manchester United per 27 anni: “Ho sempre molto orgoglio nel vedere i giocatori più giovani che si sviluppano”.

Trasmettere la visione di dove il gruppo sta andando motiva i calciatori e li stimola ad accettare le sfide ed è un modo per favorire l’ottimismo ed entusiasmo. Pep Guardiola, allenatore del Barcellona, Bayern di Monaco, Manchester City: “Io non voglio che tutti cerchino di dribblare come Leo Messi, bisogna passare la palla, passarla e passarla di nuovo… Passare, muoversi bene, passare ancora una volta, passare, passare, e passare … Voglio che ogni mossa sia intelligente, ogni passaggio preciso, è così che facciamo la differenza dal resto delle squadre, è tutto quello che voglio vedere”.

Incoraggiare la soluzione dei problemi attraverso nuove e creative strategie. Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool: “Giocare partite indimenticabili, essere curiosi e impazienti di giocare la prossima partita per vedere cosa succederà, e questo è ciò che dovrebbe essere il calcio. Se fai tuo questo atteggiamento, avrai successo al 100%”.

Riconoscere l’impegno e i bisogni di ognuno all’interno del gruppo, attraverso l’empatia, l’ascolto, la compassione e il processo di coaching. José Mourinho, allenatore Inter, Real Madrid, Chelsea e Roma: “Ci sono molti modi per diventare un grande manager … ma soprattutto credo che la cosa più difficile sia di condurre gli uomini con differenti culture, cervelli e qualità”. All’Inter concesse una vacanza a Wesley Sneijder che era esausto. “Tutti gli altri allenatori hanno parlato solo di formazione”, ha detto Sneijder. “Mi ha mandato in spiaggia. Così sono andato a Ibiza per tre giorni. Quando sono tornato, ero disposto a uccidere e morire per lui”.

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