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Un calcio alle palle – Così proprio non Var

juve salernitana

Aia, Aia, così non Va(r)

Lo so, è fin troppo semplice tirare fuori un titolo così e sparare sulla croce col fischietto. Ma in che altro modo potrei mai esordire?! Dall’introduzione della tecnologia nel calcio, ogni anno, puntuale come il treno per Hogwarts sul binario 9 e 3/4, un caso eclatante, e ingiustificabile, fa volare gli stracci. Promesse e programmi. Implementazioni di mezzi e fondi. Discussioni sul fuorigioco semiautomatico. E poi cosa succede? Si valuta con immagini parziali. Ma per tutte le palle calciate! Sono puntate sul campo centinaia di migliaia di euro di telecamere, e l’immagine che viene fornita in sala Var non è integrale? Incredibile. L’AIA ha confermato che Banti non ha potuto visionare il video con inquadratura ampia. Un po’ come se un capitano portasse a incagliare il proprio vascello su una secca e poi si giustificasse con l’equipaggio dicendo: “Perdonatemi, uomini, ma alla mia bussola manca l’ovest”. Verrebbe cotto a fuoco lento dalla sua ciurma. Invece, dopo le scuse formali, una giustificazione insensata e il “peso specifico”, non eccessivo, della partita in sé, il Gattopardo torna nel proprio ufficio, così, fischiettando e bofonchiando tra sé e sé: “Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”.

Ah, ci sarebbe poi, volendo, anche la partita in cui questo episodio ha eclissato il resto. Allegri aveva paura della Salernitana di Nicola. Lo ha detto, alcuni lo hanno criticato, ma aveva ragione. E badate bene, l’averci visto giusto non è un punto a favore delle qualità veggenti del tecnico livornese. Anzi, una squadra come la Juve non dovrebbe temere nessuno. Scendere in campo e, con tutto il rispetto del mondo, spazzare via una “provinciale”. Questo è il minimo che si chiede a una big che vuole giocare per ogni obiettivo. Invece, neppure lo spettro della rimonta avrebbe consegnato il giusto risultato al campionato. Nicola ha dato battaglia, Allegri ha retto botta. Ricordiamo che Mourinho, alla prima giornata, contro i granata, lottando i 3 punti li ha portati a casa. Adesso, non resta che vedere cosa accadrà contro il Benfica, crocevia “Maximo” di questa stagione bianconera. Non lo dico io, ma Max.

Spalletti VS Auriemma: Round 1

Sulla conclusione della conferenza stampa di Luciano Spalletti, alla vigilia di Napoli-Spezia, si leva una voce tra i giornalisti. “Piacere, è la prima volta che viene”, esordisce il tecnico toscano. Già si sente odore di bruciato. Il mister parte all’attacco. Evidentemente, quel sassolino nella scarpa non era tanto “ino”. Cambia l’intonazione. Luciano si fa inquisitorio, e incalza il padrone di quella voce, che, poi, verrà fuori essere Raffaele Auriemma. Oh, ecco lo “Spallettone” che ricordavamo a Roma e a San Pietroburgo. Quando qualcosa rischia di interferire con il suo lavoro, esplode la santa barbara. Meglio prima, che poi. E così, parte l’accusa del mister verso il giornalista di aver diffuso rumors che vedrebbero parte dello spogliatoio contro il tecnico. Sostiene esserci addirittura un audio delle affermazioni di Auriemma. Questi tenta di difendersi, citando il letterale. Alla fine, dopo aver incrociato le lame per qualche minuto, ed essersi graffiati a vicenda, la polemica sembra sgonfiarsi.

La sensazione, tuttavia, rimane quella di aver assistito a un primo round, conclusosi solo al suono del gong. È stato più volte sottolineato, anche dallo stesso Spalletti, che spesso, in città come Roma o Napoli, parte del giornalismo non lavori in modo perfettamente neutrale. Che sia per il troppo amore, per legami personali a certi ambienti, per simpatie o antipatie, o chissà che altro, succede che qualcuno invada la sfera lavorativa di un professionista come l’allenatore, deputato a un ruolo delicatissimo: mantenere un gruppo in equilibrio tra tensione e spensieratezza. Quindi, per il bene di tutti, che ognuno faccia il proprio lavoro. Ma sono consapevole della realtà, ed è un’utopica speranza la mia. Intanto, agli angoli, i due si asciugano il sudore, si stringono i guantoni e attendono frementi il round 2.

Leao meravigliao, sorride e dice ciao (Napoli)!

Rafael Leao è così. Prendere o lasciare. A volte pare svogliato come un leone che dorme, sazio, sotto un albero nella savana. Altre, veste i panni del predatore e, come un felino, aggredisce, graffia, morde e, infine, uccide. Qualche anno fa il cucciolo doveva crescere e imparare a cacciare, ma non c’erano maestri. Poi, è arrivato “Mufasa” Ibrahimovic e, lentamente, ma costantemente, ha assorbito mentalità, tecnica, esperienza. Oggi è il capobranco tecnico del Milan, uomo da valore a tre cifre, nonché MVP dell’ultimo campionato a tinte rossonere. Quindi, direi prendere. Assolutamente prendere. Anche quando potrà capitare di lasciare i propri compagni in 10, come accaduto sabato sera con la Sampdoria, non si può non apprezzare Rafa. Gioca e sorride, così come faceva Ronaldinho. La gioia dei fuoriclasse non conosce il colore dei cartellini.

Se deve provare una giocata in rovesciata per la sua felicità e quella dei tifosi, che pagano esattamente per vedere questo, Leao non ha dubbi sul da farsi, agisce d’istinto, così come noi respiriamo. E se colpire per sbaglio un difensore, tanto coraggioso da metterci la testa, provoca la seconda ammonizione, e la conseguente espulsione del portoghese, io lo prendo comunque, così com’è. Anche se non ci sarà, causa squalifica, per il partitone con il Napoli del prossimo turno, lasciando il peso dello scontro diretto ai suoi compagni, io lo prendo comunque, così com’è. Un funambolo che gioca sorridendo e resta in campo dopo il rosso, non per protestare, ma per sincerarsi delle condizioni del difensore abbattuto, io lo prendo comunque, così com’è. Quindi, in sostanza, a prescindere da come terminerà Milan-Napoli, dai se e dai ma, io, Rafael Leao, lo prendo comunque, così com’è.

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