Doppio fallo

djokovic australian open

Non c’è nulla e nessuno imbattibile. Anche questo racconta la disdicevole vicenda di un potente della Terra (non sembri un’iperbole) che esce malconcio dalla ribalta di dove s’è affacciato mille volte, ad ogni conquista degli ambitissimi Slam, per rispondere agli entusiastici ‘like’ dello sconfinato popolo di amanti del tennis. Il più accreditato ‘ribattitore’ del circuito non ha saputo e potuto rispondere alla ‘battuta’ del governo australiano, che ha vinto nettamente la sfida con Djokovic estraneo alle sacrosante misure di sicurezza anticovid, condizione ineludibile per accede ai court di Melbourne, dove avrebbe garantito plusvalore ai prestigiosi Australian Open.

Il number one mondiale dello sport si colloca in vetta alla lista dei giocatori più ricchi del mondo, con un patrimonio di 275 milioni di Dollari (tra premi, sponsorizzazioni e investimenti), ma ha rivelato un’insospettata fragilità, molto probabilmente violata da pessimi consiglieri del suo seguito, non disposti a non rinunciare a un’altra fetta della sontuosa torta destinata al tennista serbo per ripagare la sua attrattiva presenza al torneo. Difficile: non è ancora il tempo richiesto dall’ingarbugliata vicenda per accertare se del ‘doppio fallo’ di Nole è responsabile la spocchiosa presupponenza del No Vax, di sconsiderato negazionista, o se è peccato poco più che veniale aver riposto fiducia nel potere dell’importante torneo, che potrebbe avergli garantito l’impunità, anche se non vaccinato.

Di sicuro c’è il suo danno inestimabile, conseguenza dell’espulsione. Se sarà confermato lo stop di tre anni dell’attività agonistica, Djokovic tornerebbe in campo avendo compiuto 37 anni e non è detto che sia sportivamente longevo come il quarantenne Federer. La vulnerabilità del fenomenale Superman del tennis non è solo un vulnus personale. Se connesso a casi di doping (Maria Sharapova ha pagato con una lunga sospensione e in pratica con il tramonto di una fantastica carriera, Nadal ne sa qualcosa), di risultati ‘truccati’, di domiciliazioni offshore per ridurre gli oneri fiscali, il tentativo del serbo di ‘fregarsene’ della sicurezza propria e altrui, conferma che non c’è nulla, neppure nello sport, esente da comportamenti a dire poco ‘opachi’.

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