Il monopolio De Laurentiis nel calcio italiano: Napoli e Bari

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© “DE LAURENTIIS” – FOTO MOSCA

Napoli primo in campionato, primo nel girone di Champions. Il Bari primo dopo aver regalato spettacolo nel 6-3 casalingo contro il Brescia. La famiglia del Cinepanettone gonfia il petto e le due squadre divertono ed entusiasmano, entrambe costruite per vincere.

Il capolavoro è firmato Aurelio De Laurentiis, un presidente degno di nota, con tanti difetti pagati a caro prezzo, basti pensare quest’estate, il punto più basso della Società Napoli, senza una precisa identità e senza guida, con una rivoluzione in atto che strizzava l’occhio alla tasca, più che alla piazza, ma che nel momento del baratro, ha saputo rivoltare le maniche e lavorare per risalire la china.

Si parte da lontano, dall’acquisto di Anguissa a 15 mln – un cioccolatino regalato ad una
piazza, calda quanto tutto il Camerun – e poi di seguito i sacrifici di Koulibaly e Fabian Ruiz per non perderli a zero, ed infine i pezzi di cuore in giro nel mondo come Insigne, emigrato in Canada e Mertens con cuore Napoli, ma col futuro a Galatasaray con tanto di ruolo dirigenziale quando smetterà.

In Serie B, l’altra cadetta, parla di salvezza, ad una tifoseria storica e blasonata che
aspettava un mercato diverso, fatto di nomi e bomber per risalire nella massima serie.
Se la piazza pretendeva figurine e prime pagine di giornali per acquisti super, vedi le
Milanesi, la famiglia De Laurentiis ha impostato il timone e virato dritto per la propria strada, senza risparmiarsi e sottrarsi ai fischi come allo scetticismo.

I due presidenti devono tanto al lavoro fatto da Giuntoli e Polito, entrambi capaci di costruire una squadra di scouting, pronta a rubare i migliori talenti d’Europa e d’Italia quindi dentro giocatori di gamba e funzionali alla squadra come Raspadori e Simeone e talenti come Kvara. Tale politica ha permesso tagliare stipendi onerosi, dare un ringiovanimento alla rosa e inserire pedine, duttili e funzionali, al gioco di Spalletti.

Il lavoro fatto da mister non è da sottovalutare, non solo per la capacità di aver dato un gioco spumeggiante e offensivo, ma per aver creato una mentalità vincente ed uno spogliatoio compatto. Recuperati alcuni pezzi importanti sotto il profilo psicologico e inseriti nuovi giovani capaci di dare il loro contributo, la squadra non solo è più lunga, ma anche granitica. Ad, oggi il Napoli presenta 4 punti in meno rispetto alla passata stagione, ma con una mentalità così, l’assenza di Oshimen per infortunio, non pesa e far ben sperare per il raggiungimento del tanto agognato scudetto, il quale farebbe storcere il naso a tanti salotti borghesi del calcio.

Sotto la protezione di San Nicola, Polito da parte sua si assicura il bomber Cheddari e il
giovane portiere Under 21,Caprile e con giusto mix di esperti navigati della serie come
Antenucci, Bellomo e Ricci, costruisce una squadra pronta, con gamba a dar fastidio a
chiunque sia in casa che in trasferta, unito poi al gioco dato da Mignani, ecco rifilato il 6-2 al Brescia che consacra il Bari come favorita e la prese della testa della classifica.

I De Laurentiis hanno dimostrato di tenere al Napoli più di quanto dicano, non spiccano in comunicazione, basti pensare alle dichiarazioni sulla Coppa d’Africa o alle polemiche
sull’entrata di fondi esteri nella lega, ma di certo abbiamo due squadre che sono il frutto di un lavoro ben studiato che pone al centro la lungimiranza come Competitor, nel campionato come in Europa.

Un modello smart, fruibile, che vede un direttivo centrale, e svariati sponsor
e partnership internazionali capaci di sostenere economicamente e dare lustro alla squadra. Col Bari che punta alla promozione i DeLa si apprestano a sovvertire le gerarchie di palazzo e prendersi la Serie A, d’altronde in Italia esiste la libertà d’impresa e nessuno potrebbe negare di avere padre e figlio competitor nello stesso campionato, con una situazione analoga in Europa dove la Red Bull è proprietario di Salisburgo e Lipsia due squadre in campionato diverso, ma negli stessi ranghi della Uefa.

Sono elementi concordanti, ma non sempre coincidenti, che con la mancanza di regole chiare, inducono la lega a prorogare la decisione fino al 2028/2029 e far sorridere la famiglia DeLa.

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