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Il fascino e i rischi del parametro zero: da grande occasione a pericoloso boomerang

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© “DYBALA” – FOTO MOSCA

C’era una volta la caccia grossa al parametro zero. Il giocatore che, a fine contratto, inforca le posate e addenta il menu migliore del miglior ristorante. Adesso non più, o molto meno. Cosa succede? E’ il mercato, bellezza. Inoltre: c’è stata la pandemia, e i procuratori squali si sono mangiati gli agenti pesciolini. Il dettaglio di non dovere niente all’ex società e tutto, persin troppo, al «libero» di turno ha contribuito a incasinare il panorama. E poi gli esiti, naturalmente: Andrea Pirlo, nell’estate del 2011, chiuse con il Milan e aprì alla Juventus. La storia si rovesciò. E non solo per il gol di Sulley Muntari.
Esempi contrari, Aaron Ramsey e Adrien Rabiot. Madama li prelevò, gratis, da Arsenal e Paris Saint-Qatar. Il gallese, fra parentesi, non aveva nemmeno una mamma rompiscatole. Ma s’infortunava spesso. E Rabiot, lui, corre di qua e corre di là senza lasciare tracce che possano far immaginare la meta: o almeno la metà (delle premesse, delle promesse). Ecco perché il parametro zero può trasformarsi in boomerang: l’onorario è così alto che riciclarlo diventa un problema. Per tacere dei mal di pancia che le cifre seminano negli spogliatoi fra vecchi e nuovi dipendenti. L’anzianità di servizio è come il pareggio: ha perso fascino.

In linea di massima i parametri zero sono le luci dei night: eccitano, adescano. Ma non sempre rendono per quello che il turista ha farneticato. E’ un luglio strano, la lunghezza del mercato, aperto sino al 1° settembre, smorza i toni, spalma l’ansia. Nello stesso tempo, il Mondiale d’autunno dovrebbe accelerare le prenotazioni. Tra coloro che non hanno rinnovato, o non sono stati rinnovati, figurano Dries Mertens, Paulo Dybala, Andrea Belotti. Non proprio gli ultimi arrivati. Nel 2021, il Milan «liberò» Gigio Donnarumma (a Parigi) e Hakan Calhanoglu (all’Inter). Sembrava un suicidio. Ci ha guadagnato lo scudetto.
Abbasso i luoghi comuni. Mertens ha 35 anni e, dicono, non rientra più nei piani di Luciano Spalletti. Eppure dal 2013 ha realizzato 148 gol in 397 partite, ricavandone «appena» 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa. I muscoli e la gioventù di Victor Osimhen lo hanno spinto alla periferia del progetto. Lorenzo Insigne a Toronto, «Ciro» in vetrina: addio banda bassotti. Se accettasse un sereno part-time, nei panni di una Grande ci farei un pensierino.

Il gelo che sta accompagnando il divorzio di Andrea Belotti dal «suo» Toro mette tristezza. Non siamo di fronte all’epica di «un» Valentino, ma alla saga di un guerriero che molto ha avuto e tutto ha dato. Il Gallo ha 28 anni. In passato Juventus e Milan si sarebbero svenati, pur di reclutarlo. Oggi, che di cartellino non costa nulla, è ancora in bilico. Fra i motivi dello stallo, non escludo il basso profilo della Serie A. «Anche» per questo sono tornati Romelu Lukaku (all’Inter) e Paul Pogba (alla Juventus): nella giungla della Premier è dura, meglio i nostri giardini.
Federico Bernardeschi è un altro svincolato. Da Firenze ai gobbi si è smarrito a livello tattico mentre, sul piano pratico, non ha fretta. E Dybala? Il più talentuoso fra color che sono sospesi, tanta Juventus alle spalle e chissà cosa oltre. Il 15 novembre saranno 29. La zavorra è costituita dal fisico, non meno fragile del carattere. Inter, Milan e Roma lo aspettano al varco. Da Monza, lo corteggerebbe addirittura il Cavaliere. Di estero non si parla più. La Joya è un numero dieci. Arrigo Sacchi l’ha avvisato dal pulpito della rosea: «Dovrà mettersi a disposizione, partecipare alla fase di recupero del pallone e puntare sulla velocità. Il calcio moderno è un calcio di movimento». Vi prego: non raccontate in giro che è quello che, più o meno, gli chiedeva Massimiliano Allegri.

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