Che fine hanno fatto gli undici del Napoli 1989/1990?

Che fine hanno fatto gli undici del Napoli 1989/1990?

© “BARONI” – FOTO MOSCA

Per la rubrica “che fine hanno fatto”, parliamo della stagione 89/90.
Nessun tifoso del Napoli può dimenticare la data, poiché nonostante sia stato l’anno più controverso di Diego Armando Maradona, fu l’anno dello Scudetto.

La società azzurra, in un campionato dove si assegnano ancora 2 punti per ogni vittoria ed 1 per il pareggio, totalizza un punteggio di 51 e stacca di due lunghezze il Milan di Sacchi, riuscendo a strappare il titolo iridato proprio nelle ultime giornate.
Per l’appunto fu proprio la famosissima “fatal Verona” a consegnare lo scudetto al Napoli. Era la seconda volta che i rossoneri cadevano fuori casa all’ultima giornata, e regalando così il campionato agli avversari. Infatti, era già successo nel 1973 sotto la guida di Nereo Rocco, e poi proprio nel 90’ in favore dei partenopei.

Ripercorrendo il cammino azzurro, la strada è stata tutt’altro che in discesa. Travagliata è il termine giusto. In quell’anno lo storico tecnico Ottavio Bianchi viene esonerato in favore di Albertino Bigon. La querelle è sopratutto con i sudamericani, si perché in realtà non furono demeriti sportivi ad allontanare il primo allenatore a conseguire un titolo nazionale a Napoli, ma bensì un contrasto sempre più evidente con il gruppo capitanato da un certo Maradona. Inizialmente la società azzurra aveva applicato il pugno duro, con l’argentino che sempre più svogliato e con problemi ambientali veniva relegato ai margini della squadra. I risultati tardavano ad arrivare e il dissidio era la mancanza di stato di forma da parte dei giocatori argentini e brasiliani, che avevano disputato fino al termine dell’estate la Copa America.

Con un Napoli allo sbando e con poca qualità di gioco, Ferlaino, amatissimo presidente azzurro, esonera Bianchi e chiama il tecnico che aveva conseguito una storica promozione e poi salvezza con il Cesena in Serie A, a guidare la squadra nella prima decade di settembre.Con la notizia del cambio allenatore, il primo giocatore essere avvistato al Centro sportivo Paradiso, fu proprio Diego Armando Maradona. Palleggiava, faceva giochetti, circa un’ora prima della convocazione, e con un nuovo entusiasmo coinvolse tutti. Quella domenica ci sarebbe stata la Fiorentina, non una qualsiasi, quella di Roby Baggio. Diego fu relegato in panchina, veniva da un periodo non troppo glorioso e con pochi allenamenti, ed ad incantare il San Paolo c’è il Divin Codino.
Gli bastano 9 minuti di gioco, mette a sedere Renica, si presenta davanti Giuliani e viene buttato a terra, rigore e 0-1. Pochi minuti dopo, azione fotocopia: è leggero sulla palla, la corsa è straordinaria e dopo aver risaltato il difensore azzurro, a tu per tu con il portiere, non tira forte, non prova lo scavino, ma gioca con la suola lo mette a sedere ed è 0-2.
Finisce così il primo tempo, ma quello che succede nel secondo è l’emblema della stagione, Il Napoli è capace di rimontare chiunque.

Entra Maradona, e dopo pochi secondi che è in campo stabilisce subito le gerarchie, come un mediano strappa il pallone dai piedi di Baggio, corre sulla fascia sinistra come se fosse un’ala, si accentra e ubriaca chiunque riuscendo a guadagnare un corner. A quel punto è soliloquio napoletano, prima causa l’autogoal di un certo Stefano Pioli, poi imbecca Careca per il 2-2, e infine si procura un rigore. Lo sbaglia! Mettendo un po’ di storia anche lì. “Anche Maradona sbagliò un rigore”, la più celebre frase giustificativa dell’epoca moderna. Ma di certo non si è abbattuto per questo, e all’87esimo fornisce l’assist per Corradini 3-2 e tutti a casa. Fotografia di un Napoli che durante la stagione veniva rimontato e superato da un corazzata rossonera. Ma reso famoso dalla frase “buttati a terra” di Salvatore Carmando, quando Alemao colpito da una monetina a Bergamo, costò agli atalantini lo 0-2 a tavolino.

Ed infine al San Paolo la festa, il 29 aprile 1990 mentre il Milan perde al Bentegodi contro la fatal Verona, il Napoli batte 2-0 la Lazio, scavalcando i rossoneri di 2 punti, che a pari punteggio, per scontri diretti avrebbero vinto il campionato.

La formazione, con un 4-3-1-2, è quella della celebre frase “dei scappati di casa” più Maradona. In realtà i nomi erano importanti e lo sono ancora ad oggi:

  • Giuliano Giuliani; compianto portierone azzurro, dopo aver fatto anche parte della selezione olimpica, non ha mai potuto esprimersi al massimo. Poiché morì nel 1996 a causa del virus HIV.
  • Ciro Ferrara; campione d’Italia ben 7 volte due con il Napoli e 5 con la Juve. Ha vinto anche una Champions nel 96. Dopo aver allenato proprio i bianconeri nel 2009, ha avuto solo esperienze estere, tra cui Whan Zall, squadra militante la seconda divisione cinese. Attualmente commentatore sportivo per Dazn.
  • Marco Baroni; centrale solido e forte di testa. È l’allenatore del Lecce, al quale oltre a farlo risalire in A, disputa anche un campionato al di sopra delle aspettative.
  • Alessandro Renica; per qualcuno molto più forte di Kim. È un allenatore di calcio, molta gavetta nei campionati minori come Eccellenza e Promozione, ad oggi è il tecnico della Grumellese in Serie D.
  • Massimo Crippa; una lunga carriera per l’esterno sinistro che iniziata nel 1981 con il Meda, si allunga fino al 2006 dove termina con il Seregno. Tra l’88 e il 96’ indossa anche la maglia della nazionale italiana per 17 volte. Nel 2010 inizia a lavorare come direttore generale del Renate dove ancora milita.
  • Luca Fusi; dopo lo scudetto con il Napoli una vita nel Torino. Ad oggi è un allenatore delle giovanili, cambiando molte squadre e non avendo tanta fortuna. È al Bellaria Igea Marina in Serie D.
  • Alemao; dopo gli azzurri passò all’Atalanta prima del ritorno in Brasile, dove tutt’ora lavora come scout e osservatore per le nazionali giovanili.
  • Fernando De Napoli; gli azzurri e niente più. Dopo i 6 anni passati Campania, fu acquistato dal Milan dove non ebbe fortuna e collezionò solo 9 presenze in 3 anni. Ritiratosi, diventa coordinatore tecnico delle giovanili dell’Avellino.
  • Careca; ha disputato ben 26 anni di carriera di cui 11 in nazionale. Si è ritirato nel 2004 dopo aver concluso il campionato di Serie B brasiliano con il Campinas. È un commentatore per Mediaset Premium oltre che procuratore.
  • Andrea Carnevale; ottimo attaccante, titolare anche nella nazionale, dopo il ritiro si è dedicato prima alla vita politica, vincendo elezioni europee, candidatosi con gli UDEUR raccoglie 4.200 preferenze. Nel 2003 finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. Ad oggi è un dirigente ed osservatore dell’Udinese.
  • DIEGO ARMANDO MARADONA; eterno Dio del calcio, amato dai tifosi napoletani, argentini e non solo. Storicamente ha rivoluzionato, con il suo dribbling e le sue giocate illuminati, il calcio. Dal Boca Juniors al Barcellona, dal Napoli al Boca Juniors, passando per i due mondiali vinti dall’Argentina, è considerato il giocatore più forte di tutti i tempi. Morto prematuramente all’età di 60 anni, attualmente lo stadio del Napoli ha preso il suo nome.

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