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Napoli prendi Malcom (se puoi)

Napoli prendi Malcom (se puoi)

“MALCOM”

Possiamo leggerlo ormai ovunque, la FIFA ha permesso, di concerto con FIFPro, che i calciatori appartenenti a squadre russe o ucraine possono liberarsi, o meglio sospendere i propri contratti in essere fino al 30 giugno 2022. Raggiunta quella data dovranno fare ritorno alla base, fino a che non saranno prese nuove decisioni a riguardo.
Si è alzato un gran polverone, perché nonostante i due campionati in questione non figurino fra i top 5 mondiali, restano comunque palcoscenico di squadre, tipo Shakhtar e Zenit, piene zeppe di talenti che farebbero comodo un po’ a tutti in giro per l’Europa.

Si è cominciata a fare la conta dei prospetti. Chi potrebbe fare al caso di chi? Chi potrebbe cambiare le sorti di una squadra?
Dieci nomi su tutti: Malcom (esterno offensivo, Zenit San Pietroburgo), Claudinho (trequartista, Zenit San Pietroburgo), Wendel (mediano, Zenit San Pietroburgo), Douglas Santos (terzino sinistro, Zenit San Pietroburgo), Yuri Alberto (punta, Zenit San Pietroburgo), David Neres (esterno destro, Shakhtar Donetsk), Tete (Esterno destro, Shakhtar Donetsk), Marlon (difensore centrale, Shakhtar Donetsk), Marcos Antonio (centrocampista centrale, Shakhtar Donetsk), Alan Patrick (centrocampista centrale, Shakhtar Donetsk).

Voci di corridoio danno già la Juve forte su Marcos Antonio, centrocampista brasiliano classe 2000, e l’Atalanta sul suo compagno di squadra Fernando, attaccante di Belo Horizonte. I bianconeri puntellerebbero una mediana incerottata e la Dea porterebbe qualche chilo lì dove mancano quelli di Zapata.
Ma cosa potrebbe fare il Napoli? Niente al momento. Perché se è vero che dal 10 marzo fino al 7 aprile, si aprirà la finestra che permetterà di accogliere i giocatori su citati, ed è vero che ogni squadra potrà tesserare fino a due calciatori, grazie alla Lega che permetterà di modificare la lista dei 25, è vero anche che non sembrano esserci deroghe sugli slot extracomunitari. Gli azzurri non hanno un posto vacante.

Gran bel problema, fino a che non accada qualcosa. FIFA e FIFpro potrebbero ripensarci e spingere le federazioni a rivedere le proprie norme dato il contesto storico e la necessità di venire incontro a centinaia di professionisti in cerca di una sistemazione sicura. E, allora, ecco che si potrebbe tornare sul mercato e magari puntare su Malcom Filipe Silva de Oliveira, il nome perfetto per rinforzare la banda Spalletti. Se il Napoli attuale ha dei problemi, evidenti, uno di questi è la scarsa vena creativa degli esterni che non riescono a sfruttare gli spazi aperti da Osimhen, né tantomeno associarsi con lui servendogli occasioni gol. La soluzione potrebbe essere in quel nome che più brasiliano non si può.
Ma chi è Malcom?

I più informati si ricorderanno di lui per la querelle di mercato che lo vide protagonista nel mercato estivo 2018. Malcom, di proprietà del Bordeaux, era praticamente un nuovo giocatore della Roma, la nuova freccia dell’arco Di Francesco. I giallorossi, in quei giorni, ufficializzarono sui propri canali social l’acquisto, perché forti di un accordo con la società che ne deteneva il cartellino. Il brasiliano, però, in quelle stesse ore dialogava e fu sedotto dal Barcellona che inondò la Garonne con 41 milioni liquidi, liquidi. Caso diplomatico sfiorato e nuovo colpo blaugrana, con tanto di beffa per Pallotta.

Ai meno informati, invece, dobbiamo una panoramica. È la prima indicazione non può non far riferimento alla corsa all’oro che si è scatenata qualche anno fa. Anzi, una corsa, al nuovo Neymar che si era sicuri sarebbe stato colto nella fioritura del ’97 verdeoro. I papabili, sradicati dalla propria terra d’origine, per essere trapiantati nel Vecchio Continente, proprio come O’Ney, furono, all’epoca, Gerson (Roma), Gabriel Barbosa (Inter), Kennedy (Chelsea) e Gabriel Jesus (Manchester City). Non ci prese nessuno, tranne forse il Bordeaux, almeno sembrava. Da quelle parti hanno sempre avuto l’occhio lungo con le annate, e il ’97 Malcom Filipe Silva de Oliveira, che militava nello Sport Club Corinthians Paulista, prometteva fruttuosi brindisi.

Il ragazzo viene acquistato nel gennaio del 2016, per 5 milioni di euro. In Francia, trova fin da subito minutaggio continuo e mette in mostra tutte le sue migliori doti. Innanzitutto, non è un dribblomane, e questa di per sé non è una cattiva notizia quando si parla di brasiliani. È innamorato del pallone, ci mancherebbe, ma ha una mentalità europea, sa che relazionandosi con i compagni e facendo correre la sfera può arrivare più lontano che trascinandosela tutto campo.
Mentre tutti lo paragonano a Douglas Costa, lui si comporta in maniera opposta, è piccolo (171 centimetri per 65 chili), ha il baricentro piuttosto basso, ma non ha l’esplosività sui primi passi o la velocità in campo aperto del connazionale. I dribbling gli riescono, e anche bene, ma sono solo estrema ratio.

La sua dote migliora è la capacita associativa, dialoga nello stretto con i compagni che è una meraviglia. Il suo sinistro è pulito come un pavimento lavato con candeggina e gli permette un primo controllo di primo ordine che è mixato con un’elevata comprensione dei movimenti senza palla. Neymar lo ricorda per un solo particolare: quando taglia dall’esterno all’interno, sa usare i compagni come sponda, per fiondarsi come una saetta verso l’area. Malcom brilla quando è all’interno del sistema, l’anarchia non gli dona.
Nonostante nato sotto la stella di un’ala brasileira, si comporta come se fosse del segno del 10, un regista aggiunto, con una grande visione di gioco, sia nel lungo che nel corto. Non rompe gli schemi, crea.

Dopo una crescita graduale in Francia, in due anni e mezzo in cui colleziona 96 presenze, 23 gol e 16 assist, su di lui si accendono i riflettori delle grandi europee. Ci prova la Roma ad assicuraselo, come abbiamo detto in precedenza, ma finisce in maglia blaugrana, sotto assegno di 41 milioni di euro.
È una scelta che non è giusta come quella fatta nel lasciare il Brasile per un club di mezza classifica. Malcom non è ancora pronto, non tanto per la Liga, o per una questione di maturità calcistica, bensì per giocarsi lo spazio con giocatori del calibro di Messi e Dembélé. La fascia sinistra del Barça è intasata come la Circumvesuviana in estate. Nella città di Gaudi fa fatica a trovare la tela sulla quale esprimere il suo talento, tra uno stiramento al legamento, una caviglia slogata e un certo ostracismo di Valverde, al suo primo anno colleziona la miseria di 24 presenze (poche da titolare), 4 gol e 2 assist. Ben presto capisce di aver fatto il passo più lungo della gamba e la stessa società spagnola si rende conto che non c’è posto a sedere per lui in quella porzione di campo. In estate piomba su di lui lo Zenit che se lo assicura per 40 milioni.

In un campionato meno competitivo la speranza è che possa ritornare sui binari intrapresi a Bordeaux, e completare il suo percorso di crescita. Al primo anno, però, in mezzo alle rotaie pesca un’infortunio all’anca che lo rallenta come un Frecciarossa in accumulo di ritardo. Scende in campo solo 15 volte, mostrando comunque un’impatto decisivo sulle sorti del club russo con 4 gol e 3 assist. Si rimette in carreggiata nella stagione successiva, nonostante uno stiramento al collaterale gli ricordi che sul mar Baltico non ha trovato certo fortuna: 25 presenze, 3 gol e 4 assist gli valgono il secondo titolo russo e la seconda supercoppa. E durante questa stagione che riesce finalmente a scrollarsi di dosso le noie fisiche e a prendersi il minutaggio che merita, cosi la centralità nel progetto tattico di Semak, che lo vede ala sinistra in un 3-4-3, con una punta di peso a fargli da terminale. È nella continuità che trova la chiave per riattivare la finalizzazione dei suoi deficit. L’efficacia dei suoi dribbling aumenta in percentuale, così come la precisione dei suoi tiri da fuori e dei passaggi decisivi. A metà stagione colleziona un parziale di presenze già uguale alle totali dell’anno precedente e con 5 reti e 7 assist risulta il secondo giocatore più determinante della squadra, proprio dietro a Dzyuba, la sua spalla preferita, fino all’interruzione del campionato (lo scorso 7 marzo) che sigilla con una rete contro l’UFA.

Interruzione che probabilmente potrebbe portare, appunto, ad un suo arrivederci alla Russia e al terzo approdo nel calcio che conta. In lui tante squadre e tanti ds hanno visto sempre il meglio del calcio brasiliano ed è difficile credere che si sbagliassero tutti. Malcom è un giocatore capace di esaltare ogni sistema nel quale è calato, così come i propri compagni di reparto. È un’ala atipica, poco incline a fare del suo calcio una continua ricerca di estro e uno contro uno, più vicino alla concezione di gioco posizionale che attraverso movimenti e correttezza tecnica può portare a conquista di campo e occasioni. In un Napoli che, come abbiamo detto, fa fatica a vivere dei bonus dei propri esterni, così come a dialogare con Osimhen, a volte corpo davvero estraneo e lontano dai suoi compagni, il brasiliano sarebbe un giocatore giusto.
Un giocatore tecnicamente e tatticamente pronto al concetto Spalletti e, probabilmente, spacca partite e spacca campionato, con salute e Lega Serie A permettendo. Al Napoli manca il coniglio dal cilindro, e il coniglio in questione può ancora dimostrare di non essere solo un animale da circo, ma l’intero circo.

Napoli, se puoi, prendi Malcom, non te ne pentirai.

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