Sportdelsud del mondo: Cherif Karamoko

Sportdelsud del mondo: Cherif Karamoko

“Sportdelsud del mondo è nato per annullare le distanze, e cambiare il flusso nel quale lo sport del sud nuota. Non solo il sud d’Italia, ma può esserlo di Francia, d’Europa, d’America, del mondo.”

Non appena sentii nominare questa nuova rubrica, immediatamente, mi sovvenne il titolo di un libro che lessi qualche mese fa ma che è rimasto ben impresso nella mia memoria. Il romanzo in questione si intitola “Salvati tu che hai un sogno” e narra la toccante storia di Cherif Karamoko.

Salvati tu che hai un sogno

Il ragazzo classe 2000 proviene da Nzérékoré, sud della Guinea, e sin da bambino coltiva la grande passione per il calcio, ma giocava soltanto per strada o nei campetti di terra assieme agli amici. In sei anni la sua esistenza è stata sconvolta più volte: il padre ucciso in salotto dalle milizie cristiane, la mamma portata via dall’Ebola, il primo viaggio di nove mesi in mano ai trafficanti di uomini per raggiungere il fratello scappato in Libia dopo aver vendicato il genitore fatto di torture, estorsioni, ricatti: vita al limite.

Nella primavera del 2017, Cherif e suo fratello salpano per l’Europa. “Il nostro barcone avrebbe potuto ospitare al massimo 60 persone, ma eravamo 143. Ci dissero che in una scatola, in caso di problemi, c’erano i giubbotti di salvataggio. Dopo 5 ore dalla partenza ha iniziato ad entrare acqua, il barcone stava affondando e si è creata la calca per accaparrarsi un salvagente. Ce n’erano pochissimi, altro che 143. Mio fratello riuscì a prenderne uno e me lo diede. Non dimenticherò le sue parole: “Non devi preoccuparti per me. Devi salvarti tu, che hai un sogno.” Da lì si risvegliò in ospedale in Calabria, chiese del fratello, ma non c’era più.

Dopo quattro mesi venne trasferito al centro profughi di Battaglia Terme, dove iniziò a imparare l’italiano ed andare a scuola. Lì organizzarono un torneo tra profughi e fu nominato miglior giocatore, così una collaboratrice del centro si mise in contatto con varie squadre per ottenere un provino, ma ritenevano che fosse molto difficile inserirlo, visto che non aveva mai giocato in nessuna squadra. Dopo svariati tentativi, ottenne un allenamento di prova. A fine allenamento mister Centurioni disse che sarebbe potuto tornare. “Per otto mesi non ho potuto giocare, mi sono solo allenato. Ho esordito in Primavera contro il Parma a febbraio. È stata un’emozione enorme”.

L’esordio in Serie B

“Quando mi hanno detto che ero convocato sono tornato a casa e ho pianto. Ho giocato solo un minuto ma non lo scorderò mai. Il Padova mi ha accolto in maniera meravigliosa, la città è splendida e non ho mai avuto problemi”.

Sei anni di una storia incredibile e tutta vera, un racconto emblematico che aiuta a comprendere l’apocalisse che molte persone e interi popoli, non solo del continente africano, stanno vivendo in questi decenni oscuri. Quando la tua comunità esplode ci vogliono fortuna, coraggio e forza per poter sopravvivere, ma soprattutto chi ha un sogno forse ha uno stimolo in più per cercare di dare una nuova forma al suo mondo. Ed è proprio quello che ha avuto Cherif che, da sempre, ha inseguito quel sogno che sembrava così utopistico e irrealizzabile, ma che non ha mai smesso di rincorrere.

In fondo però lui ci ha sempre creduto, dentro di sé sapeva che il calcio fosse il suo destino, quando gli chiedevano quale fossero i suoi piani per il futuro, egli rispondeva prontamente: “Fare il calciatore”. Anche quando tutto sembrava buio, il desiderio di poter un giorno diventare giocatore rappresentava il suo spiraglio di luce. Un ragazzo che è riuscito a coronare il suo sogno grazie ad una immensa forza di volontà e ad una determinazione che dovrebbero essere fonte di ispirazione per tante altre persone.

Karamoko si è reso disponibile a rilasciare alcune dichiarazioni per Sport del Sud.

Nel libro citi molti calciatori (Mané, Salah, Del Piero) se dovessi sceglierne uno come tua fonte di ispirazione chi sceglieresti e perché?

“Adesso che ho scoperto il mio ruolo in campo mi ispiro principalmente a due calciatori: Nicolò Barella e N’Golo Kanté”.

Secondo te quale è l’aspetto migliore di essere un calciatore?

La mentalità positiva. Saper comprendere la realtà e non dimenticarsi degli aspetti utili”.

Quale consiglio daresti ai giovani che, come te, hanno un sogno”?

“L’unico consiglio che posso dare ai giovani è quello di credere in sé stessi anche quando nessuno lo fa. I sogni non si fanno soltanto dormendo durante la notte”.

Quale è la gara che ricordi di più piacere della tua carriera e perché?

“Senza dubbio, il giorno in cui ho esordito in Serie B”.

Nel libro, Cherif descrive così quell’attimo indimenticabile: “Sono pronto. Esco per il riscaldamento, e mi manca il respiro. Tribune piene, i tamburi dei tifosi, i ragazzini a bordo campo che prendono i palloni quando escono, nessuno ha mai raccolto un pallone per me. C’è gente che ha pagato per vedere una partita in cui gioco io. Mi arriva il primo passaggio rasoterra durante il riscaldamento e lo ripasso di lato. Mi viene spontaneo, giocare a calcio mi è sempre venuto spontaneo. E ora ci so giocare bene, tanto bene da essere qui. E sorrido”.

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