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Napoli Ye: “Odio essere bipolare, è fantastico!”

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© “OSIMHEN” – FOTO MOSCA

Era il primo giugno 2018, Kanye West – uno degli artisti più influenti della sua generazione – pubblicava “Ye”, il suo ottavo album. In copertina una scritta che recitava “I hate being Bi-Polar, it’s awesome” ovvero “Odio essere bipolare, è fantastico”. Scatenò polemiche nelle interviste dei giorni e mesi successivi, quando parlò della malattia mentale – diagnosticatagli – come un superpotere. Di quella stessa pasta di potenzialità e disturbo potrebbe essere fatto il Napoli. È la prova, magistrale, incisa ieri all’Olimpico come un LP sulla Lazio non è altro che una testimonianza rumorosa, musicale.

Kanye West – Ye (2018)

Seicentocinquantadue sono i chilometri che distanziano Lecce da Roma, sette ore d’auto, tre, invece, i giorni passati dalla sfida ai salentini a quella in scena nella città eterna. Tre sono anche i giorni della passione, quelli in cui al Napoli gliene sono state dette di ogni, a ragione. Dalla “Bella” alla “Bestia” in meno di un’ora e ventiquattro minuti del 1991. Magnifico con Verona e Monza, bruttino e scialbo a Firenze, orribile alla seconda in casa. Dallo scudetto all’anonimato. Dalla maturità ai fantasmi del passato in pieno stile Dickens. 

La Lazio arrivava suonando un grande interrogativo nelle orecchie dei tifosi e degli esperti: cos’è questo Napoli? Un ritornello estivo che dimenticheremo o un pezzo da disco d’oro? I primi minuti di gioco sembravano spazzare via tutti i sogni di cavalcare le classifiche. Sono bastati duecentoquaranta secondi a Zaccagni per infilare Meret. Pronti via e si va in svantaggio, sul tabellino e sul campo. 

Il comandante dirigeva i suoi alla Riccardo Muti. Che aria (o arie) si dava la Lazio praticando il sarrismo. Pressing forsennato, possesso palla veloce, mezzali larghe, esterni accentrati, terzini sulla linea d’attacco. Boccheggiava il Napoli, preso in mezzo, e suonato come un violino. Sbagliavano la costruzione i difensori, a Lobotka era stata sottratta la bacchetta, Zielinski recitava il solito personaggio di Beckett e Kvara impattava su Patric come un mimo su un muro immaginario. 

L’approccio del Napoli di Spalletti era stato totalmente sbagliato. C’erano tre grandi direttrici che collegavano il Lecce ai biancocelesti: la mancanza di alternative di soluzioni di gioco, la lentezza della manovra, la necessità di un giocatore capace di assumersi tutte le responsabilità tecniche. Che nubi sull’Olimpico (anche letteralmente). Poi qualcosa è cambiato, è scattato, è schizzato. Dopo circa venti minuti. Si è verificata un’alterazione delle funzioni cognitive, percettive e comportamentali degli azzurri. Inspiegabile.

Si è verificato il passaggio di polo. Da Dottor Jekyll a Mister Hyde. Il Napoli ha cominciato a carburare. Si è alzato il baricentro. La linea di difesa si è avvicinata al centrocampo non lasciando più lo spazio ai movimenti nello stretto degli avversari più tecnici. Ha allargato il gioco sulle corsie esterne, sfruttando Anguissa e Zielinski come doppi play, rendendo – ora si – la marcatura a uomo di Cataldi su Lobotka inutile. Ha coinvolto Kvara e lo ha supportato. Se accompagni il georgiano portandogli via gli uomini di troppo intorno, quegli stessi uomini sono morti.

Il nuovo KK ha preso di mira Provedel come se tra i piedi avesse una Colt 45. Bang, bang, pallate e pali. La Lazio si è impaurita. D’altronde il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. La Lazio ha preso a scavare. Al 38esimo il Napoli le ha messo un piede nella fossa, di testa con Kim, su calcio d’angolo. Chiamasi regolamento dei conti. Alla ripresa l’ha derubata di tutto, le ha tolto pressing e possesso, le sue armi migliori. I biancocelesti hanno subito una vera e propria umiliazione. Il gol del georgiano che ciondola è arrivato al 61esimo con una fucilata a rimorchio. 

Umiliazione in numeri

Il risultato non sarebbe più cambiato ma solo grazie a Provedel. Dicono l’ex Spezia sia tornato a casa coi guantoni bucati. Rimonta e “sorpasso” alla Dino Risi, canzonatorio. Vittoria in grande stile, senza gioielli in esposizione – Spalletti dixit. Dai diamanti a Napoli non è mai nato nulla, forse dal fango… i fiori. 

Senza senatori, ci si è ritrovato un gruppo di giovani talenti spregiudicati e incoscienti. Giovani, meglio segnarsi questo termine, che hanno bisogno di tempo e di sbagliare, di passaggi a vuoto, di passaggi dal tutto al niente e viceversa. 

Kanye West dice che la sua bipolarità gli permette di esprimere meglio la sua personalità, perché lo rende adolescenziale nella sua espressione massima, questo ricorda gli azzurri quando girano e sembrano non avere confini né luoghi. Kanye West disse: “se volete idee pazze, palchi pazzi, musica pazza un modo pazzesco di pensare, c’è la possibilità che quello provenga da un pazzo”.

Il Napoli ieri è stato pazzesco e dai pazzi puoi aspettarti ogni cosa. È un superpotere, o no?

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