Osimhen, prima di twittare pensa!

Osimhen

©️ “OSIMHEN” – FOTO MOSCA

I social media offrono ai calciatori una piattaforma estremamente utile e accessibile per connettersi con la famiglia e gli amici, interagire positivamente con i supporters, promuovere la propria carriera e il proprio club, ma anche per condividere le proprie vite e il proprio sviluppo come persone fuori dal campo.

Ciò nonostante, ci sono diversi svantaggi nell’utilizzo dei social media, sia come persona che come calciatore professionista. La pubblicazione di contenuti offensivi o inappropriati può screditare il tuo club o il gioco del calcio, danneggiare la tua reputazione e comportare sanzioni. Ci sono anche accuse penali che possono derivare dalla pubblicazione di contenuti sui social media.

Gli atleti sono regolarmente esposti a quelli che gli inglesi chiamano “cyber abuse”, chiamati anche abusi informatici sui social media. Questo è diventato un grattacapo sempre più complesso e prevalente tra i calciatori di tutto il mondo giacché potrebbe causare problemi di salute mentale.

Social media e calciatori: il caso Osimhen

Tra questi, Victor Osimhen, nell’occhio del ciclone dal suo arrivo a Napoli per il suo utilizzo dei social piuttosto inconvenzionale. Il nigeriano è molto attivo su Twitter dove spesso cade nelle provocazioni dei tifosi di altre squadre. Un esempio è stato lo scontro online con un supporter della Juventus: a questo tifoso bianconero, che ne aveva messo in evidenza l’abitudine di dedicarsi ai tweet, Osimhen ha risposto per le rime usando termini abbastanza forti: “Proprio come tuo padre ha sprecato il suo sp**** dando alla luce uno st****o come te “.

Non tutti però apprezzano l’atteggiamento e la leggerezza del centravanti azzurro, che pubblica anche frequentemente dei non-sense nel suo slang (un misto di inglese “alla nigeriana”), spesso difficilmente comprensibili per i followers italiani e napoletani in particolare. E così fra qualche incomprensione e alcuni fans poco tolleranti agli scherzi social di Victor sono nate ulteriori diatribe. “L’uso che fai dei social media di recente è diventato allarmante – si legge in un tweet – Dovresti usare il tuo tempo in modo più produttivo”. Il 23enne attaccante non ci ha pensato due volte e gli ha subito risposto per le rime: “Sulla mia pagina posso postare quello che mi piace, se non ti piace bloccami!!! Posto ciò che mi rende felice senza insultare nessuno, so che non piaccio a tutti e questo è un bene, ma una cosa che non tollero è venire sulla mia pagina per dire stronz*** (ti insulterò anche io)”.

O ancora, per citare un’altra replica: “Sei un grande sciocco, perché non mi denunci alla polizia?” Aggiungendo però un inequivocabile dito medio. La qual cosa ha scatenato ulteriormente le polemiche e sono oltre 172 mila quelli che seguono su Twitter il calciatore del Napoli.

La libertà di parola e di espressione è considerata, nel mondo moderno, un concetto basilare nelle democrazie liberali. Ciò non toglie che bisogna avere la piena percezione di quanto un semplice post possa impattare positivamente o negativamente i propri followers, incluso tanti ragazzi che prendono come esempio i propri beniamini. Per questo conta molto il grado di consapevolezza che un calciatore come Victor ha bisogno di accrescere, magari moderando il linguaggio e i termini.

Il “Signore” della fascia sinistra

Se da un lato c’è chi come il nigeriano non riesce a placare i suoi impulsi, a volte eccessivi, dall’altro c’è chi come Faouzi Ghoulam dà sfoggio della sua classe anche sui social. Il terzino azzurro risponde su Twitter alle offese di un tifoso: “Quanto mi stai sul c***o mummia di merda”.

L’algerino non si scompone e replica con il sorriso: “Tutta questa cattiveria stai tranquillo e rilassati”, con le emoji che lasciano intendere la vena ironica del terzino.

La gentilezza di Ghoulam è evidente, dai gesti verso chi ne ha più bisogno, dalle parole quando la squadra è in difficoltà, ma anche da come risponde a certe provocazioni. Recentemente, un altro utente ha menzionato in un post il terzino scrivendo: “Ghoulam altri 90′ e si rompe il terzo crociato, quello artificiale “. La risposta del giocatore è stata semplice e pacata: “Speriamo di no “.

Esiste il rischio che, nel lungo periodo, i calciatori si stanchino dei social?

Le ragioni che hanno spinto molti calciatori a chiudere i loro account, o quantomeno a iniziare seriamente a riflettere se compiere un sofferto passo indietro, sono molteplici, ma tutte riconducibili al barrage, il bombardamento mediatico causato dalla valanga di commenti ricevuti: insulti di carattere razzista, ma anche episodi minori come errori sotto porta e brutte performance difensive, o sfoghi per partite perse al fantacalcio o schedine buttate al vento. La lista di coloro che hanno dovuto prendere una pausa dai social network è già sostanziosa: tra questi vi è Andrea Petagna, scomparso da Instagram dal 17 aprile 2021, probabilmente per i troppi commenti negativi.

Insomma, per i calciatori i social network sono diventati un odio et amo, un’arma a doppio taglio: si rivelano molto complicati da gestire quotidianamente per le tante spiacevoli conseguenze, ma se utilizzati adeguatamente possono essere dei mezzi molto utili per mandare messaggi positivi. Ad oggi i leoni da tastiera e gli episodi di violenza verbale sui social vanno anche al di fuori del mondo dello sport, pertanto, gli atleti hanno l’obbligo e il dovere di fare di questi media “un’arma di difesa” contro le prepotenze virtuali che molte persone subiscono.

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