Al “Maradona” una Juve piena di errori

Allegri

Bisogna dare sempre il giusto peso alle prime due giornate. Che l’antipasto sia buono o cattivo, può dirci poco o nulla sul resto del pranzo. Trentotto giornate significa dover convincere fino al dessert per prendersi la stella.
Una stella che a fine stagione, negli ultimi dieci anni, sapevamo già dove cadere. La Betlemme sarebbe stata la Juve e oggi quasi smarrisce la mancanza di quella conoscenza. 

I bianconeri che arrivano a Napoli non sono gli stessi degli anni passati ma della scorsa stagione si. Sono cambiate le intenzioni, è cambiato il sarto e anche il corpo stesso ma è vestito ancora di confusione e disagio, di tanti piccoli ego che esistono ma non coesistono.
L’ha detto Chiellini a bordocampo guardando i suoi cadere: non è squadra. La Juve non è squadra e non per cattiveria dei singoli, tra i quali in campo si avverte un’estraneità naturale, una distanza personale.

Dall’arrivo di Sarri se n’è fatto sempre un problema tecnico. La solita risposta che verteva sulla mancanza di qualità in mediana, la quale non permetteva di costruire un gioco, è finita per non bastare più con Pirlo, ha inglobato anche il peso di Ronaldo sui compagni per avere più senso.
Senso che, fortunatamente, ha perso completamente dopo la sconfitta con l’Empoli.
Era forte la Juve del Comandante, quella di Pirlo, lo è quella di Allegri, ha solo delle difficoltà apparse dal 2019 in poi, con la lenta migrazione e allontanamento dei senatori (Barzagli, Mandzukic, Matuidi, Khedira, Pjanic, Buffon).

Non c’è più famiglia e senza quella è difficile che ci sia una squadra. Allegri ha l’arduo compito di insegnare l’appartenenza a tanti ragazzi di una generazione che non ha confidenza con essa.

Non basterà il pragmatismo. Quello servirà per trovare soluzioni al dopo Ronaldo. Soluzioni che, tra l’altro, non abbiamo ancora visto in queste due giornate. La Juve che arriva a Napoli è una squadra che corre, ma a correre sono bravi tutti. Corre molto a vuoto, lo fa bene quando lo fa con Chiesa. Non è attenta quando lo fa all’indietro, non lo è quando si posiziona bassa. Ha potenza quando si libera, ma non riesce ad incanalarla. Fatica a trovare il punto di riferimento. Lo rintraccia in Dybala, quando questo non finisce per smarrirsi da solo. Manca soprattuto di ordine ed essenzialità, ma queste sono le carte di Locatelli.

Spalletti li becca nel momento migliore, nel momento dei tanti errori da correggere. Errori che non puoi permetterti contro Osimhen, ad esempio.
Errori di formazione, che per quanto bravo Allegri, saranno difficili da evitare con la situazione sudamericani, ma questo è un problema per tutti.
Errori di cui la Juve è piena e ai quali non può aggiungerne altri, come cadere ancora: diventerebbe assai difficile alzare la china, avvicinare spiriti soli.

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