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Cosa rischia la Juve: analogie tra calciopoli e indagine Prisma

Cosa rischia la Juve: analogie tra calciopoli e indagine Prisma

Calciopoli, 2006

Nel 2006 la Juventus, con Milan, Lazio e Fiorentina nel primo filone, Reggina ed Arezzo nel secondo, fu coinvolta in uno scandalo chiamato “Calciopoli”. L’accusa, che partì dalla giustizia ordinaria attraverso la procura di Napoli, scatenò un effetto domino che, inevitabilmente, attivò la giustizia sportiva. 

In realtà, la causa fu archiviata per l’inesistenza di situazioni penalmente rilevanti poiché, il procuratore del caso, Raffaele Guariniello, era incentrato sul calcioscommesse. Seguiva i fatti per captare la possibilità di coinvolgimento delle squadre sopracitate in eventuali brogli al fine di frodare le agenzie di scommesse. I capi d’imputazione penali caddero, poiché non ci fu collegamento tra i reati e il beneficio degli stessi, in quanto i dirigenti delle varie società non avevano come fine ultimo il ritorno economico o la truffa, ma semplicemente cercavano di trarre vantaggio sportivo. 

Inevitabilmente, la FIGC prese in mano gli atti, e attraverso la giustizia sportiva iniziò ad emettere sanzioni per le squadre coinvolte. Tutto emerse grazie a delle intercettazioni tra l’ex designatore arbitrale Pairetto e Moggi, direttore generale della Juventus. Quest’ultimo metteva pressione affinché gli arbitri, citando testuali parole: “Non mettessero in difficoltà una squadra che deve vincere la Champions”. L’ex dirigente bianconero avrebbe fatto concussione, poiché era inaccettabile che non ci fosse un occhio di riguardo per una società che portava avanti il nome dell’Italia. Venne reso noto che la procura di Napoli aveva iscritto nel registro indagati ben 41 tra dirigenti di club, arbitri e presidenti di leghe. Molti affermarono che utilizzavano determinati atteggiamenti per difendersi da una pratica comune. Ovvero, se gran parte dei dirigenti sportivi era solito trattare con arbitri e e direttori, era necessario, affinché non si subisse un’ingiustizia, usare la stessa arma. Tra le intercettazione, infine, emerse un ultimo dato che scandalizzò l’opinione pubblica: Carraro presidente della FIGC era, non solo consapevole, ma addirittura partecipe di questa associazione a delinquere. 

Dell’anno 2004-05 furono ben 19 le partite sotto inchiesta, il capo dell’ufficio indagini della FIGC, Francesco Borrelli, consegnò l’esito dell’inchiesta al procurato federale Stefano Palazzi. La Juventus fu la società più colpita, poiché fu accusata di aver dato inizio a questo effetto domino e di aver imbrogliato campionati e condotto altre società a falsarle. Retrocessione in Serie B con 30 punti di penalizzazione. Milan, Lazio, Fiorentina, Reggina ed Arezzo ebbero penalizzazioni nella loro categoria. Moggi fu radiato, e deferiti tutti i collaboratori della Gea

La particolarità di questa inchiesta fu la diversificazione di quelle che sarebbero potute essere le varie condanne ai danni delle società coinvolte. I titoli dei giornali, si susseguivano su una vasta gamma di possibili ripercussioni. Dalla radiazione e cancellazione alla semplice multa per ripagare i danni. Dalla retrocessione in Serie C alla revoca degli scudetti. Il resto è storia, sappiamo come è andata, ma il toto-punizione ritorna, terribilmente in questo periodo, come un deja-vu. 

Oggi, invece, l’Indagine Prisma

Ad oggi stiamo vivendo in una situazione analoga, in cui gli illeciti, di cui è accusata la Juventus, possono più o meno aver influito sul campionato. Per quanto la stragrande maggioranza di esperti coinvolti continuano a dichiarare che i danni sono semplicemente rivolti in ambito economico-societario, in realtà gli effetti in campo sportivo sono enormi.

Una società che ha un passivo immane, che ha falsificato i bilanci e truffato attraverso plusvalenze fittizie ha potuto permettersi l’acquisizione di giocatori (del calibro di Cristiano Ronaldo), che inevitabilmente ha consentito al club di essere molto più competitivo di altre, andando così ad alterare, in maniera diversa, i campionati. Se non avessero potuto permettersi il campione portoghese, ad esempio, o chi per lui, questo/i si sarebbero potuti accasare in un’altra formazione rivale, la quale avrebbe potuto sfruttare vantaggi sportivi. 

Stesso discorso sui contratti dei giocatori in essere, in quanto non avendo la disponibilità economica per sostenere determinati accordi, ha creato un giro illecito per soddisfare nello stesso modo i calciatori senza però metterlo a bilancio, andando così a dar vita ad un giro di distrazione economica importante.

Ciò che impazza più di ogni altra cosa, proprio come il 2006, è proprio il toto-sanzioni, cioè le varie previsioni su quelle che possono essere le eventuali ripercussioni sulla società bianconera. Questa volta lasciata da sola nei suoi misfatti.

I cinque capi d’imputazione

  • Manipolazione del mercato;
  • False comunicazioni sociali;
  • Emissione di false fatturazioni;
  • Ostacolo delle funzioni delle attività vigilanti;
  • Aggiotaggio.

Soprattutto quest’ultimo è quello più grave, in quanto è la speculazione a carico degli investitori su crescere o decrescere dei beni finanziari, considerati fittizi viste e considerate le frodi effettuate.

Applicando la legge, la società che in questo modo ha prodotto falso in bilancio, va messa in liquidazione, fatta fallire e, in più deve restituire i soldi agli investitori. Le carte, tra cui l’accordo fraudolento scritto con Ronaldo, prodotte in questi giorni, rappresentano una prova importante contro la Juventus, che ad oggi rischia seriamente la cancellazione.

C’è chi parla di Serie B e chi di radiazione, chi ipotizza solo una multa come previsto dal FFP, infine chi sostiene che essendo un reato non sportivo potrebbe essere assolta senza incappare in nessuna sanzione. La storia ci insegna che prevedere è quasi impossibile, ma che fondamentalmente è ciclica e certe cose non cambiano mai. 

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